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Auto, bene le vendite, male in borsa

25/08/2017

In un precedente articolo era stato introdotto qualche cenno sulla struttura del settore automobilistico mondiale ed era stato anche visto come non fosse facilissimo investire a livello borsistico su questo segmento, in quanto caratterizzato da relativamente pochi titoli a livello planetario. Ciò nonostante questo comparto rappresenti tuttora un pilastro enorme del sistema capitalistico mondiale e costituisca un punto di passaggio quasi obbligato nella crescita economica di una nazione.

Per il momento, però, vale la pena concentrarsi su qualche aspetto dell’Msci Acwi Automobiles and Components, il maggiore e più importante benchmark del comparto e osservare alcune performance nel corso degli anni, che in generale non sono state entusiasmanti: essenzialmente si tratta di un segmento ad alto beta e privo di sostanziale alfa. Se analizziamo l’andamento in dollari nei 10 anni terminati al 31 luglio, vediamo che la crescita annuale (in termini di mero price return) è stata dell'1,74% a fronte dell’1,96% dell’intero Msci Acwi. Se torniamo indietro nel tempo al 31 dicembre del 1994 (da quando vengono calcolati questi indici), si trova un andamento relativo simile, con rispettivamente un incremento annuale del 4,49% e del 5,09%.

Se poi esaminiamo la volatilità, espressa in termini di standard deviation annualizzata, troviamo anche in questo caso caratteristiche non particolarmente appetibili nei confronti delle società di questo settore rispetto alla media dell'equity mondiale. Nell'ultimo decennio il valore registrato dall'auto è stato pari al 21,92% a fronte del 16,94% dell’Msci Acwi. Se poi ci limitiamo agli ultimi tre anni, si ricava che il differenziale di standard deviation annualizzata è stato enorme: 16,53% per l'auto e 10,8% per l'azionario nel suo complesso.

Non sorprendentemente ciò ha coinciso con un periodo di performance pessimo per l'automobilistico: infatti, se dopo la crisi finanziaria , in cui  i gruppi del settore erano stati fra i più bastonati con vendite che crollavano in tutto il mondo, vi  è stata una straordinaria ripresa fino a metà 2011, da lì in poi le soddisfazioni sono state decisamente poche per gli investitori, con un paio di anni di lateralità e poi un buco nero fra il 2015 e il 2016. Di conseguenza ne ha risentito parecchio lo Sharpe relativo, che per le aziende di veicoli negli ultimi cinque anni è stato pari a 0,58%, a fronte di 0,85% per l'azionario mondiale.

Questo andamento può apparire davvero paradossale, in quanto la ripresa di questi anni è stata caratterizzata da un ritorno fenomenale dell'auto negli Usa, che ha visto anche un eccesso di nuovo credito erogato di qualità molto dubbia, e le vendite di nuovi veicoli sono tornate ai fasti della metà decennio scorso, spinte anche da una continua e vorticosa ascesa della Cina, dell'avvio di numeri importanti in India e, a partire dal 2014, da un importante miglioramento in Europa. In parole povere la produzione, i fatturati e anche i profitti di questo segmento continuano a crescere anno dopo anno, ma le performance borsistiche restano mediocri.

L'auto continua a rappresentare uno dei filamenti della colonna vertebrale dell'economia globale, tanto che oggi questo segmento dell'equity presenta alcuni dei multipli più attraenti sulla piazza: il P/E trailing dell’Msci Acwi Automobiles&Components è circa la metà (intorno a 10 vs circa 20) dell'indice generale. Quello forward è 9,2x a fronte di circa 16,5 del benchmark complessivo. Il P/B  fa fatica superare 1,3 (intorno a 2,2 si trova l’Msci Acwi): in pratica gli investitori trattano l'auto come il classico comparto industriale ad alta intensità di capitale dai bassi, e poco visibili, rendimenti.

Vedremo se questo atteggiamento ha una sua logica.

A cura di: Boris Secciani
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