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Fed: tassi fermi, tagli sempre meno probabili nel 202

L’inflazione resta la principale preoccupazione della Fed: i rincari energetici e i dazi rischiano di mantenerla elevata più a lungo. Alcuni membri del FOMC ipotizzano nuovi rialzi dei tassi entro fine anno: la riunione di settembre sarà la chiave per capire la direzione della politica monetaria USA.

25/06/2026
federal reserve
Analisi di T. Rowe Price sulla dinamica attesa per la politica monetaria statunitense

La Federal Reserve, anche con il nuovo Presidente, Kevin Warsh, potrebbe mantenere i tassi d'interesse invariati ancora a lungo. Dietro questa crescente probabilità, spiega Blerina Uruci, chief U.S. economist di T. Rowe Price, c’è il fatto che l’economia statunitense continua a mostrare una sorprendente capacità di resistenza nonostante le tensioni geopolitiche, l'incertezza politica e i timori di rallentamento. A sostenere la crescita sono soprattutto la solidità del mercato del lavoro, i bilanci ancora robusti di famiglie e imprese e la tenuta degli investimenti privati. Uno scenario che si scontro con quanto previsto negli ultimi mesi da molti osservatori, che ipotizzavo un indebolimento più marcato dell'economia, mentre i consumi e l'attività produttiva hanno continuato a mantenersi su livelli elevati.

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L'intelligenza artificiale diventa il nuovo motore

Uno degli elementi evidenziati dall’esperta, è il ruolo crescente degli investimenti legati all'IA. La spesa per data center, chip, infrastrutture digitali, software e produzione di energia sta, infatti, creando un nuovo ciclo di investimenti che può sostenere l'economia Usa per diversi anni. Questa ondata di investimenti, stima Uruci, non contribuisce solo ad aumentare la domanda nel breve, ma potrebbe anche migliorare la produttività delle imprese, favorendo una crescita economica più forte e duratura. Un altro elemento che spinge la Fed alla prudenza è il mercato del lavoro. La creazione di nuovi posti continua, infatti, a superare il livello necessario per stabilizzare il tasso di disoccupazione. Allo stesso tempo, la disoccupazione oltreoceano resta su livelli contenuti e non emergono segnali di forti pressioni salariali.

Inflazione ancora sotto osservazione

Per contro, se la crescita appare robusta, l'inflazione continua a rappresentare la principale preoccupazione della Fed. Negli ultimi mesi si sono registrati miglioramenti soprattutto nell’immobiliare e negli affitti, ma il ritorno verso il target del 2% potrebbe essere più lento del previsto. A pesare sono soprattutto i rincari energetici e gli effetti dei dazi ì, fattori che rischiano di mantenere elevate le pressioni. Per questo motivo T. Rowe Price ritiene che i mercati stiano probabilmente sottovalutando il rischio che l'inflazione resti elevata più a lungo. Non ha destato quindi alcuna sorpresa se, dalla prima riunione presieduta dal Warsh, la Fed - pur avendo confermato all'unanimità i tassi d'interesse nella forchetta compresa tra il 3,50% e il 3,75% - ha mostrato un orientamento più prudente sul fronte dell'inflazione.

Dalle nuove proiezioni emerge che 9 dei 19 membri del Fomc ritengono ora necessario un aumento dei tassi entro fine anno per contrastare le pressioni inflative alimentate dal rincaro del petrolio avvenuto dalla guerra con l'Iran. Appena tre mesi fa nessun esponente dell’Istituto prevedeva una stretta monetaria.

Da monitorare il FOMC in calendario a settembre

Il nuovo numero uno della Fed, secondo Uruci, non apporterà cambiamenti immediati alla politica monetaria, ma potrebbe introdurre una diversa strategia di comunicazione. L'obiettivo sarebbe quello di ridurre il ricorso alla cosiddetta ‘forward guidance’, cioè alle indicazioni preventive sulle future decisioni della Banca centrale, lasciando maggiore flessibilità al FOMC. Tutto, quindi, è rinviato alle prossime riunioni. Dopo quella di giugno, il calendario della Fed prevede altri quattro appuntamenti nel 2026: il 28-29 luglio, il 15-16 settembre, il 27-28 ottobre e l'8-9 dicembre. La riunione più importante sarà probabilmente quello di settembre, quando la Fed aggiornerà anche le proprie previsioni economiche e il cosiddetto ‘dot plot’, il documento che mostra le aspettative dei governatori sull'andamento dei tassi.

Tagli dei tassi rimandati, anzi cresce il rischio di nuove strette

Sembra piuttosto chiaro quindi l’orizzonte delineato da T. Rowe Price: nei prossimi dodici mesi la Fed dovrebbe mantenere un atteggiamento attendista, scenario che potrebbe avere effetti significativi anche sui mercati finanziari. A questo proposito, Uruci ritiene che i rendimenti dei Treasury possano continuare a salire nei prossimi mesi, sostenuti da una crescita economica più forte del previsto e da un'inflazione che fatica a rientrare. Anche il dollaro potrebbe beneficiare di questo contesto, grazie a tassi reali più elevati e a una performance economica statunitense superiore a quella di molte altre economie avanzate.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

fed tassi inflazione
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