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Il ritorno dell’Italia, il ritorno delle banche

09/01/2018

Il ritorno dell’Italia, il ritorno delle bancheIl quadro economico, secondo il report stilato dall’ufficio analisi economiche dell’Abi e delineato come di consueto insieme agli uffici Studi delle principali banche operanti in Italia, presenta significativi miglioramenti nelle prospettive di crescita, sia a livello mondiale sia, in particolare, per l’Europa e per l’Italia. Rispetto al recente passato i rischi di una revisione al ribasso delle previsioni risultano in calo, permangono tuttavia preoccupazioni, prevalentemente di fonte esterna all’Europa, collegate al permanere di tensioni geopolitiche e alla possibile estensione di politiche protezionistiche.

 La positiva fase ciclica internazionale e la prudenza con cui la Bce ha annunciato di voler agire sulla leva dei tassi, portano a disegnare in questa edizione del Rapporto uno scenario di ripresa e consolidamento della crescita della nostra economia: per il biennio 2017-2018 l’ufficio analisi economiche dell’Abi stima un incremento del Pil dell’1,5% e dell’1,6% per il 2019. Rispetto alle previsioni stilate a luglio dalla stessa istituzione si tratta di un incremento cumulato di 8 decimi di punto, prevalentemente indotto da un’accelerazione nella crescita degli investimenti, che a fine periodo tuttavia non riuscirebbero a compensare il calo registrato negli anni della crisi. I consumi delle famiglie, pur crescendo a ritmi inferiori rispetto agli investimenti, tornerebbero invece sui livelli pre-crisi.

Negativo risulterebbe invece il contributo del commercio estero. Nel complesso, secondo le proiezioni, l’attuale impostazione delle politiche di bilancio dovrebbe permettere di coniugare l’obiettivo di rientro del debito con l’esigenza di sostenere la crescita economica.

In questo scenario di ripresa, le previsioni sui dati bancari registrano un significativo miglioramento, in particolare per quel che attiene la qualità dell’attivo: al 2019 le sofferenze nette sono previste in discesa a 42,5 miliardi di euro, con una riduzione di oltre 40 miliardi di euro: a fine periodo di previsione la loro incidenza sugli impieghi si collocherebbe intorno al 2%, al di sotto della media storica seppur ancora oltre i valori minimi degli anni pre-crisi. Questa riduzione risulta più ampia di quanto previsto fino a qualche mese fa, in virtù delle recenti rilevanti operazioni di cessione degli stock pregressi di crediti deteriorati ma anche di un’accelerazione nel processo di riduzione del tasso di deterioramento dei crediti ritornato sui livelli pre-crisi.

La flessione del rischio e il contesto economico positivo favorirebbero, secondo l’ufficio analisi economiche dell’Abi, una buona vivacità della dinamica dei crediti erogati alla clientela che, tenuto conto delle operazioni di cessione e di cartolarizzazione, dovrebbero crescere a un tasso medio del 2,8%. La redditività del settore bancario trarrà ovviamente beneficio dagli andamenti descritti. In particolare, si registrerà una riduzione dell’incidenza dei costi operativi sui ricavi e una rilevante flessione del costo del rischio. I costi operativi dovrebbero ridursi a un ritmo medio annuo del 4%, favorendo la discesa del cost-income ratio al 63,8% a fine 2019, ben 14 punti percentuali in meno del picco del 2016, anno contraddistinto però da una forte incidenza di componenti di costo straordinarie, e in linea con i valori del biennio 2013-2014.

In ripresa, anche la crescita dei ricavi, seppur su livelli ancora contenuti, soprattutto nella componente del margine di interesse. A seguito degli andamenti descritti, il settore bancario già da quest’anno tornerà a produrre utili, che tenderanno poi a crescere gradualmente senza però raggiungere livelli sufficienti a remunerare adeguatamente il capitale investito: nel biennio 2017-2018 il return on equity (Roe) dovrebbe risultare pari al 2,4% per poi salire nell’anno finale di previsione al 5,2%.

A cura di: Massimiliano D'Amico
Parole chiave: italia, pil, banche, crediti deteriorati
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