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Federalberghi: imprese del settore turistico provate dalla pandemia

05/01/2021

Federalberghi: imprese del settore turistico provate dalla pandemia

Il 2019 si è chiuso in modo negativo per le imprese attive nel settore del turismo, penalizzate dal crollo delle presenze a causa delle misure restrittive per contenere i contagi della pandemia da coronavirus. Non solo: il comparto è stato praticamente dimenticato dai Decreti ristori, nella prima stesura della legge di bilancio e dal Recovery plan. Solo negli ultimi giorni il loro morale è stato parzialmente risollevato dall’emendamento che, in zona Cesarini, ha inserito nella legge di bilancio un provvedimento specifico per le imprese turistico ricettive, gli stabilimenti termali e gli stabilimenti balneari, offrendo una boccata d’ossigeno in materia di esenzione IMU, credito d’imposta per gli affitti e contributo a fondo perduto.

Il dpcm ha gelato i ricavi del periodo natalizio

Ma nel complesso l’umore degli addetti ai lavori rimane pessimo. Le misure di contenimento varate dal Consiglio dei ministri per il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, costituiscono l’ennesima mazzata sulla testa delle imprese. Perché, ha spiegato, in dieci dei quattordici giorni che vanno da Natale all’Epifania gli italiani sono stati costretti a restare in casa, mentre negli altri quattro è stato in ogni caso vietato uscire dal proprio comune. Si tratta di una beffa clamorosa per tutti quegli imprenditori che si erano fatti in quattro per mantenere gli alberghi aperti nonostante il divieto imposto agli italiani di spostarsi da una regione all’altra, gli impianti di risalita fermi, le terme chiuse, l’obbligo di cenone in camera etc.

Il decreto ha ‘scordato’ gli alberghi

Lo schiaffo finale alle imprese turistiche viene dal decreto che stanzia 650 milioni di euro per tutelare i bar e i ristoranti, ma dimentica completamente gli alberghi, che hanno subito danni ancora maggiori sia durante il picco dell’emergenza sanitaria della scorsa primavera, sia in questa seconda ondata dei contagi. I numeri disegnano una situazione drammatica, il cui contraccolpo riguarderà l’intera economia nazionale nel medio e lungo termine. Bocca mette in evidenza infatti che in un anno normale, tra Natale e l’Epifania, si sarebbero messi in viaggio più di 18 milioni di italiani, attivando un giro d’affari di circa 13 miliardi di euro, con riflessi positivi su tutte le componenti della vacanza: non solo alberghi ma anche trasporti, divertimenti e cibo.

Il crollo delle presenze dei turisti

Invece, secondo il presidente degli albergatori, purtroppo in queste festività di fine anno piove sul bagnato: dopo il lockdown totale di marzo e aprile e l’estate peggiore della storia, durante la quale l’ISTAT ha registrato un calo del fatturato dei servizi di alloggio del 39,1%, la situazione si è aggravata ulteriormente, di pari passo con l’irrigidirsi delle misure restrittive nella parte finale dell’anno. Il calo delle presenze turistiche rilevato dal centro studi di Federalberghi è stato del 60,9% a ottobre, per poi sprofondare a -80,9% a novembre. E il preconsuntivo del mese di dicembre non lascia grande spazio a molte speranze: saremo fortunati, stima Bocca, se ci sarà il 10% delle presenze del 2019.

La crisi condizionerà anche l’avvio del nuovo anno

I decreti ristori, la legge di bilancio e il Recovery plan, tre strumenti di importanza strategica che hanno occupato l’agenda politica delle ultime settimane, secondo Bocca non dedicano al settore l’attenzione che gli sarebbe dovuta in ragione del peso esercitato all’interno dell’economia nazionale e dei gravi danni subiti a causa della pandemia. Le strutture ricettive, secondo i dati di Federalberghi, si apprestano ad affrontare il 2021 con una pesante eredità, dopo che il 2020 ha fatto segnare i risultati peggiori della storia, con una perdita di oltre 14 miliardi di euro di fatturato e 243 milioni di presenze.

A cura di: Fernando Mancini
Parole chiave: turismo, crisi, dpcm, associazione
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