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Eu: divisa sul debito, più rischi nei Paesi più indebitati
L'Italia vede aumentare la spesa per interessi, ma beneficia di maggiore stabilità politica, riforme e fondi Ue, che dovrebbero mantenere il debito sostanzialmente stabile. Grecia, Portogallo, Spagna e Slovenia sono invece tra i più virtuosi, con miglioramenti nella sostenibilità dei conti pubblici.
Il debito pubblico dell’area euro appare complessivamente sotto controllo, ma dietro i dati aggregati si nascondono differenze sempre più profonde tra i singoli Paesi membri. I rischi per la sostenibilità dei conti pubblici, come evidenzia il più recente rapporto di Scope Ratings, sono in particolare concentrati nelle economie con livelli di debito elevati e costi finanziari in crescita. L’analisi in numeri: il debito aggregato dell’Eurozona raggiungerà circa il 90% del Pil entro il 2031, in lieve aumento rispetto all’88% previsto per la fine del 2025. Si tratta di un livello ancora inferiore al picco del 97% registrato nel 2020 durante la pandemia ma – sottolinea l’agenzia - il dato medio rischia di fornire un’immagine parziale della situazione.
L’aumento degli oneri finanziari
Le divergenze tra i Paesi rappresentano quindi una vera sfida. In molti, infatti, una quota crescente delle entrate pubbliche sarà destinata al pagamento degli interessi sul debito, riducendo così lo spazio disponibile dei Governi per investimenti, servizi e misure a sostegno della crescita. L’aumento degli oneri finanziari (collegato ai tassi) è uno dei principali rischi strutturali per le finanze pubbliche Ue, soprattutto in un contesto caratterizzato da crescita economica moderata e maggiori esigenze di spesa. Tra i Paesi che destano maggiori timori in tal senso figurano Francia, Finlandia e Belgio. Tutti e tre presentano già livelli di debito elevati e, secondo le previsioni, vedranno il rapporto debito/PIL aumentare di oltre dieci punti percentuali entro il 2031.
La resistenza della Germania
Nello stesso gruppo fanno parte anche Austria e Slovacchia, che si trovano ad affrontare pressioni significative sui conti pubblici, legate a deficit persistenti e alle difficoltà politiche accusate nell’attuare programmi di consolidamento fiscale sufficientemente incisivi. Anche la Germania, secondo l’analisi di Scope Ratings, è interessata da un incremento dei costi per il servizio del debito. Tuttavia, precisa al riguardo, il peso relativamente contenuto del debito pubblico e il ruolo centrale del Paese come emittente di riferimento dell’Eurozona garantiscono ancora ampi margini di flessibilità. Inoltre, parte significativa del nuovo debito sarà destinata a finanziare investimenti strategici, con l’obiettivo di rafforzare il potenziale di crescita dell’economia tedesca.
Quadro equilibrato dell’Italia
Per quanto riguarda l’Italia, l’agenzia presenta un quadro più equilibrato. Pur dovendo affrontare un aumento della spesa per interessi, il nostro Paese beneficia della maggiore stabilità politica degli ultimi anni, che ha favorito una riduzione del deficit e l’avanzamento di importanti riforme economiche. Il sostegno garantito dai fondi europei contribuisce inoltre a mantenere sotto controllo la dinamica del debito, che secondo l’analisi dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile nei prossimi anni, nonostante una crescita economica ancora contenuta. Sul fronte opposto, tra i virtuosi, si collocano invece alcuni Paesi dell’Europa meridionale che continuano a raccogliere i frutti delle riforme avviate dopo la crisi del debito sovrano.
Le stelle di Grecia, Portogallo, Spagna e Slovenia
La Grecia rappresenta il caso più evidente: entro il 2031 il suo rapporto debito/Pil dovrebbe ridursi di circa 76 pp rispetto ai livelli pre-Covid. Progressi significativi sono attesi anche per Portogallo e Spagna, che continuano a migliorare la sostenibilità dei conti pubblici. Particolarmente positivo è il caso del Portogallo e della Slovenia che, secondo Scope Ratings, saranno gli unici Paesi con debito superiore al 60% del Pil a registrare nel 2031 una spesa per interessi inferiore rispetto al 2019, un elemento che contribuirà a contenere le pressioni sui bilanci. Queste dinamiche stanno producendo un graduale riavvicinamento dei rating sovrani nell’area. Negli ultimi dodici mesi l’agenzia ha infatti promosso Grecia, Portogallo, Spagna e Cipro, riconoscendo i miglioramenti ottenuti sul fronte fiscale e strutturale.
All’indice Francia Finlandia, Belgio e Austria
Al contrario, Scope Ratings ha rivisto in senso negativo i giudizi di Francia, Finlandia, Belgio e Austria, dove il deterioramento delle prospettive del loro bilancio è diventato più evidente. A rendere più complesso il percorso di risanamento dei conti pubblici contribuiscono comunque anche fattori di lungo periodo. La crescita dell’Eurozona è infatti attesa intorno all’1% annuo, un ritmo insufficiente per ridurre rapidamente il peso del debito. Allo stesso tempo tenderanno ad aumentare le esigenze di spesa legate alla difesa, all’invecchiamento della popolazione e al sistema del welfare. Per preservare la sostenibilità delle finanze diventerà così necessario combinare una rigorosa disciplina fiscale con riforme capaci di sostenere la crescita economica.
Per evitare quindi che il debito minacci la stabilità dell’area diventa essenziale, secondo l’analisi, aumentare produttività, occupazione, integrazione dei capitali e resilienza energetica.
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