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Borse: l’importanza del fattore prezzi nel 2022

L’inflazione continuerà a condizionare i mercati. Gli investitori che guardano sul lungo termine, secondo Schroders, dovranno seguire mega trend come il cambiamento climatico, la transizione energetica, il cambiamento demografico, l’innovazione sanitaria, la digitalizzazione, l’automazione.

11/01/2022
Grafico rialzista sostenuto da alcuni tiranti che, a loro volta, sono tenuti da una mano
Analisi sulle prospettive delle Borse mondiali per il 2022

Nel 2022 l’economia globale continuerà a correre e il mercato azionario ne trarrà beneficio. Gli investitori dovranno tenere d’occhio soprattutto due cose: l’incognita inflazione e i prezzi delle società che vogliono mettere nel portafoglio. Le strozzature accusate ne 2021 dalle catene di approvvigionamento sono destinate a diminuire. La storia dimostra, ha osservato Alex Tedder, head e CIO of Global and US Equities di Schroders, che questi problemi tendono ad aggiustarsi abbastanza rapidamente dopo intensi periodi di stress, poiché il mercato risponde a una domanda più alta e ricomincia ad accantonare scorte. Un segnale in questo senso, per altro, arriva dalle tariffe di spedizione delle merci, che hanno già iniziato a scendere rispetto ai recenti picchi.

La spinta inflativa dal comparto energetico

Quest'anno è probabile però che veda ancora il problema ‘inflazione’ condizionare i mercati finanziari. La principale spinta è prevista dal comparto energetico per una serie di cause. Da un lato c’è la ripresa economica che sostiene la domanda di petrolio e di gas proprio in un momento in cui l'offerta non cresce. Diversi Governi, infatti, hanno incoraggiato le compagnie energetiche a investire di più sulle rinnovabili a scapito della spesa destinata all'esplorazione e produzione delle fonti tradizionali. Il risultato è che l'offerta è diminuita ma, quello che è più significativo, è che in molti casi è destinata a ridursi abbastanza rapidamente, in particolare se i Paesi vogliono rispettare i target di emissioni che si sono dati.

Le fonti fossili continueranno a dettare la linea

Sul futuro delle fonti fossili l’opinione di Tedder è chiara: non c'è dubbio che le riserve di petrolio e gas varranno una frazione del loro valore implicito di oggi. Ma, al momento, - sostiene - è l'energia tradizionale a generare flussi di cassa e profitti superiori alla norma. L’interrogativo, in altre parole, resta lo stesso: quale effetto avrà il costo dell’energia sull’economia? I gestori di portafoglio non nascondono di temere che l'inflazione possa rivelarsi più che ‘transitoria’ e, per ora, le prospettive non sono incoraggianti. L'inflazione Usa di ottobre dei prezzi alla produzione (8,6%), è stato uno shock e riflette l'impatto degli aumenti generalizzati: dall'aumento dei prezzi dell'energia e delle materie prime fino al rapido aumento del costo del lavoro.

Le tensioni dal mercato del lavoro

Le pressioni, oltre dall’energia, arrivano dal mercato del lavoro: una parte significativa di persone, sia negli Usa sia in Europa, deve tornare al lavoro. La conseguente carenza di manodopera ha esercitato una sostanziale pressione sui salari, con una retribuzione media oraria negli Usa in aumento del 5%, destinata ad accelerare ancora dato che i lavoratori rispondono all'aumento dei costi con aumenti nelle richieste salariali. In generale, nonostante la ripresa dell’offerta, la pressione sui prezzi per l’esperto resta acuta e, l'aumento dell'inflazione al consumo al 6,2% (top dal 1982), non sorprende. Sarà quindi difficile vedere un rapido cambiamento di direzione, soprattutto perché lo slancio della ripresa sembra forte in tutte le principali aree del mondo.

Il 2022 anno sfidante per i profitti societari

Per gli utili aziendali, il 2022 sarà sfidante dopo che nel 2021 la loro solida crescita è stata principalmente legata ai massicci stimoli monetari e fiscali e alla scoperta dei vaccini. Tuttavia, l’aumento dei costi deve ancora riflettersi sui mercati. Proprio per questo Tedder vede rischi per l’azionario nel 2022, tenuto conto che le quotazioni sono relativamente elevate (soprattutto negli Usa). È anche possibile che nei prossimi 12 mesi molte aziende siano in grado di trasferire i maggiori costi sui prezzi per i consumatori, che potrebbero trovarlo tollerabile, essendo le finanze delle famiglie in buona salute. Tuttavia, molte imprese, soprattutto nei settori frammentati con scarsa differenziazione di prodotto, non riusciranno ad attuare tale trasferimento. I settori dei consumi discrezionali e industriale sono i più vulnerabili, dato il forte rincaro delle materie prime e l’elevata concorrenza.

I mega trend da seguire nei prossimi anni

Più sul lungo termine l’esperto di Schroders segnala diversi driver strutturali che, probabilmente, impatteranno sui mercati azionari nei prossimi 10 anni e anche oltre. Molti di questi mega trend non sono nuovi, ma la pandemia ne ha accelerato il processo di trasformazione: dal cambiamento climatico alla transizione energetica, dal cambiamento demografico all’innovazione sanitaria, dalla digitalizzazione all’automazione, all’urbanizzazione. Per questi settori, dal punto di vista degli investimenti, le opportunità sono enormi: le imprese esposte in questi campi di attività potrebbero infatti offrire rendimenti nettamente superiori rispetto agli indici azionari tradizionali.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

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