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Fondi in valuta estera: quando conviene scegliere una classe hedged
Una classe hedged riduce l’impatto delle oscillazioni valutarie sul rendimento di un fondo. Può essere utile soprattutto nei fondi obbligazionari o quando si vuole evitare una forte esposizione al cambio, ma ha costi propri e può limitare i guadagni derivanti dal rafforzamento della valuta estera.
Investire in un fondo denominato o esposto a una valuta diversa dall’euro significa aggiungere al rischio dei mercati anche quello legato alle oscillazioni dei cambi. Per limitarlo, molte società di gestione propongono classi “hedged”, nelle quali il rischio valutario viene coperto in tutto o in parte tramite strumenti derivati.
La scelta può essere utile soprattutto quando l’investitore vuole esporsi a una determinata asset class, evitando che l’andamento del cambio condizioni in modo eccessivo il risultato finale. La copertura, però, ha un costo e non elimina completamente il rischio valutario.
Che cosa significa classe hedged di un fondo?
Una classe hedged è una classe di quote di un fondo nella quale il gestore cerca di ridurre l’effetto delle variazioni del tasso di cambio tra la valuta degli investimenti e quella in cui è espressa la classe.
Per un investitore italiano, il caso più comune è quello di un fondo che investe in titoli denominati in dollari ma offre una classe con copertura in euro.
Il fondo può quindi avere, per esempio:
- una classe in dollari non coperta;
- una classe in euro non coperta;
- una classe in euro EUR Hedged;
- più classi con politiche di copertura differenti.
La presenza della sigla “EUR” non implica automaticamente che il rischio di cambio sia neutralizzato. Per capire se esiste una copertura bisogna verificare espressamente indicazioni come Hedged, H o Currency Hedged nella documentazione del fondo.
Su FondiOnline.it, per esempio, è possibile consultare la scheda di AcomeA Global Bond EUR Hedged A2, che indica esplicitamente la copertura del rischio di cambio per gli investimenti denominati in valuta diversa dall’euro.
Come funziona la copertura valutaria?
La copertura viene normalmente realizzata attraverso strumenti derivati, come i contratti forward su valute. In termini semplificati, il gestore cerca di compensare le variazioni del cambio assumendo una posizione opposta rispetto all’esposizione valutaria del portafoglio.
Se un fondo europeo investe in attività denominate in dollari, una classe hedged in euro mira quindi a ridurre l’effetto che un rafforzamento o un indebolimento del dollaro avrebbe sulla performance dell’investitore europeo.
La copertura non modifica però il rendimento degli asset sottostanti. Se le obbligazioni o le azioni detenute dal fondo perdono valore, la classe hedged può comunque registrare una performance negativa.
Qual è la differenza tra una classe hedged e una non hedged?
La differenza principale riguarda l’esposizione al rischio valutario.
Immaginiamo un fondo che investe sul mercato statunitense. Se le attività del fondo salgono del 5%, ma nello stesso periodo il dollaro perde il 10% contro l’euro, un investitore europeo in una classe non coperta potrebbe vedere il beneficio della crescita del mercato ridursi o trasformarsi in una perdita.
Con una classe hedged, invece, il gestore tenta di neutralizzare gran parte dell’effetto del cambio.
Vale anche il contrario. Se il dollaro si apprezza significativamente contro l’euro, la classe non coperta può ottenere un rendimento aggiuntivo grazie alla valuta, mentre la classe hedged rinuncia in larga misura a questo vantaggio.
| Scenario | Classe non hedged | Classe hedged |
|---|---|---|
| Asset salgono, valuta estera sale | Beneficia anche del cambio | Beneficio valutario limitato |
| Asset salgono, valuta estera scende | Rendimento penalizzato | Impatto del cambio ridotto |
| Asset scendono, valuta estera sale | Il cambio può compensare parte della perdita | Minore effetto compensativo |
| Asset scendono, valuta estera scende | Doppio effetto negativo | Cambio parzialmente neutralizzato |
La copertura riduce quindi una fonte di volatilità, ma può anche eliminare una componente positiva del rendimento.
Quando può convenire una classe hedged?
Non esiste una risposta valida per ogni fondo e per ogni investitore. La copertura valutaria può essere più utile quando l’obiettivo principale è ottenere l’esposizione a una determinata asset class, evitando che l’andamento del cambio modifichi significativamente il risultato.
