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Un primo sguardo al 2018

08/01/2018

Partiamo dal presupposto che pochi giorni di negoziazioni non vogliono dire assolutamente nulla, in particolare a gennaio, che tende a essere un mese che amplifica un po' il trend generale in corso.

Nei primi tre giorni del 2018 parecchie cose sono successe in seno ai mercati, eventi che finora sono andati in una chiara direzione: uno scenario estremamente positivo. Il mercato azionario a stelle e strisce continua a mettere a segno un record dopo l'altro con l'S&P 500 privo di volatilità e saldamente sopra 2700 punti. A guidare ancora una volta la crescita è il comparto tecnologico, con il Nasdaq Composite sopra 7000 e in rialzo di oltre il 2,5%. La corsa al rialzo dello Standard and Poor’s 500 nelle prime sessioni di negoziazioni del 2018 si è invece fermata all’1,9%.  

L'Europa pure continua ad accodarsi al trend favorevole in atto. Lo Stoxx 600, ad esempio, presenta risultati in linea con quelli del listino statunitense. Nell'alveo europeo prosegue la riabilitazione dell'Italia, con il Ftse Mib in rialzo di oltre il 3% (a oggi Milano  una delle migliori piazze del Mondo). Idem la Spagna, che sembra per il momento essersi lasciata alle spalle i rischi di secessione. La storia di recupero di queste due grandi economie dell’eurozona periferica attualmente appare ben salda nella mente degli istituzionali di tutto il pianeta. Se ci spostiamo in Asia troviamo anche qui benchmark ai massimi storici. Il mercato delle azioni A cinesi è in grande spolvero: lo Shanghai Composite a venerdì 5 gennaio è su di oltre il 2,5%. L'Arci-rivale Giappone è oggi probabilmente la piazza equity più brillante della Terra, con il Nikkei 225 in rialzo di oltre il 4% e ai massimi dal 1991.

Coerentemente con lo scoppiettante andamento delle azioni, il reddito fisso appare stabile con un minimo di calo delle quotazioni nei governativi, mentre si è avverata anche la previsione di un ulteriore svalutazione del Dollaro, che ha superato di nuovo quota 1,20 contro l'Euro. In realtà il biglietto verde non appare in calo solo contro la moneta unica ma anche contro quasi tutte le più importanti divise planetarie, dal Real brasiliano allo Yuan al Dollaro canadese. La rivalutazione ha coinvolto moderatamente, coerentemente con lo scenario preconizzato, anche lo Yen, che mantiene però un profilo di debolezza nei confronti delle altre monete. Il che lo rende oggi più che mai la valuta principe nel finanziamento del gigantesco carry trade globale che sta coinvolgendo praticamente ogni tema esposto alla ripresa globale.

Infine anche il petrolio si è mossa nella stessa direzione con il WTI, per la prima volta da un triennio sopra quota 60 dollari al barile, con conseguenti benefici, a livello di andamento borsistico, per tutta la filiera di questa risorsa, dai giganti integrati ai servizi ai gruppi dello shale oil.

La domanda che sorge spontanea ovviamente riguarda il possibile perdurare del trend rialzista. E' troppo presto ancora per dirlo, tuttavia, la previsione centrale per il 2018 non cambia e sul breve periodo, diciamo nel primo trimestre del 2018, il Toro potrebbe ancora farla da padrone in Borsa. L’insieme di questi fattori aumenta le chance, nei trimestri successivi, di assistere a una frenata non indifferente. Attenzione infatti a non entrare in maniera netta e innegabile nel territorio della Bolla, cosa ancora non avvenuta ma, in prospettiva, non così distante.

A cura di: Alessandro Secciani
Parole chiave: azioni, obbligazioni, petrolio, yen
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