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Pace temporanea sui dazi tra Usa e Cina

04/12/2018

Pace temporanea sui dazi tra Usa e CinaL’esito delle negoziazioni è stato migliore delle attese, ma le differenze sulla proprietà intellettuale e sul trattamento della tecnologia in Cina probabilmente rappresenteranno degli ostacoli considerevoli per un accordo duraturo

I mercati azionari asiatici e quelli dei futures statunitensi hanno messo a segno un rally dopo la decisione del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump di sospendere l’innalzamento dei dazi su 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi. La tregua temporanea rende più probabile il raggiungimento di un accordo, che finirebbe per avvantaggiare entrambi i paesi.

Le tensioni commerciali avevano innescato una correzione dell’azionario cinese nei mesi scorsi, poiché gli investitori nutrivano timori per le prospettive di crescita degli utili nel comparto imprenditoriale cinese. Una temporanea cessazione delle ostilità, che erano andate sinora intensificandosi, arginerà eventuali ulteriori perdite dovute alla disputa sui dazi. Tuttavia, se non venisse raggiunto un accordo nei 90 giorni di tempo concordati, Trump darebbe seguito alla minaccia di innalzare il prelievo doganale dal 10% al 25%. In questa eventualità, secondo le stime di Fidelity, andrebbe compromesso lo 0,7% della crescita del PIL cinese nel 2019 rispetto alla riduzione dello 0,5% attesa per il momento come conseguenza dei dazi già imposti.

È possibile che il deal rifletta un Presidente Usa indebolito dopo le elezioni di Mid-Term e più consapevole dei danni che possono causare i dazi. Di certo, questi sviluppi riducono l’impatto immediato dei dazi più elevati del 2019 sull’inflazione, il che a sua volta potrebbe aiutare la Federal Reserve a mettere in pausa i tassi. Inoltre anche le aziende saranno sollevate dal fatto di non dover affrontare un’ulteriore escalation nei costi alle importazioni. Entrambi questi fattori sono positivi per l’economia, che dovrebbe perdere slancio l’anno prossimo, man mano che gli stimoli fiscali scemeranno.

In precedenza, Trump aveva prospettato l’ampliamento della platea di applicazione su altri prodotti cinesi per un controvalore di 267 miliardi di dollari. Ma la recente volatilità del mercato azionario, il persistente inasprimento attuato dalla Federal Reserve e i grandi volumi di invenduto dei germogli di soia statunitensi un tempo destinati alla Cina potrebbero aver suggerito un’altra via.

Secondo quanto riportato dalla Casa Bianca, anche la Cina ha dato il suo contributo ai colloqui che si sono svolti nel corso del fine settimana fra Trump e il presidente cinese Xi Jinping a Buenos Aires, impegnandosi ad acquistare “volumi importanti” di prodotti agricoli, energetici, industriali e di altra natura dagli Stati Uniti. I due Paesi terranno inoltre nuovi negoziati su temi quali il trasferimento di tecnologie, la proprietà intellettuale, le barriere non tariffarie, il crimine informatico e l’agricoltura.

Più in generale, il team di Fidelity ravvisa un crescendo di opportunità sul mercato azionario cinese, anche in virtù del calo delle valutazioni avvenuto quest’anno, mentre i consumi diventano sempre più un volano per l’economia e le imprese concentrano maggiormente l’attenzione sui rendimenti per gli azionisti.

Il mercato del reddito fisso asiatico ha registrato un andamento relativamente modesto ed è probabile che la volatilità persista. Anche se l’accordo raggiunto al G20 dovesse avere vita breve, il team ritiene che ci sia un buon valore da cogliere nell’obbligazionario investment grade asiatico. Gli spread si attestano su massimi pluriennali e i rendimenti hanno raggiunto livelli senza precedenti dal 2009.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: cina, usa, trump, xi
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