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Small cap, c’è un futuro

23/08/2017

Le small e mid cap (dette smid), cioè le società con capitalizzazioni borsistiche medie e piccole, hanno dimostrato in quasi tutti i mercati di dare ritorni agli azionisti nettamente migliori rispetto alle maggiori capitalizzazioni. Gli indici borsistici delle imprese cosiddette minori sono largamente più performanti dei benchmark più importanti. E se ciò è vero in quasi tutto il mondo, lo è maggiormente in Italia, dove small e mid cap hanno stracciato le large.

A questo punto, però, è giusto porsi una domanda: il rally di questa particolare categoria di azioni potrà continuare? Non è infatti detto che un’asset class che ha performato bene possa continuare a farlo. Vediamo quindi quali sono gli elementi a favore delle smid.

Fondamentali ancora buoni. In media le società di piccole dimensioni hanno ratio nettamente migliori rispetto alle classiche blue chip, che, per esempio, presentano un livello di leva aziendale nettamente più elevato. Se esaminiamo la media storica del rapporto debiti netti/Ebitda dal 1998, depurando il dato dai picchi del 2000-2001, nell'Eurozona troviamo uno scarto positivo a favore delle piccole aziende con questo indicatore a 1,6 per le grandi e a 1,3 per le imprese minori. Nel Regno Unito, poi questo valore è risultato 1,6 per le maggiori capitalizzazioni e 0,9 per l'universo smid.

Titoli growth. In Europa, e specialmente in Italia, i titoli a forte crescita si trovano spesso tra le small e mid cap. Se negli Stati Uniti l’innovazione e l’information technology sono soprattutto appannaggio di grandi gruppi (ma anche su quel mercato non mancano le aziende minori capaci di portare avanti progetti innovativi), nel Vecchio continente questo segmento del mercato è coperto soprattutto dalle società meno capitalizzate. Ciò significa un dinamismo molto maggiore: non a caso nel 2017 la crescita globale dei profitti per le piccole imprese dovrebbe essere intorno al 14%.

Minore volatilità. Pur essendo costituita da titoli a forte crescita, la categoria delle small e mid cap presenta un livello di volatilità più basso rispetto alle large con una standard deviation annualizzata in Europa intorno al 17,75%. Alla base di questo fenomeno c’è il fatto che in questo ambito c’è  una grande varietà di temi e settori, dagli industriali ai servizi all'immobiliare: si tratta di un'asset class estremamente diversificata.

Presenza scarsa nei settori più difficili. Anche se non mancano le smid nei segmenti che hanno più sofferto negli ultimi anni, come banche, telecom, energia e utility, certamente la loro presenza nelle aree più problematiche del Vecchio continente è abbastanza limitata ed è appannaggio soprattutto delle società più ampie. Un’eccezione può essere costituita delle aziende di credito minori, che hanno dimostrato una fragilità molto forte, soprattutto in Italia, e non hanno certo premiato gli azionisti, ma si tratta, appunto, di un’eccezione.

Possibilità di stock picking. I numeri che si riferiscono agli indici costituiscono evidentemente una media, ma all’interno di questo vastissimo gruppo di aziende le opportunità di scegliere le singole storie e i settori più interessanti sono enormi. Senza essere analisti provetti, si possono individuare imprese con un forte track record in termini di qualità e solidità, capaci di dare buoni dividendi nel corso di lunghi periodi e magari a un prezzo di borsa ragionevole. In alcuni casi imprese di minori dimensioni di grande interesse vengono trascurate dal mercato e hanno quotazioni proporzionalmente molto inferiori rispetto alle blue chip.

Conclusione. Certamente gli elementi a favore delle smid non sono tali da garantire un ritorno positivo: anche queste aziende subiscono o sono spinte dal ciclo economico e possono andare incontro a forti difficoltà. Ma è indubbio che hanno finora dimostrato una grande capacità di sovraperformare il gruppo delle società più titolate e gli elementi che hanno sostenuto questa performance ci sono ancora tutti.

A cura di: Alessandro Secciani
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