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Diesel: imprese europee a rischio, il 2027 sarà più difficile
Le aziende più piccole, con margini ridotti e scarso potere contrattuale, rischiano di più. Anche distributori e rivenditori potrebbero affrontare gravi difficoltà già nel 2027, a causa dell’aumento del capitale necessario per gestire scorte e crediti. Possibili ripercussioni su economica e fallimenti.
L’impennata dei prezzi del diesel ha molti effetti sull’economia reale: mette sotto pressione le imprese europee e, di riflesso, aumenta il rischio di insolvenza, soprattutto nei settori dei trasporti, della logistica, dell’aviazione, dell’agricoltura e delle costruzioni. L’impatto più pesante, secondo un rapporto di Scope Ratings, si manifesterà soprattutto nel prossimo anno, quando giungeranno a scadenza le coperture sui carburanti che finora hanno permesso a molte aziende di contenere i costi. L’analisi di Rohit Nair, il direttore del Corporate Ratings dell’agenzia, evidenzia una differenza rispetto alle passate crisi petrolifere: il problema questa volta non riguarda soltanto il costo del greggio, ma le difficoltà nella raffinazione e la riduzione delle forniture di carburanti già lavorati.
Raffinazione in crisi e prezzi record
La guerra in Medio Oriente e gli attacchi alle raffinerie russe hanno ridotto la disponibilità di diesel sui mercati mondiali. Prima del conflitto, il Golfo e la Russia rappresentavano insieme quasi il 45% del commercio mondiale di diesel via mare. Ad agosto, il loro export netto era inferiore di 1,6 milioni di barili al giorno rispetto a febbraio, mentre le scorte osservate a livello globale erano diminuite di 507 milioni di barili. La scarsità del prodotto ha fatto aumentare i margini di raffinazione. Ad agosto, il divario tra il prezzo del diesel a New York Harbor e quello del petrolio Brent ha raggiunto una media di 88 dollari al barile, circa tre volte la media del periodo 2023-2025. Negli Stati Uniti, il diesel per autotrazione ha toccato il record nominale di 6,529 dollari al gallone, con un aumento del 71% dalla fine di febbraio.
La soluzione non è d’altronde dietro l’angolo. Anche un'eventuale riapertura dello Stretto di Hormuz non sarebbe infatti sufficiente a riportare rapidamente i prezzi ai livelli precedenti alla crisi. Scope Ratings stima che le forniture di prodotti raffinati potrebbero recuperare più lentamente rispetto a quelle di greggio.
Imprese sotto pressione, soprattutto nel 2027
L’aumento dei costi penalizza in particolare le aziende che usano grandi quantità di carburante. Per esempio, i vari settori - come quelli dei trasporti e della logistica - potranno sì trasferire parte dei rincari ai clienti, ma gli adeguamenti contrattuali richiedono tempo a scapito delle imprese. Senza contare, inoltre, che le coperture finanziarie sui carburanti proteggono le società solo fino alla loro scadenza. Va da sé – secondo lo scenario disegnato da Scope Ratings - che le società più piccole, con margini ridotti e scarso potere contrattuale, risulteranno maggiormente esposte. Nella stessa situazione si ritroveranno anche le compagnie aeree e le imprese agricole, le quali dovranno fare i conti con costi più elevati, mentre il settore delle costruzioni rischia di subire ulteriori pressioni sui profitti.
Un problema che riguarda anche distributori, commercianti di carburanti e rivenditori indipendenti meno capitalizzati. Il rincaro accresce il valore delle scorte e dei crediti commerciali, assorbendo liquidità e capitale circolante. Per tali realtà, il rischio di insolvenza potrebbe diventare concreto già nel 2027.
Effetti anche sul credito bancario
Le conseguenze potrebbero estendersi al sistema finanziario, la cui portata è al momento difficile da calcolare. Infatti, un rincaro prolungato del diesel rischia di alimentare l'inflazione e spingere le Banche centrali ad aumentare i tassi d'interesse. L’impatto più immediato sarebbe sui consumi. Un altro effetto, anche questo per ora imponderabile: l’eventuale crescita dei timori sui fallimenti aziendali potrebbe indurre le banche a restringere le condizioni di finanziamento. Le compagnie petrolifere e le raffinerie, al contrario, potrebbero beneficiare di maggiori flussi di cassa, senza però ottenere automaticamente miglioramenti del rating. Per Scope Ratings, la durata della crisi e la capacità delle imprese di gestire costi, liquidità e contratti saranno decisive per determinare chi riuscirà a resistere alla crisi dei carburanti.
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