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Azioni che non patiranno l’effetto Fed

29/01/2018

In uno scenario di tassi potenzialmente al rialzo nell’area dollaro, c’è da chiedersi quali siano i segmenti azionari (Borse, settori, tipologie di azioni) che offrono le migliori opportunità.

Secondo il team di Amundi, sono due le aree in cui possano esserci possibilità interessanti: il primo è il settore delle banche ad elevata capitalizzazione, che sono sensibili all’aumento dei tassi a breve termine. In generale, detengono più liquidità e titoli rispetto ai cicli precedenti, che saranno oggetto di un repricing più rapido rispetto ai prestiti a tasso fisso. Inoltre, l’aumento di scala e la forza del brand delle grandi banche retail ha portato queste banche a dover competere meno per i depositi, il che significa che oggi non sono costrette ad aumentare i propri tassi di deposito tanto velocemente quanto cresce il loro fatturato.

La seconda area che potrebbe avvantaggiarsi da una normalizzazione è rappresentata da tutte quelle società collegate alla spesa dei consumatori che presentano cicli economici sani e modelli di business durevoli, in grado di competere efficacemente con il “modello Amazon”. Finché i tassi non dovessero schizzare verso l’altro, ci aspettiamo che il ciclo collegato al settore abitativo (che comprende anche tutta l’area delle ristrutturazioni) prosegua positivamente, poiché ci aspettiamo che i valori degli immobili restino positivi.

Allo stesso modo, un consumatore più forte eserciterà la propria capacità di spesa anche in altre aree: tutte quelle aziende retail che hanno modelli di business unici che non possono essere facilmente convertiti al “modello Amazon” (ad esempio, vendita al dettaglio a prezzo ridotto, miglioramento della casa e vendita di ricambi auto) potrebbero trarre beneficio dalla normalizzazione dei tassi.

Il team di Ubi Pramerica crede che l’azionario è l’asset class preferita in cicli di rialzo dei tassi in quanto questi ultimi sono normalmente il riflesso di una crescita economica forte. Attualmente il contesto macro rimane di supporto e, per quanto taluni indicatori di attività economica abbiano superato la fase di picco in certe aree geografiche, tra cui gli Usa, pare ancora ragionevole attendersi una crescita sopra trend almeno nel primo semestre del 2018. Inoltre, nonostante la Fed abbia già alzato i tassi quattro volte e anche la Bce sia ormai prossima a terminare il proprio programma di acquisti, le condizioni finanziarie rimangono estremamente accomodanti e tali permarranno escludendo inaspettati rialzi dell’inflazione attesa. 

L’equity rimane dunque l’asset class da privilegiare anche se non mancano fattori che inducono a una certa cautela; la compiacenza degli investitori è infatti molto elevata con la preferenza accordata agli asset rischiosi prossima a livelli di guardia. A ciò si aggiunge il fatto che le valutazioni sono sostanzialmente ai picchi degli ultimi trent’anni sia in Us (18x) sia in Europa (15x), inflazionate dall’esasperata ricerca di rendimento che ha guidato i flussi verso l’azionario (stanti i quasi 14trn di asset con rendimento negativo). Per sostenere l’attuale contesto di rialzo dei listini è quindi necessario che la crescita degli utili aziendali resti forte e superiore alle attese; un’ulteriore espansione dei multipli è sempre possibile ma quantomeno improbabile.

A cura di: Rocki Gialanella

Parole chiave:

fed azioni tassi politica
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