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T. Rowe Price: diseguaglianze di reddito in aumento

10/07/2020

T. Rowe Price: diseguaglianze di reddito in aumento

Le disuguaglianze di reddito sono una delle questioni socio-economiche più critiche. Lo sostiene Roy Adkins, analista di T. Rowe Price, precisando che, sebbene varino molto a livello globale, “il coefficiente di Gini (che misura la distribuzione del reddito e la disuguaglianza) indica che nel mondo la popolazione vive, in media, in Paesi dove le disparità si stanno inasprendo”. Se questo trend continuerà, le conseguenze saranno notevoli, come “un maggiore indebitamento, curve dei rendimenti più ripide, inflazione, tasse più alte per le società e restrizioni più forti al commercio”. E comunque, aggiunge, “creerà anche opportunità a livello settoriale, in quanto le abitudini nei consumi cambieranno e aumenterà la domanda per beni e servizi più economici”.

I driver: tasse, concentrazione imprese, part-time e outsourcing

Secondo Adkins sono diversi i driver dietro le disuguaglianze. Uno è la diminuzione degli effetti redistributivi delle tasse, in quanto le regole di accesso ai benefit sono diventate più stringenti e l’aliquota fiscale applicata all’1% più benestante della popolazione è scesa. Un altro elemento è il fatto che molte industrie sono diventate più concentrate, consolidando il potere economico nelle mani di un numero più ridotto di imprese. Anche i cambiamenti nel lavoro, inclusa l’automazione degli impieghi non qualificati e l’incremento dei part-time e del lavoro a breve termine, hanno contribuito a una maggiore disuguaglianza. Nelle economie avanzate, inoltre, ciò è stato ulteriormente esasperato dall’outsourcing della manifattura in Paesi con salari inferiori.

Coefficiente di Gini: l’Italia a metà strada secondo l’Ocse

Il coefficiente di Gini è una misura della disuguaglianza di reddito che condensa la distribuzione complessiva del reddito di un Paese in un unico numero compreso tra 0 e 1: più è alto il coefficiente, più è elevata la disuguaglianza di reddito. Secondo le statistiche dell’Ocse il Sudafrica ha il coefficiente maggiore in assoluto, mentre tra i Paesi avanzati quello più alto appartiene agli Stati Uniti. L’Italia, secondo i dati aggiornati al 31 dicembre dello scorso anno, si colloca quasi a metà classifica tra i 39 Paesi monitorati: al 21.mo posto, dopo la più virtuosa Estonia e prima dell’Australia.

Le disparità salariali incentivano il populismo

Gli investitori devono tenere a mente come le diseguaglianze possono impattare sull’economia. L’Fmi, per esempio, ha osservato che un incremento dell’1% nel reddito della classe più ricca, può ridurre la crescita del Pil di un Paese dello 0,08% per i 5 anni successivi. All’opposto, un aumento di reddito sempre dell’1% per la classe media e meno abbiente può incrementare la crescita del Pil dello 0,38%. “Questo perché – secondo l’analista - la disuguaglianza di reddito crea anche disuguaglianze di opportunità, in quanto impedisce alle persone con bassi redditi di investire nella propria salute ed educazione”. Queste disparità, aggiunge, favoriscono anche “la competizione per le risorse statali e ciò crea volatilità politica che, a sua volta, può alimentare le cause populiste e inasprire le divisioni sociali”.

La volatilità politica porta ad un maggiore indebitamento

La volatilità politica in genere contribuisce ad una maggiore spesa pubblica, poiché i populisti - sia di destra sia di sinistra - chiedono una maggiore mobilità sociale e più uguaglianza. E questo di solito comporta un maggiore indebitamento, curve dei rendimenti più ripide, politiche monetarie più accomodanti, aspettative sull’inflazione in aumento. Ha anche creato, sottolinea Adkins, “ostilità nei confronti del commercio, con il risultato che le multinazionali probabilmente andranno incontro ad una maggiore regolamentazione e tassazioni più stringenti”. Per i consumi sono prevedibili nuove opportunità: se la mobilità e l’occupazione si riducono, c’è infatti da aspettarsi un aumento della domanda di soluzioni per il tempo libero convenienti, innovazioni nel turismo e nell’industria dell’intrattenimento alla portata di tutti.

Come le disuguaglianze influenzano gli investimenti

Le disuguaglianze di reddito rappresentano una considerazione chiave della componente ‘sociale’ dei fattori ESG e, di conseguenza, hanno un’influenza sostanziale sulle decisioni di investimento. Per questo, conclude l’analista, “assisteremo ad ulteriori cambiamenti delle politiche sulle disuguaglianze sociali come risposta da parte dei Governi all’avanzata di nuove richieste e le aziende che si adatteranno a tali cambiamenti costituiranno per noi opportunità di investimento da monitorare e integrare nelle nostre analisi e valutazioni”.

A cura di: Fernando Mancini
Parole chiave: diseguaglianze, reddito, populismo
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