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La rivincita dei Pigs

16/01/2018

Nell’universo dei government bond, i titoli di stato emessi dal Portogallo sono stati la sorpresa più gradita del 2017. La rivalutazione accumulata dal titolo decennale portoghese è stata superiore a quella registrata dalla Borsa domestica

Il bond decennale lusitano ha infatti messo a segno un rialzo del 28,7% rispetto alla crescita del 15% dell’indice domestico PSI 20, che include i venti titoli a maggiore capitalizzazione quotati sulla Borsa di Lisbona.

Il sovereign bond decennale aveva iniziato il 2017 con un rendimento annuo del 3,69% (spingendosi fino al 4,24% nel corso del primo semestre dell’esercizio che sta per concludersi). L’accelerazione del prezzo è stata tale da ridimensionare il rendimento annuo all’1,8%.

Il miglioramento dell’affidabilità creditizia (rating) deciso dall’agenzia Standard and Poor’s e il programma di acquisto titoli messo in campo dalla Banca Centrale Europea, sono le due variabili chiave per spiegare il trend seguito da queste obbligazioni. A metà dicembre anche l’agenzia Fitch ha deciso di rivedere al rialzo il rating lusitano, offrendo ulteriore supporto ai risultati raggiunti. Fitch ha deciso di alzare il rating di due gradini e riportare i titoli di stato portoghesi nel segmento investment grade.

Negli ultimi mesi il risk premium del debito portoghese si è addirittura portato al di sotto di quello del debito italiano, un fatto che non si registrava dal 2010 (anche se a onor del vero è bene precisare che il sorpasso avviene in concomitanza con la peggiore settimana vissuta dal debito italiano negli ultimi sei mesi). Sembrano ormai lontanissimi i tempi in cui il decennale portoghese –nel pieno della crisi- arrivò a offrire un rendimento annuo del 17% per la prima volta nella storia del paese.

Il sentiero percorso dal Portogallo è stato in parte seguito anche dagli altri paesi della periferia dell’eurozona (i cosiddetti Pigs). I titoli di stato greci hanno recentemente toccato un nuovo record: l’emissione decennale ha raggiunto un rendimento annuo del 3,97%. Atene e i suoi principali creditori hanno trovato un accordo preliminare all’inizio di dicembre sulle riforme che il paese deve implementare per rispettare il programma collegato al suo salvataggio. L’accordo ha fatto ipotizzare che sia realizzabile l’abbandono del piano di salvataggio il prossimo agosto. Questo ha prodotto riflessi molto positivi per le quotazioni dei titoli di stato ellenici.

Ancora più spettacolare è stata la ripresa sperimentata dalle emissioni irlandesi. Il titolo a dieci anni offriva a fine 2017 un rendimento annuo vicino allo 0,5%, distante anni luce dal 14,4% visto nel luglio del 2011, momento in cui il paese si è trovato sull’orlo dell’abisso e fu costretto a chiedere il salvataggio alle autorità di Bruxelles.

La spiegazione del recupero del debito dei paesi periferici dell’eurozona non solo obbedisce al miglioramento significativo delle economie, ma risponde anche al forte impulso dato dalle politiche monetarie non convenzionali della Bce. Oltre all’adozione di tassi zero, Draghi ha inondato di liquidità il sistema attraverso l’iniezione di denaro alle banche e all’acquisto di titoli governativi e corporate avviato a marzo 2015.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: pigs, portogallo, grecia, irlanda
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