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Titoli di Stato eurozona, salgono i rendimenti nella periferia

02/05/2017

I Bonos spagnoli e i Btp italiani hanno visto lievitare i rendimenti offerti negli ultimi mesi. Il rialzo è addebitabile solo alle tensioni politiche o anticipa le prossima mosse della Banca Centrale Europea?

Nel corso degli ultimi mesi, si è assistito a un movimento di notevole risalita dei rendimenti governativi della cosiddetta periferia di Eurozona (Italia e Spagna in particolare): ad esempio il movimento al rialzo del tasso sui Btp decennali è stato di oltre 100 bp dalla fine di settembre. Tale trend può essere ricondotto a due ordini di ragioni: l’incremento del rischio politico e l’aspettativa di una riduzione degli stimoli della Bce. Per quanto riguarda il primo fattore, inizialmente il referendum italiano e poi il timore per l’esito delle elezioni francesi, sono stati i fattori che più hanno determinato il trend del mercato.

Secondo Luca Franchi, responsabile gestioni obbligazionarie e valutarie di UBI Pramerica Sgr, è’ probabile che gli eventi politici continuino a essere fonte di volatilità e che dopo il voto francese il focus si concentri sulle prossime elezioni politiche in Italia, rendendo il Btp particolarmente vulnerabile. Per questo motivo, dall’estate scorsa il gestore mantiene una posizione sui titoli italiani risulta più cauta che negli ultimi anni. Relativamente al secondo fattore, Franchi crede che la possibilità che la Bce vada lentamente a diminuire il proprio supporto è stato, ed è sicuramente, un altro elemento che ha reso più vulnerabili gli spread della periferia. Il mercato attualmente sconta comunque un “disimpegno della Bce” molto graduale e sta prezzando un tapering vero e proprio dall’inizio del 2018 e la fine del Qe entro la conclusione dello stesso anno. In termini di movimenti sui tassi, la curva europea sconta sostanzialmente un rialzo entro la fine del 2018.

È opportuno fare una distinzione tra l’incremento dei tassi di interesse (misurati ad esempio dai rendimenti del bund) e l’incremento dei premi al rischio dei titoli di Stato periferici. Entrambe le componenti possono seguire un movimento autonomo e possono essere influenzate dalla Bce ed entrambe le componenti hanno registrato un rialzo negli ultimi due trimestri portando in alto i rendimenti dei governativi periferici europei. I rendimenti del bund hanno subito una pressione al rialzo a causa dell’incremento della crescita e dei dati sull’inflazione, così come delle conseguenti aspettative che non manca dunque molto all’inversione di tendenza della Bce, che recederà dalle proprie politiche ultra stimolanti. Inoltre i premi al rischio dei governativi periferici sono aumentati per via delle incertezze politiche e delle prossime elezioni francesi.

Bernhard Urech, gestore del fondo Julius Baer Multibond – Global Inflation Linked Bond di GAM, ritiene che la volatilità rimarrà su entrambe le componenti, ma che la Bce sarà in fine molto cauta e reticente nel rimuovere gli stimoli monetari, monitorando tanto i tassi di interesse quanto gli spread dei periferici. Il contesto ciclico e di inflazione rimane troppo fragile per avviare un tapering simile a quello degli Stati Uniti nel 2013, con un significativo rialzo dei rendimenti reali e un corrispettivo restringimento delle condizioni finanziarie, tra cui premi al rischio più alti per i periferici.

Questo lo scenario di riferimento. Tuttavia, in seguito alle elezioni – dopo che sarà terminata l’incertezza politica – è probabile che la Bce inizi a comunicare una strategia di uscita, exit, per la politica di Quantitative easing. Questo, insieme a una continuazione dell’attuale forte momentum in termini di crescita globale, potrebbe compensare ampiamente il calo dei premi al rischio.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: tassi, btp, bonos, eurozona
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