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Fase favorevole ai bond ad alto rendimento in euro

17/10/2017

Negli ultimi mesi sembra che tutto sia girato a favore di quest’asset class. Vediamo quali sono i fattori che ne hanno determinato le soddisfacenti performance ottenute negli ultimi trimestri

Il rendimento degli high yield bond è frutto della somma del rendimento dei titoli a rischio zero (tipicamente il ritorno dei governativi di pari scadenza e della stessa area geografica della società emittente) più un premio per il rischio legato alla possibilità di default dell’emittente. Quest’ultima è in termini generici funzione del ciclo economico: meglio l’economia va, più si riduce la possibilità che l’impresa fallisca. Questo spiega perché gli euro high yield hanno avuto un buon andamento recente: i tassi dei titoli governativi dopo la fiammata di inizio anno si sono assestati o sono addirittura leggermente scesi. Nel contempo i dati macroeconomici che segnalano lo stato di salute dell’economie continentali hanno mostrato progressivi miglioramenti allineandosi al trend delle principali aree economiche globali tant’è che il tasso di default continua a essere molto basso (intorno all’1,8%).

I fattori a supporto dell’asset class sono fondamentalmente riconducibili a due ordini di considerazioni; una di carattere fondamentale, legata al miglioramento del quadro macro (europeo soprattutto) e al sensibile rafforzamento delle banche, con conseguente possibilità di supportare l’aziende nell’accesso al credito. Il secondo ordine di considerazioni fa fondamentalmente riferimento alla ricerca di rendimento legata all’enorme livello di liquidità presente sul mercato, sulla scorta delle manovre di quantitative easing adottate dalle banche centrali dei Paesi sviluppati: questa ha indotto significativi afflussi, nel corso degli anni, su questo comparto del fixed income, inducendo anche un certo livello di compiacenza rispetto alla rischiosità di questa tipologia di strumenti.

Da inizio anno è girato tutto a favore degli high yield: gli spread medi del comparto e i rendimenti di partenza, di per sé già interessanti, hanno beneficiato di mercati azionari in rialzo e volatilità ai minimi storici, con cui sono molto correlati, per raggiungere valori ancor più contenuti. Gli spread al momento non sono distanti dai livelli raggiunti nel periodo pre-crisi finanziaria e i rendimenti sono ai minimi storici. i tassi sottostanti gli spread infatti sono saliti, ma con uno scostamento molto contenuto, vista la riluttanza della Bce ad annunciare un programma di riduzione delle iniezioni di liquidità nei mercati.

La propensione al rischio degli investitori, che in un contesto di tassi nulli o negativi si accaniscono alla ricerca di rendimento sia nel mondo Investment grade che in quello High yield, è stata agevolata da fondamentali societari stabili, con livelli di indebitamento mediamente sotto controllo e lontani dagli eccessi del passato, e copertura delle spese per interessi in continuo miglioramento: molte società infatti hanno approfittato del contesto di tassi bassi per rifinanziare le scadenze estendendo la vita media del debito e riducendone al contempo il costo. Tassi di fallimento inferiori a ogni più rosea aspettativa ed emissioni nette contenute completano un quadro di solidità e stabilità che potrebbe proseguire anche nei prossimi mesi.

Da un punto di vista tecnico il mercato è stato, ed è, ancora molto forte poiché l’offerta netta di carta rimane vicina a zero. I perduranti tassi bassi e le politiche di bilancio caute delle società hanno favorito politiche di rifinanziamento finalizzate a richiamare debito, sia per ridurre la leva sia per rifinanziarlo anche attraverso loan e non più solo attraverso bond. La scarsità di carta sul mercato è stata un fattore determinante nel ridurre anche la volatilità del mercato.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: high yield, bond, tassi, rendimenti
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