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Quanto cresce la borsa di un paese che esporta molto?

22/11/2017

In questa terza parte sul ruolo dell'integrazione globale nella crescita economica di un paese è interessante capire l'eventuale correlazione fra la crescita delle esportazioni di beni e servizi, usata come proxy per il grado di globalizzazione di un'economia emergente, e i movimenti del proprio mercato azionario, calcolato in dollari. Quest'ultimo fornisce invece sostanzialmente una misura dell'andamento complessivo degli asset di una determinata nazione e del flusso di capitali che essa è in grado di attrarre dall'estero.

Per quanto riguarda dunque questa correlazione va subito detto che essa è assolutamente non evidente nella quasi totalità dei principali mercati emergenti. Prendiamo qualche esempio, partendo dal Sud-est asiatico. Le quattro principali economie dell'area, Indonesia, Thailandia, Filippine e Malaysia (escludiamo Singapore per evidenti motivi di differenziale di sviluppo) hanno visto nei nove anni terminati alla fine del 2016 un andamento delle esportazioni piuttosto modesto. L'Indonesia ha visto un aumento delle vendite all'estero cumulato del 37,88% (con un incremento annuo di poco superiore al 3,6%), mentre la Thailandia  ha registrato +52% (+4,7% la media annua), le Filippine +61% (+5,5% di crescita annuale), mentre la Malaysia addirittura ha messo a segno un declino. I rispettivi indici di borsa Msci a fine ottobre 2017 registravano invece nell'ultimo decennio una performance, in termini di total return in dollari: l'Indonesia vedeva +4,5%, la Thailandia +7,93%, le Filippine +6,66% e la Malaysia solo +2,2%.

Apparentemente l'ordine delle performance sembrerebbe rispettare la gerarchia dello sviluppo del commercio estero. Vanno però tenuti presenti alcuni elementi. Innanzitutto il fatto che l'assoluta star economica nella regione è stato il Vietnam, con un incremento cumulato delle proprie esportazioni di circa il 223%, cui però si è accompagnata nell'ultimo decennio una disastrosa performance dell'indice Msci locale, in calo annuale di oltre il 6%. Nel sud dell'Asia l'India poi ha visto le proprie esportazioni quasi raddoppiare, mentre (potrà sembrare strano vista la ripresa dell'era Modi) l’Msci locale è venuto su di appena lo 0,61% all'anno. Il Messico ha mostrato un andamento dell'export simile a quello dell'Indonesia, partendo per di più da una base economica più sofisticata, con però un decennio di perdite a livello equity.

Diverse volte è stato evidenziato il legame fra andamento dei fondamentali economici e degli asset rischiosi sottostanti e appare sorprendente che proprio l'elemento più importante di un'economia spesso non venga capito in questa maniera dagli investitori. Innanzitutto va ricordato che spesso c'è una discrepanza temporale fra andamento delle borse, necessariamente più veloce, e dati economici. Detto ciò, però, bisogna rammentare anche che spesso diverse economie riescono a gonfiare sul breve (relativamente parlando) periodo il proprio tasso di crescita in una maniera o in un'altra: di solito con il corollario dato dall'espansione dei consumi della locale classe media. Ad esempio così è stato negli ultimi anni per il Sud-est asiatico e, dall'avvento del governo Modi, per l'India o per il Brasile fino al 2013.

Spesso queste realtà si accompagnano a una composizione del proprio mercato immobiliare che risente della tipica struttura poco orientata all'estero del sistema locale. Ad esempio la borsa delle Filippine presenta attualmente una capitalizzazione fornita, per oltre metà del suo valore, da servizi finanziari e aziende di sviluppo immobiliare. In Indonesia, poi, fra finanza, beni di largo consumo e telecom si arriva a oltre due terzi.

Cosa ci dice allora l'andamento del commercio estero? Che se esso non migliora in termini sostanziali la nazione sottostante può sì vivere forti e lucrosi bull market, ma essi tendono a essere caratterizzati da una vita media non eccessivamente lunga e seguiti o da fasi di crash o da lunghi periodi di performance mediocri. Il grado di competitività locale in pratica ci suggerisce di essere scettici di fronte a multipli tipici del growth quando il suddetto fenomeno di crescita non poggia su basi serie.

A cura di: Boris Secciani
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