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Tassi: crescita globale più debole potrebbe evitare nuovi rialzi

Nello scenario centrale di Schroders non sono previsti nuovi rialzi dei tassi, perché la crescita economica più debole dovrebbe spingere le Banche centrali a mantenere prudenza pur continuando a monitorare l’inflazione. Eurozona, Giappone e Regno Unito risultano più vulnerabili agli shock energetici.

27/05/2026
installazione di pannelli fotovoltaici
Analisi di Schroders sull'impatto della guerra in M.O. nella politica monetaria globale

Le tensioni in Medio Oriente e il rialzo dei prezzi dell’energia stanno rapidamente modificando le prospettive dell’economia mondiale. Il quadro economico globale, secondo David Rees, head of global economics di Schroders, è infatti diventato più complesso rispetto alle attese iniziali e il conflitto in Iran rischia di alimentare nuove pressioni sui prezzi. In altre parole, l’aumento dei costi energetici avrebbe già aggiunto circa un punto percentuale all’inflazione globale. Ora c’è il rischio, stima l’esperto, che uno shock prolungato renda più persistente le pressioni inflative i cui effetti sono tutti da valutare.

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Non solo energia: salgono anche alimentari e materie prime

L’impatto non riguarda esclusivamente il petrolio e il gas. Rees sottolinea che le pressioni si stanno estendendo anche ad altri settori. L’aumento dei costi energetici sta influenzando anche i fertilizzanti, mentre non c’è da sottovalutare che alcuni fattori climatici - come la siccità negli Usa e il possibile ritorno del Niño - potrebbero spingere verso l’alto i prezzi agricoli. Questo potrebbe tradursi in una nuova fase di aumento dell’inflazione alimentare nei prossimi anni. Non di meno, anche il manifatturiero mostra segni di pressione: rincari delle commodity e difficoltà nei trasporti stanno incidendo sulle catene produttive asiatiche.

Scenario centrale: niente rialzi dei tassi

Nonostante il peggioramento del quadro, Rees non prevede una recessione globale nel breve termine. Lo scenario base ipotizzato da Schroders vede il petrolio mantenersi intorno ai 100 dollari al barile a tutto il terzo trimestre, per poi scendere gradualmente verso i 70 dollari grazie a una normalizzazione delle forniture. In questo contesto, le Banche centrali manterrebbero un approccio prudente: potrebbero continuare a utilizzare un linguaggio severo sull’inflazione, ma senza procedere a nuovi rialzi dei tassi d’interesse. Secondo Rees, l’indebolimento della crescita dovrebbe infatti ridurre la necessità di ulteriori strette monetarie.

Le aree più esposte allo shock

Gli effetti dell’aumento dei prezzi energetici non saranno uguali in tutte i Paesi. Le regioni più vulnerabili potrebbero essere gli importatori netti di energia, tra cui Eurozona (tra cui spicca l’Italia, la cui dipendenza energetica è di circa il 70-75% contro una media Ue del 55-60%), Giappone e Regno Unito. Più protetti, secondo l’esperto, appaiono invece gli Usa, grazie al loro ruolo di esportatori energetici netti, e la Cina, che dispone di riserve e fonti alternative di approvvigionamento. Anche alcuni mercati emergenti esportatori di materie prime, soprattutto in America Latina, potrebbero mostrare una maggiore capacità di tenuta.

Gli scenari alternativi

C’è comunque molta incertezza. Uno scenario favorevole potrebbe emergere nel caso di una distensione tra Usa e Iran, con una riapertura completa delle rotte energetiche e un’offerta maggiore di greggio. In questo caso il prezzo del greggio potrebbe scendere fino a 50 dollari/barile, riducendo i timori sull’inflazione e creando spazio per futuri tagli dei tassi. Esiste però anche il rischio opposto: un aggravamento delle tensioni potrebbe spingere il petrolio fino a 150 dollari, provocando una forte crescita dell’inflazione e costringendo le Banche centrali a intervenire con nuovi aumenti dei tassi prima di eventuali tagli successivi.

I mercati restano fiduciosi, ma i rischi aumentano

Al momento, secondo Rees, i mercati finanziari, sembrano ancora scommettere su uno scenario relativamente favorevole. Tuttavia, un prolungamento delle tensioni geopolitiche potrebbe cambiare il quadro rapidamente, con rialzi dell’inflazione e dei rendimenti dei bond capaci di pesare sulle prospettive economiche globali.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

tassi banca centrali crescita globale
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