- SEI UN CONSULENTE FINANZIARIO AUTONOMO?
- Scopri i vantaggi del nostro servizio
Economia: avvio 2026 meglio del previsto, ma pesano energia e inflazione
L’inflazione sale al 2,8 per cento, spinta da energia e alimentari, con stime intorno al 3 per cento nel 2026. Il mercato del lavoro mostra segnali di indebolimento e possibili effetti dell’aumento dei costi su prestiti e investimenti. Il Governo rivede in calo la crescita e al rialzo il deficit.
L’inizio del 2026 per l’economia italiana – nonostante i venti di crisi che si registrano a livello globale e il quadro geopolitico tutt’altro che tranquillo - è andato meglio delle attese. Nel primo trimestre, secondo le stime preliminari dell’Istat, il Pil è cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,7% su base annua, mentre gli analisti prevedevano una crescita più contenuta. A sostenere la congiuntura sono state soprattutto le esportazioni, cresciute più delle importazioni. In particolare, ricorda un’analisi di Prometeia, le vendite di navi e prodotti farmaceutici hanno aiutato l’export verso gli Stati Uniti, anche se il ritmo di crescita resta comunque inferiore rispetto al 2025.
Industria ancora debole
Dietro al dato positivo del Pil c’è un settore industriale che continua a mostrare segnali di discontinuità, di fragilità. Nel primo trimestre, infatti, la produzione industriale è scesa dello 0,2%. Ma, dopo il calo accusato in gennaio, in febbraio e marzo l’attività ha mostrato una ripresa, trainata principalmente dai beni strumentali. Quella di potrebbe essere legata allo smaltimento degli ordini accumulati nei mesi precedenti. Intanto le tensioni internazionali e il rincaro del componente energia iniziano a pesare. Gli effetti della guerra in Iran si riflettono soprattutto sul clima di fiducia delle famiglie, peggiorata da inizio marzo, e in misura minore su quello delle imprese.
Nel secondo trimestre, stando a Prometeia, la crescita economica potrebbe frenare leggermente, con variazione negativa dello 0,1%.
Inflazione in forte aumento
Nel frattempo, il fantasma dell’inflazione si sta agitando: ad aprile è salita molto, con l’indice dei prezzi al consumo passato dall’1,7% di marzo al 2,8%, mentre l’indice armonizzato europeo ha toccato il 2,9%. A spingere sono soprattutto l’energia e gli alimentari freschi. Le variazioni della prima voce, che nei mesi precedenti erano in calo, sono tornate positive, mentre i prezzi degli alimenti non lavorati sono saliti del 6%. L’inflazione ‘core’ (che esclude energia e alimentari freschi) è invece calata leggermente grazie alla frenata dei prezzi nei servizi. Tuttavia, gli esperti stimano che nei prossimi mesi il rincaro dell’energia si trasferirà progressivamente su tutta la filiera produttiva. Prometeia per il 2026 prevede un’inflazione media attorno al 3%.
Mercato del lavoro in rallentamento
Anche il mercato del lavoro mostra segnali di raffreddamento. A marzo gli occupati sono diminuiti di 12mila unità mensili e di 30mila sullo stesso mese del 2025. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,2%, ma il dato – invitano gli esperti - va letto con cautela: il calo non deriva da una crescita dell’occupazione, bensì dall’aumento delle persone inattive che hanno smesso di cercare lavoro. Nel frattempo, continua la crescita dei prestiti bancari: quelli alle famiglie sono aumentati del 2,7%, sostenuti soprattutto dai mutui immobiliari. Anche i finanziamenti alle imprese sono saliti, probabilmente perché molte aziende stanno cercando di anticipare possibili aumenti dei costi e dei tassi. Tuttavia, è probabile che l’incertezza internazionale e il rischio di condizioni di credito più rigide, nei prossimi mesi, potrebbero frenare nuovi investimenti.
Governo: crescita rivista al ribasso
Il Governo, nel Documento di Economia e Finanza presentato ad aprile, ha rivisto al ribasso le stime di crescita per il 2026-28 (taglio complessivo di 0,4 punti percentuali) e al rialzo (di 0,5 punti percentuali) quelle sul deficit pubblico. Nonostante ciò, il rapporto deficit/Pil dovrebbe restare sotto il 3% e continuare a diminuire nel 2027 (al 2,8%) sino a toccare il 2,1% nel 2029, mentre il debito pubblico è destinato a salire al 138,6% nel 2026, prima di iniziare una lenta discesa negli anni successivi. Con un rapporto così elevato, secondo Prometeia, lo spazio fiscale resta limitato e questo riduce la possibilità di introdurre ulteriori misure di sostegno, oltre al miliardo di euro già stanziato.
Parole chiave:
Articoli correlati