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Wall Street, da un anno senza freni

28/02/2017

Alcuni esperti credono che ai livelli attuali raggiunti dal mercato azionario a stelle e strisce possa arrivare uno scossone da qualsiasi catalizzatore. Altri ritengono che non siamo in presenza di una bolla speculativa

L’11 febbraio del 2016, le principali Borse del mondo subivano una forte correzione alimentata da più fronti: il peggioramento dei dati che fotografano l’economia cinese, la sensibile correzione del prezzo del petrolio, i timori per l’arrivo di una nuova fase recessiva negli Usa, i le preoccupazioni per un default di Deutsche Bank.

L’insieme di questi fattori e le attese per un rallentamento degli utili conseguiti dalle aziende Usa,  convinsero molti a ipotizzare che la fase rialzista non avrebbe avuto vita lunga. L’ipotesi trovava fondamento anche nella sostenibilità del trend rialzista sperimentato da Wall Street che, agli inizi del 2016 accumulava una durata tale da renderlo il secondo più lungo della storia dei mercati azionari.

Da quell’11 febbraio le cose sono cambiate. I problemi del sistema finanziario europeo –in particolare in Italia e Germania- hanno allontanato i flussi d’investimento dal Vecchio Continente e riportato il focus sugli Usa. Come se non bastasse, quattro mesi dopo i britannici sorprendevano il mondo intero con l’opzione Brexit. A quel punto, gioco forza, la Borsa Usa ha assunto il ruolo di rifugio preferito dagli invest
itori.
 Infine, a novembre del 2016, le promesse del neo presidente Donald Trump hanno garantito una nuova fornitura di carburante per Wall Street, offrendo nuovo slancio a una macchina che già procedeva a velocità elevata.

Dai minimi toccati nel corso del 2016, il Dow Jones Industrial è cresciuto di oltre il 29%, lo S&P500 del 27% e il Nasdaq più del 25%. Non tutti i settori si sono comportati allo stesso modo. L’indice settoriale che ha realizzato il miglior risultato è quello dei semiconduttori con una rivalutazione del 75%, seguito dal DJ Transportation (+56%), dall’indice IT (+55%), dal materials (+52%) e dall’energy (+50%). Il settore bancario, protagonista del rallie di fine anno, avanza del 47%. Questi risultati hanno portato la valutazione relativa di Wall Street rispetto all’Europa sui massimi degli ultimi 40 anni (dal 2008 la Borsa Usa è cresciuta il 105% più di quelle europee). 

Attualmente, alcuni esperti sostengono che, ai livelli odierni e dopo ben otto anni di rialzi, il mercato Usa potrebbe subire profondi scossoni a causa dei potenziali effetti negativi ascrivibili a un numero elevato di potenziali catalizzatori. Tuttavia, non mancano gli esperti (tra questi Warren Buffet) che propendono per l’assenza di una bolla speculativa. Una spiegazione plausibile di quest’ultima valutazione potrebbe essere basata sul rapporto tra il ratio P/e e la politica economica promessa da Trump.

Nell’ipotesi di un taglio del 15% alle imposte applicate agli utili realizzate dalle società, gli utili netti registrati dalle imprese a stelle e strisce subiranno un’impennata tale da compensare anche le eventuali contrazioni delle vendite in dollari imputabili all’introduzione di misure protezioniste. L’effetto sul ratio P/e sarà indiscutibilmente positivo e produrrà una revisione delle valutazioni degli esperti sullo stato del mercato azionario Usa.

Le attese per l’introduzione di queste misure di politica fiscale hanno costituito uno dei grandi impulsi a favore del rialzo delle quotazioni a Wall Street dopo la vittoria di Donald Trump, lo scorso 9 novembre. Un trionfo dal quale ci si aspettava solo effetti nefasti per le sorti della Borsa Usa e che, al contrario, ha prodotto l’effetto opposto, pilotando Wall Street verso nuovi massimi storici. Il grande interrogativo del momento è se questi incentivi fiscali arriveranno davvero o no.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: usa, borsa, nasdaq, standard and poors
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