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Bond governativi per chi vuole un po’ rischiare

01/12/2017

Bond governativi per chi vuole un po’ rischiarePer un investitore guardare i rendimenti dei titoli di stato decennali europei è un po’ sconsolante. Gli interessi, con il Bund che offre a malapena lo 0,30% all’anno, sono su livelli infimi e anche paesi non particolarmente virtuosi oggi danno pochissimo: un esempio su tutti è il Belgio, che pur avendo un debito pubblico più o meno simile all’Italia e una situazione politica totalmente instabile, paga per un bond decennale lo 0,51%.

A questo punto, se si è disposti a rischiare qualcosa di più sia sul piano dell’affidabilità, sia su quello della valuta, non mancano alcuni paesi extraeuropei che possono aggiungere un po’ di sprint a un portafoglio obbligazionario. Ovviamente si tratta di investire in queste realtà solo una parte minima del patrimonio ed è meglio diversificare al massimo, ma sicuramente qualche occasione interessante in giro per il mondo la si può ancora trovare.

Vediamo alcuni esempi interessanti.

Brasile. Sicuramente lo stato carioca oggi è uno di quelli che stanno pagando meglio gli investitori: un titolo decennale in real oggi offre il 10,39%, uno dei livelli di remunerazione più alti del mondo. Il paese viene da un periodo molto difficile, ma nel corso degli ultimi anni ha dimostrato di essere in notevole forma: il Pil è tornato largamente in positivo, la divisa locale ha ripreso a rivalutarsi nei confronti del dollaro, l’inflazione sembra che sia sotto controllo e la banca centrale ha preso ad abbassare i tassi, a testimonianza del circolo virtuoso iniziato. Ovviamente la situazione generale è tuttora abbastanza fragile, però una cifra ragionevole in questi titoli governativi potrebbe essere anche investita, cosa che peraltro stanno facendo i maggiori gestori obbligazionari emergenti.

Cina. È vero che il colosso asiatico ha visto una crescita imponente del suo indebitamento complessivo, ma è anche altrettanto indubbio che l’economia sta tirando sempre su livelli altissimi (ben sopra il 6% la crescita del Pil quest’anno e altrettanto nel 2018). Inoltre il paese sta diventando sempre più una superpotenza e ha un prestigio da mantenere: appare improbabile che con il ruolo globale crescente le autorità di Pechino affrontino a cuor leggero un default. E in questo scenario, per di più con lo yuan stabile nei confronti del dollaro, un rendimento del 3,91% non è disprezzabile.

Argentina. I titoli di stato argentini non hanno lasciato un grande ricordo tra i risparmiatori italiani e sono diventati quasi sinonimo di bidone. In realtà oggi il paese sudamericano sembra avere preso una strada di risanamento molto forte e le recenti elezioni, che hanno visto la vittoria del presidente Macrì, che ha avviato un piano di riforme economiche molto apprezzate dai mercati, sono state giudicate dagli analisti finanziari come un evento altamente positivo. Oggi il decennale di Buenos Aires rende il 5,91% in pesos, che a sua volta appare abbastanza stabile.

India. Il subcontinente indiano ha avviato da circa un triennio, sotto la guida del governo Modi un piano di forti riforme. Il paese chiaramente ha ancora problemi di povertà immensi, ma la crescita dell’economia è oggi anche superiore a quella della Cina, con incrementi reali sopra il 7%. Anche l’inflazione, storico problema indiano, sembra finalmente sotto controllo, così come la svalutazione della moneta. Puntare sulla scommessa indiana indubbiamente oggi rende bene: il 7,06%.

Cile. È da decenni uno dei paesi più stabili dell’America latina, magari un po’ grigio e non più (per fortuna) agli onori delle cronache, ma sicuramente si tratta di un’economia molto solida. Per di più il rame, che rappresenta la maggiore risorsa locale, ha ultimamente corsi in crescita e con lo sviluppo dell’auto elettrica e dell’elettrificazione in tutto il mondo sembra destinato anche a un fulgido avvenire. I decennali cileni rendono il 4,62%, circa 15 volte il Bund tedesco.

A cura di: Alessandro Secciani
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