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Una fragile tecnologia

28/07/2018

Abbiamo già visto che gli investitori stanno chiedendo sempre più potenziale di crescita ai titoli sui quali più hanno puntato in questo 2018. In primo luogo i famigerati Fang (Facebook, Amazon, Netflix e Google), sono spesso caricati di aspettative forse irrealistiche. In condizioni normali nessuno, infatti, avrebbe considerato i dati trimestrali appena usciti come deludenti, ma ciò non ha impedito di registrare un calo tale da portare i titoli da un P/E storico di 33,7 circa a 27,5 nel giro di due sessioni. A livello forward si scambia intorno a 21, Facebook, però, è largamente l'azione del gruppetto preso in considerazione più economica, mentre Amazon scambia ancora con un P/E storico superiore a 232 e uno forward intorno a 50.

In pratica si è creata una dualità secondo la quale i mercati sono disposti sì a operare un continuo rerating delle azioni più promettenti, ma tale fiducia non è più data al buio in quanto, trimestre per trimestre, il pubblico si aspetta profitti straordinari e guidance di crescita altrettanto forti. Niente di meno viene lasciato passare, un fenomeno che può essere definito come un salto dalla preferenza per il growth all'hyper-growth.

Non sorprende infatti che sempre meno pezzi dell'information technology e dei servizi legati a internet (ad esempio tecnicamente Amazon è collocata all'interno dei consumer discretionary), raccolgano la maggior parte dei flussi verso questo vitale comparto dell'economia globale. È stato spesso sottolineato come da sole le azioni Fang abbiano praticamente generato l'intero movimento al rialzo dell’S&P 500 quest'anno.

Il discorso in realtà non è del tutto esatto, in quanto nel resto del listino vi sono stati molti altri titoli che hanno visto movimenti spettacolari, compensati da altri che hanno fornito rendimenti negativi. È comunque impressionante notare che se al gruppo aggiungiamo anche Apple otteniamo oltre l'11% della capitalizzazione del principale mercato azionario del mondo.

Ancora più impressionante è il contrasto con altri pezzi di questo vasto insieme. Prendiamo ad esempio il Philadelphia Semiconductor Index (Psi d'ora in avanti), il principale benchmark dei colossi dei microchip statunitensi. Al suo interno sono quotati player dominanti nei loro mercati come Qualcomm, Intel, Applied Materials e Nvidia. Non solo: i semiconduttori sono stati negli ultimi anni uno dei segmenti più vitali dell'economia globale, con un fatturato nell’intero pianeta che dovrebbe superare quest'anno 460 miliardi di dollari, un valore che si è raddoppiato in meno di un decennio. Solo nel secondo trimestre del 2018 i profitti di queste aziende negli Usa dovrebbero essere cresciuti di circa il 39-40%, una cifra a dir poco sontuosa.

Si tratta peraltro di un comparto con prospettive di crescita strutturali a dir poco colossali, visto l'avvento dell'internet of things, e con barriere all'entrata non indifferenti in termini di livello tecnologico e cape. I microchip, infatti, tuttora rimangono il terreno quasi esclusivo dell'America, di qualche colosso coreano, giapponese e taiwanese. Si stima in generale che la Cina sia ad almeno un decennio di distanza dal solo pensare di diventare una potenza in tale ambito.

Eppure il Psi quest'anno ha messo segno finora una performance discreta, con un aumento nella fascia alta della singola cifra, ma nulla di più, dopo essere salito di oltre il 150% dai minimi del 2016 ai massimi storici della scorsa primavera. La ragione alla base di ciò sembra che stia nel fatto che probabilmente il trend contingente della domanda di semiconduttori sta rallentando, cosa peraltro fisiologica dopo un quinquennio mostruoso.

Tutti questi elementi ci dicono una cosa: Wall Street è pronta a un serio derating. Il che non vuole dire che ci sia un crash imminente e con buoni numeri di crescita si potrebbe addirittura salire. Ciò che però è probabile è che se i profitti delle darling del mercato dovessero mostrare un robusto andamento, al massimo si avrebbero rendimenti in linea con gli incrementi dei risultati societari, con la possibilità concreta anche in tale caso di sperimentare una modesta contrazione dei multipli. Di fronte a qualsiasi cosa che puzzi anche vagamente di delusione la suddetta contrazione è destinata a essere piuttosto robusta.

Non si tratta del tipo di skewness ideale per chi vuole investire.

A cura di: Boris Secciani
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