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Inflazione: vaccini, l’effetto delle diseguaglianze tra Paesi

I ritardi di alcuni Paesi emergenti nelle vaccinazioni anti Covid hanno ripercussioni sull’inflazione anche nei mercati sviluppati, a causa delle strozzature nelle catene di approvvigionamento. Il rischio, secondo gli esperti di Schroders, è che l’inflazione sia più duratura del previsto.

15/10/2021
Analisi correlazione tra economia e inflazione globale con i ritardi nelle vaccinazioni

C’è una stretta relazione tra tasso di vaccinazione contro il Covid-19 e andamento dell’economia mondiale e, in particolare, tra i ritardi denunciati da molti dei Paesi emergenti nella lotta contro la pandemia (in molti casi anche per quanto riguarda la prima dose) e le montanti pressioni inflative nei mercati sviluppati. È quanto emerge da un’analisi di Tina Fong, strategist di Schroders, che prende spunto dal fatto che mentre i Paesi con tassi di vaccinazione più alti iniziano a iniettare la terza dose, altre parti del mondo fanno ancora fatica a distribuire la prima. Non c’è solo il dovere morale di fornire più vaccini ai Paesi con bassi tassi di vaccinazione, ma c’è anche un interesse ‘diretto’ dei Paesi più emancipati nell'aiutarli su questo fronte.

A livello economico, vaccinando gran parte della popolazione questi ultimi sono infatti riusciti a riaprire, spingendo le previsioni di crescita. Al contrario, le economie con bassi tassi di vaccinazione sono spesso costrette a adottare strategie ‘Zero Covid’ (risultando vulnerabili a nuove ondate di contagi). Di riflesso, si sottovaluta il fatto che la distribuzione ineguale dei vaccini stia impattando sulle catene di approvvigionamento globali con effetti nefasti sull’inflazione in tutto il mondo. I primi segnali ci sono già. Con l’avvicinarsi del periodo natalizio, i venditori al dettaglio stanno già avvisando di potenziali carenze e aumenti dei prezzi su alcuni prodotti come i giocattoli, i chip e quelli del settore dell’abbigliamento.

L’impatto rischia di essere più duraturo

La variante Delta, in assenza di vaccini, ha spinto alcuni Paesi a reintrodurre alcune restrizioni, determinando colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento (tramite un allungamento dei tempi di consegna e costi più alti per produzione e trasporto). Se finora le tensioni sui prezzi correlate a queste strozzature sono state spesso considerate temporanee, le continue disruption legate al Covid potrebbero significare che l’impatto sull’inflazione sarà più duraturo. Alcuni emergenti, ha osservato Fong, hanno fatto grandi progressi nelle vaccinazioni, ma resta un ampio divario con i Paesi sviluppati. Pur contando per metà dell’export mondiale, solo il 28% della popolazione dei Paesi emergenti ha ricevuto due dosi, rispetto al 57% nelle economie avanzate.

India e Vietnam

La realtà più dolente è in Asia, con Vietnam e India (tra i maggiori esportatori della regione) che hanno meno del 20% della popolazione vaccinata con due dosi. Tuttavia, mentre l’India ha un’immunità di gregge elevata, a causa delle devastanti ondate, il basso tasso di vaccinazione del Vietnam probabilmente limiterà la sua capacità di rimuovere le restrizioni. Le autorità vietnamite hanno dovuto chiudere alcune fabbriche a causa del recente aumento dei contagi, con un impatto sul settore abbigliamento e calzature (il Paese è il secondo esportatore al mondo di questi beni). Per esempio, nel 2020 gli USA hanno importato dal Vietnam più del 20% dell’abbigliamento. I principali brand USA, come Nike, hanno già segnalato ritardi, carenze e un possibile aumento dei prezzi.

Taiwan, le conseguenze della crisi dei chip

Taiwan, invece, è uno dei principali esportatori di componenti per i circuiti elettronici. L’offerta di chip da Taiwan ha sofferto di carenze di acqua ed elettricità e il Covid ha ulteriormente peggiorato il quadro, con un effetto domino sulla produzione di altri beni di consumo. In particolare, negli USA le auto nuove e usate hanno alimentato il tasso di inflazione ‘core’ (oggi sui massimi storici), con i prezzi delle auto usate spinti al rialzo proprio dalla carenza di offerta di nuovi veicoli. Se da una parte le pressioni sui prezzi nel settore auto sembrano aver raggiunto il picco, dall’altra, secondo Fong, siamo ancora lontani da una riduzione dell’impatto delle carenze di chip. Probabilmente, sostiene, questo tipo di pressioni inflative permarrà nel 2022.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

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