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Infrastrutture, riparte la corsa

13/04/2017

Per anni il settore delle infrastrutture è stato uno dei più derelitti: da una parte gli investimenti degli stati, che sono alla base della crescita di questo comparto, sono stati a livelli minimi, a causa di politiche di austerità che hanno colpito più o meno tutto il mondo, dall’altra la crisi di segmenti come l’oil&gas e i trasporti marittimi ha messo in difficoltà alcuni degli utilizzatori più importanti di infrastrutture.

Da alcuni mesi a questa parte, però, si assiste a un cambiamento non da poco: in quasi tutto il pianeta c’è un ritorno fortissimo di investimenti in infrastrutture. È da considerare che i fondi comuni specializzati nell’equity infrastructure sono decine e, dopo anni non facili, hanno quasi tutti ripreso a correre.

Vediamo quali sono i punti più caldi del globo in questo campo.

Stati Uniti. Nonostante il paese sia tuttora largamente la maggiore e più avanzata economia del mondo, gli Usa stanno letteralmente crollando a pezzi. C’è una necessità enorme di strade, ferrovie, impianti di stoccaggio, impianti legati alla new economy. La candidatura di Donald Trump alla presidenza si basava sull’avvio di un forte piano di costruzione e rimodernamento delle infrastrutture del paese e, una volta eletto, il nuovo inquilino della Casa bianca ha affermato di volere mantenere questa promessa.

Sulla base dei primi calcoli lo stato americano dovrebbe investire almeno 1.000 miliardi di dollari, ma c’è chi pensa che questa cifra sia stata sottostimata che sia necessario quadruplicarla. Probabilmente quest’ultima valutazione è eccessivamente ottimistica, ma è indubbio che una bella valanga di dollari si abbatterà sull’industria nei prossimi mesi.

India. Il paese ha avviato con grande forza la via della modernizzazione e oggi con una crescita del Pil superiore al 7% annuo è tra le grandi economie la più dinamica del mondo. È  importante notare che questa nazione sta beneficiando della serie di riforme attuate dal governo Modi, in particolare l’importante disegno di legge Gst, che semplifica tutta la pletorica normativa fiscale. L’India è anche pronta a trarre vantaggio dalla rapida digitalizzazione dell’economia, in un momento in cui la connettività internet migliora e la penetrazione degli smartphone sta aumentando, aprendo nuove possibilità di business e contribuendo a migliorare la produttività.

Attualmente il governo investe in infrastrutture il 9% del Pil, con alcuni obiettivi, come la totale elettrificazione del territorio, che sono considerati semplicemente vitali. Per le aziende che operano in questo campo è una delle opportunità globali più importanti.

Europa. Finora il Vecchio continente è stato la Cenerentola in fatto di investimenti e di costruzione di nuove infrastrutture. Ha prevalso su tutto la politica di austerity imposta dall’Unione Europea e gli stati si sono trovati negli ultimi anni a fare i conti con pesanti problemi di bilancio.

Oggi è certamente presto per affermare che c’è un’inversione di marcia netta, ma è indubbio che il clima che si respira è completamente diverso rispetto a solo un anno fa. Da una parte la paura dei partiti populisti sta salendo e i politici al potere stanno cercando di ingraziarsi gli elettori con politiche economiche più aperte, che migliorino il livello dell’occupazione, dall’altra in molti paesi (Germania, Italia, Regno Unito quelli messi peggio) la necessità di rimodernamento è impellente. Di conseguenza anche in questa parte del mondo ci si aspetta un’ondata di investimenti e le azioni delle maggiori aziende che operano in questo settore hanno ripreso a crescere dopo anni molto grigi.

A cura di: Alessandro Secciani
Parole chiave: infrastrutture, usa, india, europa
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