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Italia: a sorpresa l’economia va meglio del previsto

Prometeia corregge le stime sulla crescita della nostra economia, al 2,9 per cento, nonostante la guerra, l’elevata inflazione e la minaccia di un blocco del gas russo. La crescita però, precisano gli esperti, avrà solo una diversa scansione temporale, più forte quest’anno e più lenta nel 2023.

19/07/2022
sede della banca d'italia
Riviste al rialzo le stime del Pil italiano del 2022

La crescita economica italiana potrebbe riservare sorprese positive, sia quest’anno sia nel prossimo, con una performance addirittura superiore alla media dell’Eurozona. È quanto emerge dalla più recente analisi degli esperti di Prometeia, che ammettono che può in effetti sorprendere rivedere verso l’alto le stime mentre nel cuore dell’Europa c’è una guerra, con la minaccia di un blocco delle forniture di energia, e mentre l’inflazione è arrivata sui massimi da 35 anni. Tuttavia, spiegano, l’andamento superiore alle attese dell’attività nella prima parte dell’anno e l’aspettativa che i prezzi dell’energia possano aver toccato i massimi li inducono a rialzare le loro previsioni per il 2022.

La crescita avrà una diversa scansione temporale

Nel rapporto di luglio le stime Prometeia indicano per quest’anno una crescita del Pil del 2,9%, dato corretto al rialzo dal +2,2% indicato appena lo scorso marzo. Ma una domanda è d’obbligo: le cose vanno davvero meglio del previsto nel nostro Paese? Non esattamente. Anche perché, spiegano, gli effetti dell’inflazione sulle famiglie e degli aumenti delle tariffe energetiche sulle imprese inizieranno a farsi sentire davvero solo nella seconda metà dell’anno e, in particolare, nel 2023 (anno per il quale la stima del Pil era del 2,5%, ora invece è all’1,9%). Di riflesso, la crescita cumulata nel biennio considerato, rimarrà identica, ma con una diversa scansione temporale.

Il boom del settore costruzioni e la ripresa del turismo

Gli economisti di Prometeia hanno individuato otto fattori che sono da monitorare per capire dove sta andando la nostra economia. Il primo trimestre dell’anno si è rivelato molto migliore delle attese: gli esperti prevedevano una flessione del Pil dell’1,3%, mentre nell’ultima l’Istat ha certificato un +0,1%. L’industria gode di un portafoglio ordini ancora molto buono e questo ha permesso di traslare sui prezzi di vendita gli aumenti dei costi e ha dunque sostenuto, nonostante le incertezze, l’attività. Il secondo elemento riguarda gli investimenti strumentali e l’export, che sono cresciuti rispetto alla fine del 2021 (rispettivamente +2,3% e +3,5%). A completare il quadro positivo si è aggiunta un’ulteriore forte espansione del settore costruzioni (+5,5% trimestrale), che prosegue il boom grazie agli incentivi. La ripresa del turismo e il desiderio di tornare alla normalità sostengono i servizi.

La spada di Damocle dell’inflazione

Gli impulsi di segno negativo, secondo gli economisti, possono essere tutti sintetizzati nell’aumento dei prezzi. Non solo quelli dell’energia, i cui effetti sono in parte calmierati dagli interventi del Governo, ma anche alimentari e servizi stanno crescendo sensibilmente e ormai più di metà dei prezzi incorpora un’inflazione ben superiore al 2%. Mentre molte imprese riescono a scaricare a valle l’aumento dei costi, le famiglie a reddito fisso sperimentano una fortissima decurtazione del reddito reale. Si pensi che un’inflazione dell’8% per un anno intero equivarrebbe alla perdita di potere d’acquisto di una mensilità. In questo ambito si inserisce il fatto che i corsi del greggio e del gas metano sono da tempo sui massimi livelli: componenti che in giugno hanno spinto l’inflazione italiana all’8%, top dagli anni ’80.

Scendono potere di acquisto e rendimenti degli asset finanziari

Intanto, nel primo trimestre la spesa delle famiglie è scesa dello 0,8% a causa del clima di incertezza gravato dalla nuova ondata della variante Omicron e dalla guerra. L’evoluzione dei consumi, tra reddito reale ridotto dall’inflazione e risparmi accumulati (non per tutti) durante la pandemia, sarà una variabile chiave per definire l’andamento dell’economia del Paese nei prossimi mesi. L’impennata dei prezzi ha messo in movimento anche le Banche centrali e, di fatto, un’anticipazione del percorso rialzista delle politiche monetarie. La prima stretta da parte della Bce è annunciata per luglio, ma i mercati hanno già incorporato tali aumenti innalzando i rendimenti a più lungo termine, con i mercati azionari che hanno conosciuto ampie correzioni. Di fatto, famiglie e imprese oggi sono alle prese con un calo del valore di mercato dei loro asset finanziari e un aumento dei tassi sui prestiti.

Nessuna recessione, ma nel secondo semestre ci sarà la frenata

L’economia italiana vivrà quest’anno sulla spinta di quanto consolidato nel primo semestre. Prometeia, infatti, anticipa che nella seconda parte dell’anno la crescita si fermerà, dopo essere cresciuta nel secondo trimestre dello 0,5% congiunturale (stime), performance che permette di calcolare al 3% la crescita acquisita per l’intero 2022. Per ora, comunque, gli esperti non prevedono alcuna recessione tecnica (due trimestri consecutivi in negativo) perché ritengono che nei mesi estivi il contributo di turismo e servizi, oltre che delle costruzioni, possa bilanciare la caduta dell’industria e dei consumi di beni. Contributo che, invece, non sarà sufficiente nei mesi autunnali, quando si potrà registrare una contrazione del Pil. Nel 2023 potrebbe esserci una nuova ripresa, anche se il trascinamento negativo dal 2022 (inflazione e caro energia) taglierà la crescita media all’1,9%.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

prometeia economia italia
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