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Bce: Eurozona ancora in crescita, anche se moderata

13/02/2020

Bce: Eurozona ancora in crescita, anche se moderata

La Bce, nel corso dell’ultima riunione che ha tenuto da dicembre, ha constato la prosecuzione della crescita dell’Eurozona anche se a un ritmo moderato e, comunque, in linea con le sue aspettative. Resta dunque necessario continuare a dare sostegno alla crescita e, di riflesso, all’inflazione. Anche perché, secondo il recente Bollettino della Banca centrale, “la debolezza del settore manifatturiero continua a frenare la dinamica espansiva nell’area. Al tempo stesso il perdurare della crescita dell’occupazione -per quanto ad un ritmo più lento - e l’aumento delle retribuzioni, continuano a sostenere la capacità di tenuta dell’economia”.

Le incertezze sull’economia globale sono un’incognita

Secondo la Presidente Christine Lagarde, anche se “l'economia domestica resta relativamente resiliente", bisogna inquadrarla nell’ambito delle “incertezze che circondano" quella globale, le quali “restano elevate”. In altre parole, non bisogna abbassare la guardia sulla congiuntura poiché, secondo il rapporto, “i rischi per le prospettive di crescita dell’area dell’euro, connessi a fattori geopolitici, al crescente protezionismo e a vulnerabilità nei mercati emergenti, restano orientati al ribasso, sebbene si siano attenuati con il venir meno, in certa misura, dell’incertezza legata al commercio internazionale”.

La politica monetaria favorisce i consumi e gli investimenti

Nel dettaglio, se da una parte scendono le tensioni per quanto riguarda l’interscambio tra Stati Uniti e Cina, dall’altra montano altre incertezze, come quelle legate al coronavirus che – secondo la stessa Lagarde – rappresenta “una rinnovata fonte di preoccupazione”. Alla luce di questa situazione, riporta il Bollettino, nella riunione dello scorso 23 gennaio, la Bce “ha mantenuto invariato il proprio orientamento di politica monetaria”, riconoscendo che “il dispiegarsi delle misure di politica monetaria sta fornendo supporto a condizioni di finanziamento favorevoli per tutti i settori dell’economia. In particolare, l’allentamento delle condizioni di prestito per famiglie e imprese sostiene la spesa per consumi e gli investimenti delle imprese”.

Si aspetta un aiuto importante da politiche di bilancio

Ma una politica monetaria pur estremamente accomodante non è sufficiente, soprattutto perché le armi delle Bce sono quasi esaurite. Per dare maggiore forza alla ripresa, ha suggerito quindi la numero uno della Bce, visti i tassi di interesse così bassi, le politiche di bilancio e strutturali "hanno un ruolo importante da giocare", perché possono "aumentare lo slancio della crescita e rafforzare il potenziale attraverso una più alta produttività", che "sosterrebbe l'efficacia delle nostre misure e aiuterebbe i tassi a risalire di nuovo". Per quanto riguarda le incertezze sull’impatto che può avere sull’economia il coronavirus, Lagarde ha affermato che al momento non ci sono elementi “per poter misurare le conseguenze” sull’economia di questa influenza, anche perché non si sa ancora con quale velocità è destinata a diffondersi o, addirittura, fermarsi.

Segnali di stabilizzazione per l’economia mondiale

Nel complesso, scrive il Bollettino, “l’attività economica mondiale resta moderata, ma vi sono segnali di una stabilizzazione. In particolare, nel terzo trimestre del 2019 l’andamento del settore manifatturiero a livello mondiale si è consolidato, mentre quello del settore dei servizi è rimasto sostanzialmente stabile”.

Meno bond di Stato per italiani, tedeschi e spagnoli

Nel Bollettino è presente un capitolo dedicato a come si sono comportati gli investitori in materia di allocazione del loro risparmio. Tra il primo trimestre del 2014 e il primo trimestre del 2019, il valore dei titoli di debito detenuti dalle famiglie dell'area dell'euro è sensibilmente diminuito, riflettendo in ampia misura le vendite nette realizzate dalle famiglie in un periodo caratterizzato da ingenti acquisti di titoli di debito da parte dell'Eurosistema nell'ambito del Qe. In particolare, la Bce ha sottolineato come “le vendite sono state soprattutto trainate dalle famiglie italiane, che hanno notevolmente ridotto le proprie disponibilità in titoli di debito, sebbene tali consistenze siano comunque rimaste di gran lunga superiori a quelle detenute dalle famiglie negli altri Paesi europei. Le istituzioni finanziarie monetarie e il governo italiano rappresentano gli emittenti principali di tali titoli”.

In concomitanza con i disinvestimenti in titoli di debito - prosegue il bollettino - nell'arco di cinque anni le famiglie dell'area dell'euro hanno acquistato, su base netta, quote in fondi di investimento per 402 miliardi di euro. “Dal momento che nello stesso periodo anche i prezzi di tali titoli sono aumentati in misura significativa - conclude - il portafoglio delle quote in fondi di investimento detenute dalle famiglie è complessivamente cresciuto di 598 miliardi di euro. Tale incremento è in larga parte ascrivibile alle famiglie tedesche, spagnole e italiane, mentre le famiglie francesi hanno evidenziato una lieve tendenza a disinvestire”.

A cura di: Fernando Mancini
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