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Il ritorno dell’esuberanza irrazionale

23/11/2017

 Il ritorno dell’esuberanza irrazionaleE’ arrivata l’ora di preoccuparsi? Se la storia dovesse ripetersi, quello che l’ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan definì ‘esuberanza irrazionale’ dei mercati potrebbe ripresentarsi agli occhi degli investitori

I risultati dell’inchiesta mensile realizzata da BofA Merrill Lynch non lascia adito a molti dubbi e mette nero su bianco alcune valutazioni.  A prima vista appare significativo l’incremento continuo della percentuale di money manager che opta per la sopravalutazione dei listini azionari. I risultati dell’ultima rilevazione indicano che il 48% (il massimo di sempre) del campione la pensa così. Questo dato –a detta dei curatori del report- non può essere interpretato in altro modo: i gestori sono convinti che siamo entrati in una fase di esuberanza irrazionale. L’ipotesi alla base di questa view è che l’approvazione – prevista durante il prossimo inverno- della riforma fiscale delineata da Donald Trump farà lievitare le probabilità che si verifichi una potenziale correzione dei prezzi degli asset più rischiosi. La maggior parte dei gestori interpellati parla della presenza di valutazioni esagerate per le FAANG (Facebokk, Amazon, Apple, Netflix e Google).

I risultati dell’inchiesta mostrano anche un incremento di coloro che propendono per uno scenario di tipo Goldilocks, vale a dire una situazione caratterizzata dalla presenza contemporanea di crescita economica e bassa inflazione. Questa view ottimista supporta le attuali scelte degli investitori che continuano a destinare risorse ai mercati azionari e spiega la riduzione della quota destinata alla liquidità all’interno dei portafogli (scesa ai minimi da ottobre del 2013, posizionandosi al 4,4%, al di sotto della media dell’ultimo decennio). Anche questo dato –secondo le modalità seguite dal team di BoA Merrill Lynch per interpretare i risultati dell’inchiesta- indicherebbe la maggiore pericolosità insita nell’investimento azionario.

A questo si aggiunga che l’esposizione azionaria rilevata nei portafogli degli hedge fund è sui massimi degli ultimi 11 anni. A novembre i mercati hanno assistito a una rotazione delle asset class che ha privilegiato il settore energetico e l’azionario giapponese. Le asset class più penalizzate sono state le banche e l’eurozona.

Sul versante dei rischi, i partecipanti all’inchiesta si concentrano sui possibili errori che potrebbero compiere la Fed e la Bce nel corso della normalizzazione della politica monetaria. Un altro motivo di preoccupazione arriva dal possibile atterraggio duro del mercato obbligazionario (l’81% continua a pensare che i titoli di debito siano sopravalutati in rapporto al rischio che incorporano). In siffatto contesto, l’assegnazione di risorse ai titoli di rischio continua a crescere, il 49% degli intervistati propende per sovrapesarla all’interno dei propri portafogli (si tratta della percentuale più elevata da aprile 2015, ben al di sopra della media storica). Al contrario, il 56% del campione propende per un sottopeso delle obbligazioni, la cui fetta di portafoglio si posiziona ben al di sotto della media storica.

A livello geografico si assiste a un miglioramento della view sulla Borsa statunitense, che non smette di battere nuovi record. Per questa ragione il numero dei gestori che la sottopesa è sceso fino al 16%. I dati mostrano un calo degli esperti che sovrapesano l’Eurozona (ora al 47%, ma ancora al di sopra della sua media storica). Continua a crescere l’esposizione ai mercati emergenti, che possono contare sul sovrapeso del 43% dei gestori intervistati.

Valutazioni negative riguardano il listino azionario britannico a causa delle difficili negoziazioni sulla Brexit. Attualmente, la Borsa di Londra viene sottopesata dal 43% dei money manager (su livelli simili a quelli post crisi finanziaria del 2008).

Per settori, gli investitori prediligono la tecnologica, le banche, i consumi discrezionali, le assicurazioni, le compagnie farmaceutiche. Tra i settori meno presenti nei portafogli troviamo i consumi di base, le telecomunicazioni e le utilities.

A cura di: Rocki Gialanella
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