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Le variabili chiave nel lungo termine

30/11/2017

I trend demografici nelle diverse aree del pianeta e l’andamento della produttività legato allo sviluppo della tecnologia potrebbero svolgere un ruolo di primo piano nella definizione dei rendimenti dei portafogli.

Secondo J.P. Morgan Asset Management, lo scenario di fine ciclo che stiamo vivendo oggi, confermato dalle elevate valutazioni e dai margini aziendali superiori alla media, rappresenta un fattore avverso per i rendimenti. Guardando al di là delle limitazioni che questa fase pone sui rendimenti di lungo termine, vi sono ragioni per un cauto ottimismo, in quanto la prolungata scia di revisioni al ribasso sulla crescita a lungo termine potrebbe giungere al termine e stanno iniziando a emergere alcune possibilità di miglioramento, tipiche delle fasi di crescita economica. 

Le previsioni macro economiche di lungo termine formulate dalla casa d’investimento Usa sono il risultato del bilanciamento di due forze secolari: la demografia (ad esempio l'invecchiamento della popolazione) e la produttività, ritenute le variabili chiave per definire i rendimenti futuri.

Nel dettaglio, il team sottolinea il ruolo che l'innovazione tecnologica svolgerà per aumentare il livello della produttività. Mentre l'impatto dell'invecchiamento della popolazione nel lungo termine è stato ben documentato, e ha portato al costante abbassamento delle stime di crescita, il potenziale offerto dalla tecnologia e il conseguente ulteriore incremento della produttività non sono stati ancora valutati nelle previsioni economiche di base. L'innovazione tecnologica sembra trovarsi a un punto di svolta positivo, rivelandosi l'elemento in grado di innescare l'incremento della produttività da tempo atteso. Il cauto ottimismo sui trend di crescita secolari dovrebbe prevaler sul calo delle stime dei rendimenti di quest'anno.

Le  previsioni sulla crescita economica dalle Long-Term Capital Market Assumptions di J.P. Morgan AM per il 2018, includono un progresso dell'1,5% per i mercati sviluppati e del 4,5% per i mercati emergenti (annualizzate tra i 10 e i 15 anni), rimaste stabili rispetto allo scorso anno. Il posizionamento ciclico dell'economia e dei mercati si traduce in aspettative di rendimento modeste ed equilibrate per la maggior parte delle asset class, con opportunità di Alpha ampiamente suddivise. Per l’azionario i rendimenti attesi dovrebbero essere inferiori sia sui mercati sviluppati sia sugli emergenti. Il gap sulle azioni tra queste due aree geografiche è marginalmente diminuito rispetto alla precedente analisi.

Per quanto riguarda le obbligazioni, il credito rimane l'elemento di riferimento del reddito fisso in quanto interessante fonte per gli investitori alla costante ricerca di rendimento. Nonostante l'attuale ciclo del credito sia maturo, le previsioni di lungo termine sulle insolvenze e sulla ripresa suggeriscono che gli attuali livelli di spread rimangano interessanti per gli investitori nel lungo termine. L'outlook sul debito emergente continua a migliorare e questo ne fa un interessante elemento di diversificazione rispetto al credito, nonostante gli attuali spread siano piuttosto vicini al fair value di lungo termine. Il team vede un outlook in miglioramento per le strategie alternative rispetto a mercati tradizionali, principalmente grazie ai trend dell'industria e degli investimenti che dovrebbero favorire la generazione di alpha e aiutare a controbilanciare in parte la riduzione delle aspettative sui mercati.

Come sempre, la selezione effettuata dal gestore sarà determinante per il successo degli investimenti in tutte le classi di strategie alternative. Spostando l’attenzione alle valute, nonostante il profondo calo del dollaro nel 2017, la valuta rimane significativamente al di sopra delle stime di lungo termine in quanto a fair value. Il team  si aspetta che il ritmo di ulteriori cali diminuisca leggermente. L'impatto delle ricadute della valuta sui rendimenti continuerà a essere un importante elemento di valutazione per molti investitori.

A cura di: Rocki Gialanella
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