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La Bce monitora gli effetti dell’euro forte

26/01/2018

La recente volatilità dell’euro ha creato incertezza, rendendo necessario uno stretto monitoraggio, anche se i banchieri non sembrano preoccupati. I rischi per la crescita sono stati considerati equilibrati

Il costo del denaro non aumenterà fino a ben oltre la fine del QE, e quindi è probabile che il primo rialzo dei tassi di interesse arriverà nel secondo trimestre del 2019.

Confermati i volumi mensili degli acquisti di titoli fino a settembre del corrente anno (a 30.000 mln)che, tuttavia, potrebbero essere anche rivisti in termini di ammontare complessivo o durata dopo tale termine nel caso in cui le condizioni di mercato ne indicassero la necessità.

L’attività economica nell’eurozona ha subito un ulteriore accelerazione nella seconda metà del 2017 e questo lascia ben sperare per le sorti dell’inflazione e il raggiungimento del target inflation fissato al 2%. Il recente rafforzamento della divisa unica deve essere costantemente monitorato per le implicazioni che potrebbe avere sulla stabilità dei prezzi. Le attese per l’inflazione restano su livelli simili a quelli offerti dalle ultime rilevazioni. L’istituto si aspetta che la variazione dei prezzi al consumo tenda ad accelerare in scia al miglioramento dell’attività economica e al conseguente ricorso alla capacità produttiva non utilizzata e alla maggiore pressione sul fronte salariale.

In quanto alla reazione del mercato – che ha cominciato a ipotizzare una chiusura anticipata del programma di acquisto titoli- in scia alla pubblicazione delle minute di dicembre, Draghi ha affermato che l’istituto continuerà a vigilare sulla dinamica dei prezzi anche dopo il raggiungimento del target inflation e che i tassi resteranno ancora sui livelli attuali anche dopo la chiusura del programma di acquisti. Le probabilità che si verifichi un aumento dei tassi nel corso del 2018 vengono ritenute molto basse dal governatore.

Draghi è tornato sul tema rafforzamento dell’euro e ha specificato che i tassi di cambio sono importanti per la crescita e la stabilità ma che il compito principale della BCE consiste nel monitorarne i potenziali effetti sulla dinamica dei prezzi al consumo. In merito alle recenti affermazioni di membri del Governo Usa sull’andamento del cross del dollaro, Draghi ha citato il comunicato targato FMI in cui i paesi si impegnano a non avviare svalutazioni competitive.

Secondo James Athey, Senior Investment Manager di Aberdeen Standard Investments, per il mercato, il messaggio della Bce è stato interpretato come una decisione “hawkish”, in considerazione di una maggior fiducia sull’inflazione e del fatto che Draghi non ha modificato le precedenti previsioni rialziste per quel che riguarda l’area. Il principale compito di Draghi era quello di contenere un pò il rally dell’euro. Ma questo obiettivo non è stato centrato poiché l’esercito dei rialzisti sull’euro, in attesa di un segnale per comprare a prezzi più bassi, non ne ha ricevuto alcuno. Al contrario, il cambio euro/dollaro ha rotto il livello 1,25 e ancora non mostra alcun segnale di rallentamento nella sua inesorabile ascesa. Per quanto riguarda le prospettive politiche, comunque, il gestore ritiene che nulla è cambiato. Il percorso della Bce verso la normalizzazione della politica monetaria rimane sostanzialmente invariato.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: bce, euro, usd, inflazione
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