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Schroders: la Bce amplia il QE, tassi fermi fino al 2024

23/12/2020

Schroders: la Bce amplia il QE, tassi fermi fino al 2024

La Bce ha confermato la propria politica di sostegno all’economia dell’Eurozona perché, sebbene il rimbalzo delle attività nel terzo trimestre sia stato più forte delle attese e le prospettive per i vaccini siano incoraggianti, la pandemia pone seri rischi per l'economia dell'eurozona e per l'economia globale. Lo ha affermato la stessa Presidente, Christine Lagarde, sottolineando che per l'economia dell'area è prevista una flessione nel quarto trimestre e l'impatto sarà più protratto di quanto previsto in precedenza. Dunque, come promesso nel precedente consiglio direttivo, nel meeting di dicembre ha annunciato ulteriori stimoli per sostenere la ripresa. Ciò fa seguito alle nuove restrizioni introdotte dai Paesi il mese scorso per limitare la diffusione del Covid-19.

I nuovi stimoli annunciati dall’Eurotower

Per la precisione, il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme) verrà incrementato di 500 miliardi, per un totale di 1.850 miliardi e questi acquisti verranno estesi almeno fino alla fine di marzo 2022 (all’origine sarebbero dovuti terminare nel secondo trimestre del prossimo anno e il programma QE sarebbe di conseguenza passato da circa 330 miliardi per trimestre a solo 60 miliardi per trimestre). Invece la Bce ha rinnovato il Qe, che continuerà al ritmo di 20 miliardi al mese finché necessario per rafforzare l'accomodamento monetario. Ha invece lasciato invariati i tassi, allo 0% quelli sulle operazioni di rifinanziamento principali, allo 0,25% quelli sulle operazioni di rifinanziamento marginale e a -0,50% sui depositi presso lo sportello ufficiale.

La Bce aspetta che si spenda il Recovery Fund

L'aumento annunciato dalla Bce, secondo Azad Zangana, economista di Schroders, implica che, se ripartiti in modo uniforme, gli acquisti passeranno da 370 miliardi nel quarto trimestre a 430 miliardi nel primo e secondo trimestre del prossimo anno. Tra il terzo trimestre del 2021 e il primo trimestre del 2022 scenderanno poi a 160 miliardi. In definitiva, sottolinea, sembra che la BCE non voglia che il QE rallenti prima che i Governi dell'UE abbiano avuto la possibilità di iniziare a spendere il Recovery Fund. Attualmente il processo di accordo e di distribuzione dei fondi è stato contrastato da Ungheria e Polonia, ma gli esperti prevedono che venga raggiunto un accordo tra l'UE e questi due Stati o che, al massimo, il resto dell'Ue faccia pressioni per escluderli.

L’incognita del rapido aumento del debito pubblico

Benché Largade abbia assicurato che la dotazione del Pepp possa essere ricalibrata ulteriormente, se necessario, per assicurare che le condizioni rimangano largamente accomodanti, i mercati sono rimasti delusi dall’entità dell’incremento negli acquisti, come rivelano i rendimenti dei bond sovrani leggermente aumentati e l’euro che si è apprezzato rispetto al dollaro. Tuttavia, secondo Zangana, l’estensione del programma di quantitative easing e le misure di liquidità varate suggeriscono che i tassi d’interesse non verranno alzati almeno fino al 2024. Anche perché, spiega, con i livelli di indebitamento pubblico in rapido aumento, la BCE potrebbe essere costretta a continuare ad aggiungere stimoli anche solo per non rischiare un’altra crisi del debito sovrano.

A cura di: Fernando Mancini
Parole chiave: bce, pepp, qe, eurozona
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