Una classe hedged può avere più senso quando:
- l’investimento riguarda obbligazioni in valuta estera;
- il rendimento atteso dell’asset è contenuto rispetto alla possibile volatilità del cambio;
- l’orizzonte temporale è breve o medio;
- l’investitore vuole ridurre la volatilità complessiva;
- la valuta estera attraversa una fase di forte instabilità;
- l’obiettivo è seguire il più possibile la performance del mercato sottostante nella propria valuta.
Nel comparto obbligazionario la copertura valutaria assume spesso un peso maggiore, perché una variazione del cambio del 5-10% può essere molto superiore al rendimento annuale atteso da un portafoglio di bond.
Per confrontare esempi di fondi appartenenti al comparto obbligazionario è possibile consultare l’elenco dei fondi obbligazionari diversificati in euro presenti su FondiOnline.it.
Perché l’hedging può essere importante nei fondi obbligazionari?
Per un fondo obbligazionario, il rischio di cambio può diventare una delle principali fonti di volatilità.
Supponiamo che un portafoglio di bond statunitensi generi un rendimento del 4% in dollari. Se nello stesso periodo il dollaro perde l’8% rispetto all’euro, per un investitore europeo senza copertura il risultato in euro potrebbe diventare negativo.
La variazione valutaria sarebbe quindi più importante del rendimento prodotto dai titoli obbligazionari.
Una classe hedged cerca di evitare proprio questo effetto, permettendo all’investitore di esporsi prevalentemente a:
- tassi di interesse;
- duration;
- rischio di credito;
- andamento dei prezzi delle obbligazioni;
senza aggiungere una forte esposizione direzionale al cambio.
Per questo motivo la copertura valutaria è molto diffusa nei fondi obbligazionari globali e statunitensi destinati agli investitori dell’area euro.
Nei fondi azionari la scelta è meno scontata
Per un fondo azionario, la decisione tra hedged e non hedged è generalmente più complessa. Le azioni sono già caratterizzate da una volatilità elevata e, su orizzonti lunghi, le oscillazioni valutarie possono rappresentare una componente meno dominante rispetto a quanto avviene nei bond.
Inoltre, il cambio può talvolta funzionare come elemento di diversificazione. Per un investitore europeo, per esempio, un rafforzamento del dollaro può compensare almeno in parte una fase negativa dei mercati azionari internazionali.
Scegliere sistematicamente la classe hedged di un fondo azionario significa quindi rinunciare anche agli eventuali benefici della diversificazione valutaria.
Il ruolo della diversificazione all’interno di un portafoglio è approfondito anche nell’articolo di FondiOnline.it dedicato a come diversificare con le asset class e con il tempo.
Quanto costa la copertura valutaria?
L’hedging non è gratuito. La società di gestione deve rinnovare periodicamente i contratti utilizzati per coprire il cambio e questo genera costi che possono incidere sul rendimento della classe.
Il costo dipende soprattutto da:
- dal differenziale dei tassi di interesse tra le due valute;
- dalle condizioni del mercato valutario;
- dalla frequenza di ribilanciamento della copertura;
- dagli strumenti utilizzati;
- dai costi operativi del gestore.
In alcuni casi la classe hedged presenta anche commissioni differenti rispetto alla versione non coperta. Non bisogna quindi confrontare soltanto il rendimento storico delle due classi, ma anche spese correnti, politica di copertura e condizioni applicate.
Perché il differenziale dei tassi conta?
Uno degli aspetti meno intuitivi riguarda il rapporto tra copertura valutaria e differenziale dei tassi di interesse.
Quando i tassi di interesse nelle due aree valutarie sono molto diversi, il costo o il beneficio implicito della copertura può diventare significativo.
Per esempio, se i tassi statunitensi sono sensibilmente superiori a quelli dell’area euro, coprire un investimento in dollari verso l’euro può avere un costo implicito per l’investitore europeo.
Di conseguenza, la performance di una classe hedged non corrisponde semplicemente alla performance della classe in dollari depurata dalle oscillazioni EUR/USD. Il risultato incorpora anche il carry valutario e i costi della strategia di copertura.
La copertura elimina completamente il rischio di cambio?
No. La maggior parte delle strategie hedged punta a ridurre il rischio valutario, non necessariamente a eliminarlo al 100%.
Possono rimanere piccole differenze dovute a:
- ribilanciamenti periodici;
- variazioni del patrimonio del fondo;
- entrate e uscite degli investitori;
- esposizioni valutarie indirette;
- costi della copertura;
- movimenti di mercato tra due operazioni di hedging.
Nella documentazione del fondo può essere indicato anche il target di copertura, per esempio vicino al 100% dell’esposizione valutaria della classe.
