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In attesa della Fed

13/06/2018

I dati statunitensi restano solidi, in linea con un tasso di crescita del 3,7%. Questo andamento, che contrasta con la debolezza delle altre regioni, e` principalmente imputabile al significativo stimolo fiscale annunciato a inizio anno.

L’ultima lettura sull’inflazione indica che i prezzi al consumo hanno accelerato fino al 2,8% e il tasso di disoccupazione è al 3,8%. L’economia Usa mostra chiari segnali di forza che potrebbero spingere la Federal Reserve ad assumere un atteggiamento più aggressivo. Per questo motivo, le stime e il diagramma dei punti noto come dot plot saranno i protagonisti della riunione.

A questo punto è molto probabile che la riunione possa consacrare sia la fine dell’epoca del denaro a basso costo e l’accelerazione dell’incremento dei tassi nel breve-medio termine, sia l’approssimarsi della fine del ciclo economico di crescita Usa.

Secondo il team di Fidelity, sul fronte della politica monetaria, il rialzo dei tassi della Fed a giugno e un altro intervento entro la fine dell’anno sono gia` scontati nei prezzi. Anche se difficilmente la Fed sorprendera` i mercati con rialzi dei tassi troppo aggressivi, l’incremento dei rendimenti nel tratto a breve e la contrazione del bilancio della Banca Centrale eserciteranno una pressione al rialzo su tutta la curva.

Secondo il team di Legg Mason, il messaggio più importante di questo meeting riguarderà dunque le intenzioni della Fed una volta raggiunta la neutralità. Secondo il team, il rialzo dei tassi infatti è ampiamente previsto e non sorprenderà nessuno. La cosa più importante, invece, sarà il modo in cui il FOMC descriverà le sue intenzioni programmatiche ora che i tassi si avvicinano ad un livello neutrale. Come detto, i mercati sembrano aspettarsi che la Fed andrà oltre la neutralità, portando poi avanti per diversi anni una politica restrittiva. A nostro parere invece, a meno che lo scenario dell’inflazione non cambi radicalmente, la Fed non sentirà il bisogno di andare oltre il livello neutrale. Se la Fed si mostrerà cauta da questo punto di vista, molti operatori di mercato potrebbero restare sorresi. Sarebbe infatti il segnale che la Fed non è così “falco” come molti avevano temuto.

L’attuale ciclo di irrigidimento della politica monetaria statunitense è iniziato nel dicembre del 2015 e questa sarebbe il settimo ritocco al rialzo. Nell’ottobre del 2017 la Fed ha inoltre avviato la riduzione del suo enorme portafoglio di Treasury e di obbligazioni garantite da ipoteche, acquistati per supportare l’economia reale dopo la crisi finanziari del 2007-2009.

La Fed continuerà a parlare di continuità nella presenza di tassi bassi, ma il probabile ritocco porterà il range di riferimento a 1.75-2%, un livello comparabile o superiore a quello predominante tra il 2001 e il 2004 dopo il collasso della bolla sui titoli del Nasdaq e gli attacchi dell’11 settembre a New York e a Washington. Il costo del denaro negli Usa sta gradualmente riportandosi su livelli neutrali e questo è un bene per l’intero pianeta perché le banche centrali devono ricostruire i margini di manovra necessari per affrontare la prossima recessione.

A cura di: Rocki Gialanella

Parole chiave:

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