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Beneficiare dell’inflazione in modo strategico

06/04/2017

Le pesanti forze deflazioniste che hanno messo in allarme le banche centrali dei paesi industrializzati del mondo sembrano aver allentato la morsa e lasciato spazio al ritorno di un’inflazione moderata e benevola.

Il Vecchio Continente sembra avviato stabilmente a una nuova fase di crescita economica –bassa ma continua- e gli Stati Uniti si sono riportati su ritmi di crescita prossimi alla loro media storica o a quei valori che alcuni economisti definiscono ‘potenziale di crescita’. Nonostante ciò,  in alcuni paesi dell’eurozona gli indici di utilizzazione della capacità produttiva continuano a mantenersi bassi e la domanda permane debole. La combinazione di queste due variabili dovrebbe rappresentare un humus favorevole al mantenimento dell’inflazione su livelli inferiori ai target inflation fissati dalle autorità monetarie.

Nonostante ciò, volgendo lo sguardo oltre i volatili prezzi dell’energia, i rachitici livelli dei tassi d’interesse a breve termine e i giganteschi stimoli monetari senza precedenti, potrebbero generare una nuova fase caratterizzata da tassi d’inflazione superiori alle attese o ai target inflation fissati dalle Banche Centrali. Pertanto, i bond legati all’inflazione costituiscono un asset class interessante nel processo di costruzione di portafogli d’investimento dal profilo strategico.

L’asset class degli inflation linked bond ha beneficiato, a livello globale, di un eccellente comportamento negli ultimi dieci anni, supportato dalla continua crescita delle quotazioni derivante dalla compressione dei tassi d’interesse pilotata dalle banche centrali. Se questo è il quadro generale, vanno fatte delle precisazioni importanti per capire quale sia stata la fonte di tale performance. Una buona parte del rendimento è stata prodotta dai titoli a lunga scadenza emessi da paesi considerati molto affidabili. Il calo dei rendimenti che ha interessato i government bond dei paesi guida (Stati Uniti e Germania) per gli investitori in obbligazioni, ha avuto l’effetto logico di far lievitare le quotazioni delle emissioni aventi duration elevate.

Per gli investitori che intendono destinare a quest’asset class una parte del proprio portafoglio mediante la sottoscrizione di quote di fondi comuni d’investimento o Exchange Traded Funds, riveste un’importanza fondamentale l’analisi della composizione del portafoglio costruito dal gestore o derivante dall’indice preso a riferimento. La duration, l’assegnazione dei titoli per paesi e la gestione delle aspettative d’inflazione sono i fattori da non perdere di vista. Nell’ultimo anno, in termini relativi, la gestione della curva dei tassi e la selezione dei titoli per paese sono state le principali fonti di performance. Al contrario, la gestione della duration e quella delle aspettative d’inflazione hanno avuto un ruolo neutro.

Alcuni esperti credono che quando gli Stati attraversino periodi segnati dalla presenza di livelli molto elevati di debito pubblico, le operazioni di acquisto dei titoli di debito da parte delle Banche Centrali costituiscano il naturale preludio all’arrivo di una fase d’inflazione, vista come l’unica via d’uscita dalla trappola della bassa crescita o dai rischi d’insolvenza degli Stati.

Anche se le aspettative d’inflazione per il prossimo biennio sono state riviste al rialzo perché tutti si aspettano una trend rialzista della dinamica dei prezzi dell’energia, le attuali quotazioni degli inflation linked bond vengono giudicate interessanti se messe a confronto con la media storica dei prezzi registrata negli ultimi dieci anni. In Europa, nei prossimi anni, un impatto significativo sui rendimenti potrebbe arrivare dall’ampio margine di recupero –per ora molto incerto- dei differenziali di rendimento da parte dei paesi (Italia inclusa) più penalizzati dalla crisi del debito dell’eurozona.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: inflazione, bond, target, bce
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