Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per conoscere la nostra policy o negare il consenso al loro utilizzo clicca qui. Continuando la navigazione o chiudendo il banner ne autorizzi l'uso.
Scopri gratuitamente il nostro servizio

COMPILA IL MODULO PER ESSERE RICHIAMATO

Se sei interessato al nostro servizio lasciaci i tuoi dati. Un nostro operatore ti contatterà per fornirti gratuitamente e senza impegno tutte le informazioni relative a FondiOnline.it

DATI DI CONTATTO

* Nota: i campi indicati con l'asterisco sono obbligatori

INFORMAZIONI ADDIZIONALI

PRIVACY E CONDIZIONI DI UTILIZZO

Treasury, è davvero un’occasione?

18/05/2018

Il Treasury a 10 anni sta continuando a stupire: pur con il dollaro in un trend di ascesa, a metà giornata del 18 maggio ha fatto registrare il rendimento massimo dal 2011 con il 3,12%. Si tratta del tasso di interesse più alto fornito da un bond di un paese occidentale: persino l’Italia, con i problemi che ha, oggi con il decennale governativo offre una cedola nettamente inferiore: il 2,18%.

A questo punto conviene a un risparmiatore italiano puntare sul Treasury e acquisire un titolo che per un intero decennio garantisce un interesse di tutto rispetto, fornito per di più dalla maggiore economia mondiale? Gli elementi di decisione sono diversi e vanno ponderati con estrema attenzione. Vediamo quelli a favore dell’acquisto e quelli a sfavore.

A favore. Indubbiamente per un europeo mettere in portafoglio un’obbligazione considerata sicura con un rendimento di oltre il 3% è un’occasione quasi imperdibile. Nessun paese sviluppato offre altrettanto e, se si pensa che i migliori bond europei sono ancora abbondantemente sotto l’1% (il Bund tedesco addirittura allo 0,6%), si comprende facilmente quanto sia interessante il Treasury.

Per avere di più è necessario puntare sui paesi emergenti, con i rischi che però questa scelta comporta. Basti pensare che soltanto poche settimane fa i money manager più accreditati puntavano sull’Argentina e compravano a piene mani bond governativi del paese sudamericano, affermando che la presidenza Macrì stava finalmente cambiando tutto. Si è visto che purtroppo la realtà era ben diversa e oggi l’Argentina sta soffrendo in maniera pesantissima. Ma non soltanto: altri paesi emergenti, come Turchia, India e Polonia, pur non avendo crisi conclamate di quel livello, stanno evidenziando qualche problema. Di conseguenza quel 3% proveniente dal titolo governativo del paese più importante del mondo è sicuramente una grossa occasione sui mercati obbligazionari.

Per di più il dollaro sembra avere imboccato un discreto trend al rialzo e per un risparmiatore europeo l’acquisto di un titolo in valuta Usa potrebbe significare aggiungere un’interessante plusvalenza derivante dal cambio. Ovviamente non si può essere certi che nel decennio di vita del titolo il dollaro si rivalutierà sempre e come sarà il mondo nel 2028 non lo sa nessuno, ma è indubbio che con gli elementi che abbiamo oggi a disposizione sul piano valutario per il biglietto verde sono più le positività che le negatività.

A sfavore. Il punto sicuramente meno favorevole per l’acquisto immediato dei Treasury è il rialzo dei tassi in corso da parte della Fed: nel giro di un anno, secondo il consensus di mercato, dovrebbero esserci tre o quattro ritocchi e i Fed Funds, cioè il tasso di riferimento Usa, dovrebbero salire dall’attuale 1,75% al 2,50-2,75%. C’è chi pensa che entro la fine del 2019 si possa arrivare al 3%. Ciò significherebbe che un tasso congruo per i titoli di stato americani tra un anno possa essere intorno al 4%.

In queste condizioni, chi oggi ha comprato dei titoli che rendono “solo” il 3%, rischia di vedere la quotazione del Treasury scendere in maniera proporzionale: ciò che è stato comprato a 100 potrebbe valere 95 (è solo un numero abbastanza casuale, per dare l’idea di ciò che potrebbe succedere) e nel momento in cui il titolo venisse rivenduto sul mercato verrebbero falciati due anni di rendimento al 3%.

Un altro elemento che potrebbe fare salire i tassi futuri e di conseguenza penalizzare chi acquista oggi è la difficile situazione dello stato Usa. Attualmente il deficit federale è il terzo più alto di sempre, ma il taglio delle tasse alle imprese americane aggiungerà altri 150 miliardi all’anno di disavanzo, senza contare le promesse che sono state fatte di costruire nuove infrastrutture per un valore di almeno un trilione di dollari. In queste condizioni lo stato dovrà prendere a prestito sempre più denaro e pagarlo a interessi sempre più alti.

Conclusione. Nella situazione attuale non è facile arrivare a una conclusione certa. Sicuramente per un risparmiatore che voglia tenere fermo il suo portafoglio, arrivare alla scadenza del debito e garantirsi un rendimento che nella situazione attuale è molto alto, comprare è un buon affare. Può darsi che in futuro si possa ottenere di più, ma in finanza nulla è certo. Se al contrario si pensa di vendere tra qualche anno i titoli, sicuramente il rischio è abbastanza alto e il pericolo di annientare in un colpo solo le cedole incassate nel caso che la curva si irripidisse sarebbe concreto.

Una soluzione intermedia potrebbe essere di investire in questa asset class solo una parte dei capitali destinati all’obbligazionario e tenere pronta un’altra fetta da utilizzare tra un anno.

A cura di: Alessandro Secciani
Parole chiave: Treasury, bond, tassi di interesse, Fed
Come valuti questa notizia?
Treasury, è davvero un’occasione? Valutazione: 1/5
(basata su 1 voti)
Qualsiasi decisione di investimento che venga presa in relazione all'utilizzo di informazioni ed analisi presenti sul sito è di esclusiva responsabilità dell'investitore, che deve considerare i contenuti del sito come strumenti di informazione. Le informazioni, i dati e le opinioni fornite all’interno della sezione “news” di questo sito si basano su fonti ritenute affidabili ed in buona fede; in nessun caso, tuttavia, si potrà ritenere che Innofin SIM abbia rilasciato attestazioni o garanzie, esplicite o implicite, in merito alla loro attendibilità, completezza o correttezza. Lo scopo dei dati e delle informazioni divulgate attraverso la sezione “news” del sito è prettamente informativo; esse non rappresentano, in alcun modo, una sollecitazione all'investimento in strumenti finanziari.
« Notizia precedente
Italia, l’incertezza politica resta alta
Notizia successiva »
Strategie islandesi
ARTICOLI CORRELATI
Al posto dei Btp pubblicato il 8 giugno 2018
Usa, la minaccia dei tassi pubblicato il 9 maggio 2018
Segnali tranquillizzanti dall’oro pubblicato il 16 maggio 2018
L’effetto contagio è sempre in agguato pubblicato il 8 giugno 2018
La bolla dei bond è una tesi da sfatare pubblicato il 9 maggio 2018