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Yen: la valuta giapponese potrebbe rafforzarsi nei prossimi ann
Spesa pubblica, timori sul debito e quadro geopolitico frenano lo yen: secondo stime potrebbe essere sottovalutato del 15-20 per cento. Il ritorno di tassi positivi, atteso gradualmente entro il 2027, potrebbe rendere più attraenti gli investimenti domestici e sostenere ulteriormente la valuta.
Dopo decenni di tassi d’interesse molto bassi e di una valuta debole, il Giappone sta entrando in una nuova fase. La Banca del Giappone (BOJ) sta gradualmente abbandonando la politica monetaria ultra-espansiva e questo potrebbe avere conseguenze sull’economia interna e sui mercati internazionali. Secondo un’analisi di Schroders, lo yen potrebbe rafforzarsi nel medio periodo. Nel breve termine, tuttavia, la valuta resta sotto pressione e viene scambiata vicino a quota 160 contro il dollaro. Le prospettive di un suo recupero dipendono da diversi fattori: l’aumento dei tassi d’interesse giapponesi, la riduzione del divario con quelli statunitensi, il miglioramento delle ragioni di scambio e una valuta che, secondo alcune stime, sarebbe ancora sottovalutata.
La fine del carry trade
Per molti anni lo yen è stato sempre una delle principali valute utilizzate per ottenere finanziamenti a basso costo. Gli investitori prendevano denaro in prestito in Giappone e lo impiegavano in attività finanziarie estere con rendimenti più elevati. Questo meccanismo, noto come carry trade, potrebbe diventare meno conveniente. La BOJ sta infatti aumentando gradualmente i tassi e il divario tra i rendimenti giapponesi e quelli statunitensi si sta riducendo. Di conseguenza, investire all’estero diventa meno interessante, soprattutto considerando i costi di copertura dal rischio valutario. Una parte dei capitali potrebbe quindi tornare in Giappone. Anche un semplice rallentamento dei flussi verso l’estero potrebbe sostenere lo yen.
Per ora la valuta resta debole
Nonostante l’aumento dei tassi, lo yen non si è ancora rafforzato in modo significativo. Tra i fattori che lo hanno frenato ci sono l’espansione della spesa pubblica e le tensioni geopolitiche. Il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato, infatti, non riflette solo una politica monetaria restrittiva. In parte è legato anche ai timori sulla dinamica del debito pubblico. Quando i rendimenti salgono per compensare un maggiore rischio, possono alimentare ulteriori deflussi invece di attirare investimenti. Secondo Schroders, tuttavia, il quadro potrebbe migliorare se i timori sui conti pubblici dovessero attenuarsi. Il rapporto tra debito netto e Pil del Paese sta inoltre gradualmente diminuendo, grazie a una crescita nominale superiore ai costi di finanziamento.
Uno yen ancora sottovalutato
Un altro elemento favorevole per la valuta riguarda le ragioni di scambio, cioè il rapporto tra i prezzi dell’export e quelli dell’import. Nonostante il recente aumento dei costi energetici, il trend generale è migliorato negli ultimi anni. Un modello di Schroders per stimare il valore di equilibrio delle valute indica che lo yen potrebbe essere sottovalutato del 15-20%. Il Giappone continua inoltre a registrare un consistente surplus delle partite correnti. Questo però non si traduce automaticamente in un rialzo della valuta, perché gran parte dei proventi che arrivano dagli investimenti esteri viene reinvestita fuori dal Paese. Per cambiare davvero questa dinamica sarà importante che i tassi reali giapponesi, cioè depurati dall’inflazione, tornino positivi.
Il ruolo dei tassi reali
Secondo Schroders, il ritorno dei tassi reali positivi potrebbe avvenire gradualmente entro la fine del 2027. Se gli investimenti domestici diventeranno più interessanti, diminuirà l’incentivo a prendere denaro in prestito in yen per investirlo all’estero. Anche compagnie di assicurazione e fondi pensione potrebbero aumentare gli investimenti in bond nazionali, spinti dall’aumento dei rendimenti. Più difficile sarà invece invertire i flussi legati agli investimenti diretti delle imprese giapponesi all’estero, sostenuti da strategie industriali di lungo periodo. Le ragioni per un rafforzamento dello yen nel medio periodo stanno comunque diventando più solide: è sottovalutato, il differenziale dei tassi è calato e le ragioni di scambio sono migliorate.
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