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I grandi nel 2018, chi salirà, chi scenderà

15/11/2017

Dopo un anno come il 2017, che si sta rivelando come uno dei migliori periodi dell’ultimo decennio per quasi tutte le aree geografiche principali e per buona parte dei settori finanziari, cominciano ad arrivare le previsioni per il 2018. Secondo le proiezioni, l’anno che verrà non ripeterà il boom dei 12 mesi che stanno finendo, ma viene confermato il trend ampiamente positivo per quasi tutte le più importanti economie mondiali e per la maggior parte delle asset class.

Qualche scricchiolio comincia a sentirsi nell’obbligazionario, da una parte compresso ancora da tassi di interesse bassissimi, dall’altra minacciato dall’azione di rialzo degli interessi intrapresa dalla Fed e dall’inizio della fine del quantitative easing avviato dalla Bce.

Ma vediamo, secondo il Fondo Monetario Internazionale, considerato la fonte più attendibile a livello mondiale, che cosa dovrebbe accadere nell’anno che verrà per i maggiori paesi del globo, che hanno il ruolo di driver dell’economia mondiale. In un altro articolo saranno esaminate le prospettive delle maggiori economie europee.

Usa (sostanzialmente stabile). Secondo gli analisti dell’Fmi, la più importante economia mondiale dovrebbe passare da una crescita stimata del Pil nel 2017 del 2,2% al 2% nel 2018. Si tratta di un risultato che può essere letto in maniera molto diversa a seconda delle aspettative: per gli Stati Uniti è un livello di crescita abbastanza modesto, anche se con i tempi che corrono e soprattutto con un rialzo dei tassi in corso è tutt’altro che male. Certo le speranze di una crescita tumultuosa spinta dai provvedimenti dell’amministrazione Trump sembrano abbastanza messe in soffitta.

India (buona crescita). Il paese, che oggi rappresenta uno dei driver fondamentali della crescita globale, viene da un anno certamente positivo, ma meno di quanto gli analisti si aspettassero 12 mesi fa. Nel corso del 2017 la crescita dovrebbe essere del 6,7%, certamente un ottimo livello, ma inferiore al 7,1% registrato alla fine del 2016. Nel 2018, invece, con +7,4% dovrebbe riprendere la corsa del subcontinente sulla spinta delle riforme avviate dal governo Modi.

Cina (sostanzialmente stabile). Il paese, che ha appena riconfermato alla guida il presidente del partito Xi Jinping, dovrebbe chiudere il 2017 con un risultato nettamente migliore di quello previsto dagli analisti all’inizio dell’anno: + 6,8%. Nell’anno venturo l’output complessivo dovrebbe attestarsi intorno al +6,5%, un risultato certamente notevole, considerando che ormai le dimensioni dell’economia guidata da Pechino sono enormi e che il gigante asiatico è diventato una superpotenza.

Inoltre il paese è nel pieno di una transizione molto importante, che dovrebbe portare l’economia  a una crescita qualitativa: non soltanto dovrebbero essere incrementati i consumi interni, ma potrebbero aumentare in maniera significativa gli investimenti in tecnologia e in l’innovazione; previsti incrementi anche per settori chiave come le assicurazioni e la cura della salute. Anche lo yuan è considerato in un trend di stabilità. Restano ancora diversi problemi da risolvere, ma nessuno pensa che il 2018 sarà un anno difficile per Pechino.

Brasile (buona ripresa). Il paese è appena uscito da una serie di anni da vero e proprio incubo, con crisi economica, finanziaria e politica contemporaneamente. Nel 2015 e nel 2016 il Pil era sceso rispettivamente del 3,8% e del 3,6%. Nel 2017 è iniziata una piccola riscossa, con l’inflazione che è ritornata su livelli di quasi normalità (la Banca centrale ha ribassato i tassi di 100 punti base) e soprattutto è ripartita l’economia. Quest’anno si dovrebbe chiudere con un +0,7% e il prossimo si potrebbe arrivare al +1,5%. E si tratta di una buona notizia per tutta l’America latina.

Giappone (in calo). Nonostante le politiche espansive portate avanti dal governo Abe, peraltro riconfermato trionfalmente alle ultime elezioni politiche, il Giappone fa molta fatica a riprendere una vera e propria corsa economica. Il 2017 dovrebbe chiudersi con un incremento dell’1,5%, che per un paese abbastanza immobile come il Sol Levante è un risultato certamente ottimo, ma nel 2018 ci dovrebbe essere una discesa con una crescita prevista più che dimezzata all’ 0,7%.

A cura di: Alessandro Secciani
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