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Uno sguardo alle economie dell’Europa orientale

12/01/2018

Mosca trova un buon supporto nell’incremento delle quotazioni del barile e dei metalli preziosi. Ankara è sempre alle prese con un’inflazione molto alta. Continua il trend di crescita della Polonia

Ultimamente la ripresa congiunturale della Russia sembra aver subito un lieve rallentamento. Il tasso di crescita provvisorio per il terzo trimestre (+ 1,8 % p.a.) è stato inferiore alle aspettative di mercato. Anche le vendite al dettaglio e la produzione industriale sono state più deboli di quanto generalmente previsto. È stato invece positivo l’ulteriore calo dell’inflazione. Con appena il 2,5% p.a. l’inflazione a novembre è scesa a un nuovo minimo storico dell’era postsovietica.

Al momento, l’economia russa viene sostenuta naturalmente dall’aumento delle quotazioni dei metalli e dal prezzo del petrolio più alto. Nel frattempo, grazie alla forte svalutazione della valuta, questo è già di nuovo vicino al prezzo medio del 2014, calcolato in rubli. La banca centrale ritiene che la Russia attualmente stia già sfruttando al massimo la sua crescita potenziale. Per raggiungere tassi di crescita molto più alti sarebbero pertanto necessarie sostanziali modifiche dell’economia. Il ministro dell’economia Oreshkin ha identificato nelle infrastrutture insufficienti e, in parte, in cattivo stato uno dei principali ostacoli per una maggiore crescita economica.

Un altro fattore negativo temporaneo, secondo lui, è rappresentato dai tagli alla produzione nell’ambito degli accordi di produzione con gli Stati dell’OPEC. La questione è quanto la Russia sarà in grado di sfruttare l’attuale contesto favorevole dei prezzi del petrolio per diversificare ulteriormente l’economia e dotarla di una base di crescita più solida.

Turchia

Al momento il problema dell’inflazione non molla la Turchia. Con l’11,9%, a ottobre l’inflazione è stata nettamente più alta delle attese. La banca centrale ha rinunciato a un rialzo dei tassi ma scegliendo una variante speciale di rifinanziamento del settore bancario ha di fatto reso comunque più cari dello 0,25% circa i finanziamenti per le banche commerciali. Alla lira turca non è affatto piaciuto questo cocktail, dato che anche il disavanzo delle partite correnti è stato significativamente più alto delle aspettative di mercato. La moneta turca è, di conseguenza, calata di oltre il 3% rispetto al dollaro USA toccando un nuovo minimo record. Tutto questo ha suscitato poco entusiasmo sul mercato azionario.

Grecia

Per la prima volta in oltre un decennio l’economia della Grecia è cresciuta per tre trimestri consecutivi. Il governo di Atene mira a una crescita reale del 2,5% per l’anno prossimo. Nel frattempo ha raggiunto un accordo con l’Eurogruppo relativo alle condizioni quadro per ulteriori aiuti finanziari. Tuttavia, la Grecia ha l’intenzione di ottenere un consistente avanzo primario e di lasciarsi finalmente alle spalle un’epoca caratterizzata da tagli economici e sociali molto rilevanti. Questo però difficilmente succederà dall’oggi al domani. Le banche restano sotto i riflettori. Solo uno dei quattro grandi istituti finanziari è riuscito a conseguire un utile netto.

Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria

Nel terzo trimestre la Polonia ha di nuovo registrato una crescita molto solida con un tasso annuo del 4,7% circa rispetto al terzo trimestre dell’anno scorso. L’inflazione è stata più bassa delle attese ed è stata appena dello 0,8%. Anche l’Ungheria registra una dinamica di crescita costante e positiva; nel terzo trimestre la crescita annua è stata pari al 3,6%. Contemporaneamente, il tasso di disoccupazione è sceso a un nuovo minimo record con il 4,2%. Il numero uno in termini di crescita è stata, tuttavia, la Repubblica Ceca. Le stime di crescita già elevate del 4,7% sono state addirittura abbondantemente superate con un valore pari al 5%.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: russia, turchia, polonia, inflazione
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