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Economia: scenario globale incerto, Italia in crescita prudente
L’economia italiana cresce a ritmo moderato grazie a investimenti ed export, mentre i consumi restano frenati da una fiducia fragile. Per il 2026 è attesa una crescita del Pil dello 0,6 per cento%, con saldo delle partite correnti positivo e posizione finanziaria verso l’estero in miglioramento.
L’economia mondiale continua a muoversi in territorio positivo, trainata soprattutto dagli Usa e dagli investimenti nelle nuove tecnologie, ma il quadro resta fragile. Le tensioni geopolitiche, i conflitti commerciali e i possibili scossoni nei mercati finanziari alimentano infatti un clima di incertezza che pesa sulle prospettive dei prossimi anni. È il quadro che emerge dal bollettino economico di Banca d’Italia, secondo cui - in questo contesto - l’Italia mostra segnali di tenuta. La nostra crescita prosegue, seppur a ritmi moderati, grazie all’export, agli investimenti e al settore dei servizi. L’occupazione è in aumento e l’inflazione rimane contenuta, offrendo un sostegno al potere d’acquisto. Nel confronto internazionale, il Paese si muove quindi con cautela ma su un sentiero di graduale consolidamento.
La locomotiva USA e gli investimenti in IA
La locomotiva della crescita Usa è spinta soprattutto dagli investimenti legati all’IA. Questo slancio, secondo il report, favorisce anche gli scambi internazionali, che a loro volta sostengono l’economia cinese, nonostante una domanda interna debole. Secondo l’OCSE, nel 2026 la crescita mondiale potrebbe rallentare (al 2,9% dal 3,2% del 2025), soprattutto a causa delle tensioni commerciali, dei rischi geopolitici e delle possibili turbolenze nei mercati. Nell’Eurozona il Pil cresce a un ritmo contenuto, con forti differenze tra i Paesi. I servizi restano il principale motore: si stima un aumento intorno all’1,2% nel 2026, con un rafforzamento negli anni successivi. L’inflazione, dopo essersi attestata poco sopra il 2% nel 2025, dovrebbe diminuire leggermente per tornare verso il target del 2% nel medio periodo.
BCE: politica monetaria stabile
Banca d’Italia, ricordando che la Bce ha scelto di mantenere invariati i tassi nelle ultime riunioni di ottobre e dicembre, sottolinea come il costo del credito non abbia mostrato variazioni rilevanti. E mentre i prestiti alle imprese restano deboli, seppure stabili, quelli alle famiglie mostrano invece segnali di rafforzamento, in particolare quelli per l’acquisto di case.
Italia: crescita lenta ma continua
Nel terzo trimestre l’economia italiana ha registrato un lieve miglioramento: grazie al contribuito degli investimenti, favoriti dagli incentivi fiscali e dal Pnrr, e dall’export. La fragile fiducia determina invece una modesta crescita dei consumi. Nel 2026 è attesa una crescita del Pil dello 0,6% (in linea col 2025), con un possibile miglioramento nei due anni seguenti. L’export, dopo una fase di debolezza, è tornato a salire e il saldo delle partite correnti rimane positivo. L’Italia continua inoltre a rafforzare la sua posizione finanziaria verso l’estero, segno di una maggiore solidità complessiva. Sempre tonico il mercato del lavoro: in ottobre-novembre gli occupati sono aumentati dello 0,5% trimestrale, con la disoccupazione scesa ulteriormente, al 5,8%, mentre resta debole la partecipazione al lavoro tra i giovani.
Inflazione sotto controllo
Banca d’Italia non ravvisa tensioni particolari sotto il profilo dei prezzi. Da una parte le retribuzioni crescono lentamente, in linea con l’andamento generale. Dall’altra, l’inflazione nel Paese si mantiene su livelli contenuti, anche grazie al calo dei prezzi energetici e alla moderazione registrata nel settore dei servizi. Per il 2026 l’Istituto prevede un ulteriore rallentamento, seguito da una graduale risalita verso il 2% negli anni successivi. Nel frattempo, il sistema bancario mostra segni di maggiore dinamismo: i finanziamenti a famiglie e imprese stanno accelerando, con un contributo positivo soprattutto da servizi e costruzioni. Le condizioni di accesso al credito restano sostanzialmente invariate. Nel 2025 il disavanzo in rapporto al Pil sarebbe diminuito, mentre il debito pubblico continua a crescere.
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