È quindi più corretto parlare di riduzione del rischio di cambio piuttosto che di sua completa eliminazione.
Classe in euro e classe EUR Hedged non sono la stessa cosa
Un errore frequente consiste nel pensare che scegliere una classe denominata in euro sia sufficiente per evitare il rischio di cambio. Non è necessariamente così.
La valuta in cui viene indicato il valore della quota è distinta dalla valuta delle attività in cui il fondo investe.
Un fondo azionario statunitense può essere quotato in euro, ma mantenere integralmente l’esposizione al dollaro. In questo caso, anche se l’investitore compra e vende quote in euro, il rendimento continuerà a risentire delle variazioni EUR/USD.
Per avere una vera strategia di copertura bisogna cercare una classe esplicitamente identificata come EUR Hedged o equivalente.
Hedged o non hedged: cosa controllare prima di scegliere
Prima di scegliere tra due classi dello stesso fondo è opportuno verificare alcuni elementi nella documentazione ufficiale:
- la valuta della classe;
- la presenza o meno della copertura valutaria;
- la percentuale target di hedging;
- la valuta degli investimenti sottostanti;
- le spese correnti;
- eventuali differenze nelle commissioni;
- il rendimento storico delle diverse classi;
- la volatilità;
- la politica di distribuzione o accumulazione.
È inoltre importante confrontare classi effettivamente equivalenti. Due fondi con lo stesso nome possono infatti differire per valuta, distribuzione dei proventi, commissioni o categoria di investitori a cui sono destinati.
Un esempio pratico: fondo USA con e senza copertura
Consideriamo un investitore dell’area euro che acquista un fondo esposto al mercato statunitense.
Se il portafoglio guadagna il 10% in dollari e nello stesso periodo il dollaro perde il 7% contro l’euro, la performance della classe non coperta sarà significativamente inferiore al 10%.
Con una classe EUR Hedged, invece, l’effetto della svalutazione del dollaro dovrebbe essere in gran parte compensato dalla strategia di copertura.
Se però il dollaro si rafforza del 7%, la situazione si ribalta: la classe non hedged beneficia del cambio, mentre quella coperta tende a non partecipare a questo guadagno aggiuntivo.
L’hedging non serve quindi a massimizzare il rendimento, ma a rendere la performance meno dipendente dall’andamento della valuta.
Quando può essere preferibile una classe non hedged?
Mantenere l’esposizione valutaria può essere una scelta coerente quando:
- l’investimento ha un orizzonte molto lungo;
- si vuole diversificare anche tra valute;
- il rischio di cambio è una componente accettata della strategia;
- la copertura presenta costi elevati;
- il fondo è azionario e la volatilità valutaria pesa relativamente meno sul rischio complessivo;
- si vuole mantenere l’esposizione a valute diverse dall’euro.
La scelta non dovrebbe però basarsi soltanto sulla previsione a breve termine del cambio. Cercare sistematicamente di anticipare l’andamento di EUR/USD o di altre coppie valutarie aggiunge una decisione tattica difficile da gestire con continuità.
Classe hedged: vantaggi e svantaggi
| Vantaggi | Svantaggi |
|---|---|
| Riduce il rischio di cambio | Comporta costi di copertura |
| Riduce la volatilità valutaria | Non elimina completamente il rischio |
| Rende più leggibile il rendimento dell’asset | Rinuncia ai possibili guadagni dal cambio |
| Può essere utile nei fondi obbligazionari | Può penalizzare la performance in alcuni scenari |
| Facilita il controllo del rischio complessivo | Il costo varia con i differenziali dei tassi |
La scelta dipende soprattutto dall’obiettivo del fondo
La domanda fondamentale non è se una classe hedged sia in assoluto migliore di una non hedged, ma quale rischio si vuole assumere.
Se l’obiettivo è investire in obbligazioni americane per ottenere esposizione ai tassi USA, una forte oscillazione del dollaro può alterare significativamente il risultato dell’investimento. La copertura valutaria può quindi essere coerente con l’obiettivo.
Se invece si investe in un fondo azionario globale con un orizzonte di lungo periodo, l’esposizione alle diverse valute può essere considerata parte della diversificazione del portafoglio.
Prima di scegliere è quindi necessario valutare insieme asset class, durata dell’investimento, valuta di riferimento, volatilità e costi della copertura. Su FondiOnline.it è possibile consultare le schede dei singoli fondi e confrontare, quando disponibili, le diverse classi dello stesso comparto.
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