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Emergenti, la vera sorpresa positiva

02/10/2017

Nel generale quadro in rosa di questo 2017, pure con tutti i suoi sconsolanti problemi politici, la vera sorpresa positiva è stata la crescita degli emergenti. Essi, infatti, al termine del primo semestre del 2017 presentavano, a livello di rendimento dell’Msci Em, un sontuoso +18,5% in dollari, con un’extra-performance del 7,7% rispetto al totale degli sviluppati. Il terzo trimestre del 2017 è stato ugualmente positivo, ma è particolarmente significativo concentrarci sulla prima metà dell’anno, una fase, cioè, in cui il dollaro era ancora robusto.

Infatti sia gli asset obbligazionari, sia quelli azionari hanno mostrato subito un forte sprint, anche nel periodo degli entusiasmi per il Trump trade e i timori dell'ascesa del super-dollaro. Le politiche monetarie delle banche centrali di molte nazioni, non solo dell'Asia ma anche di realtà considerate più fragili, come Brasile e Russia, sono oggi pienamente espansive, in totale controtendenza con la Fed.

Ciò nonostante, se prendiamo al 31 agosto le principali 20 valute emergenti per controvalore degli scambi sul forex, vediamo che tutte erano o stabili o in territorio positivo nei confronti del biglietto verde. In verità l'unica che non mostrava guadagni era il peso filippino, che aveva però recuperato dai forti cali nei primi mesi del 2017. La migliore delle monete, in ascesa di quasi il 20%, risultava nientepopodimenoché il peso messicano, che a inizio anno dell'anno sembrava a rischio di diventare lo sfogatoio di tutte le possibili paure nella testa degli investitori.

La performance attuale degli emergenti in verità nasce da lontano: infatti già nella seconda parte del 2016 il panorama si era rischiarato parecchio, grazie a fondamentali economici neppure paragonabili a quelli di qualche mese prima. Infatti a fine 2016, su 23 nazioni che compongono l'insieme dell’Msci Em, 12 presentavano un saldo di partite correnti positivo; fra esse anche la vituperata Grecia da pochi anni piazzata nel gruppo degli emerging. Dunque la competitività sembra migliorata parecchio così come il livello di complessità economica. Attualmente, infatti, questo insieme di nazioni fornisce oltre un terzo del Pil del mondo a livello nominale e qualcosa come il 48% se i calcoli vengono fatti usando il metodo della parità del potere d'acquisto. In compenso, però la capitalizzazione azionaria non superava a fine agosto il 10,5% del totale.

Quest'ultima poi ha vissuto anch'essa una trasformazione non da poco: infatti ai picchi della precedente bolla, nel maggio del 2007, oltre il 50% del totale del valore di mercato era dato da tre comparti, che in ordine decrescente sono: servizi finanziari, energia e materiali di base. All'epoca, infatti, i paesi emergenti erano essenzialmente sinonimo di materie prime vendute alla Cina, che le trasformava producendo beni di basso livello. Questo processo ha creato varie bolle finanziarie nelle realtà in via di sviluppo, che poi sono esplose.

Allo stato attuale, invece, quasi metà della capitalizzazione dell'equity è fornita dall'It, grazie ai colossi cinesi di internet e alla gigantesca industria elettronica di Corea e Taiwan. Oltre un altro quarto del totale poi arriva dai beni di consumo discrezionali, in questo caso con una distribuzione geografica più ampia. La stupefacente trasformazione avvenuta è testimoniata anche dal crollo della correlazione con il dollaro e con l'andamento dei metalli preziosi. Nel primo caso si è arrivati a circa zero da oltre -0,4, un massimo di correlazione inversa che si è toccato nel 2013 ai tempi del taper tantrum, che ha sancito la fine definitiva della bolla del decennio precedente. Con i preziosi la correlazione è anch'essa a circa zero, dopo avere superato quota +0,6 nel 2011, alla fine del più intenso bull market delle materie prime nella storia.

Nel bene o nel male oggi i mercati emergenti sono qualcosa di completamente diverso rispetto a 10 anni fa, e varrà la pena capire quali siano, dopo mesi di rally nella direzione auspicata, le opportunità ancora presenti.

A cura di: Boris Secciani
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