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Morningstar: l’idrogeno, da speculazione a opportunità

Gli investitori guardano all’idrogeno sotto un’altra luce perché gli investimenti verso la sostenibilità di alcuni Paesi aprono ampi spazi di crescita. Perché diventi elemento di consumo dovrà però superare tre scogli: infrastrutture, costi e norme.

27/04/2021

I mercati finanziari sono percorsi dal vento della sostenibilità e, in questo contesto, l’idrogeno si sta ritagliando un ruolo importante. Anche se occorrerà tempo per una diffusa sua adozione (la produzione è oggi più costosa dell’energia ‘fossile’), le sue potenzialità sono state già messe nel mirino da molte attività: scenario che cambia la ‘visione’ degli investitori da un mercato a carattere speculativo a uno con interessanti spazi di crescita. I titoli legati all’idrogeno stanno così salendo molto perché, con i piani dei Governi a favore della decarbonizzazione, per il settore è prevista una forte espansione. Tuttavia, rilevano in Morningstar, a tali potenzialità fanno da contraltare problemi da risolvere di cui gli investitori dovrebbero tenere conto.

La migliore scelta per la decarbonizzazione

Oggi a spingere verso un rapido sviluppo del settore ci sono gli ambiziosi programmi di diversi Paesi. Ad esempio, i piani dell’Ue, che prevedono la costruzione di impianti di elettrolisi per produrre idrogeno per un totale di 40 gigawatt. Per avere un raffronto basti considerare che l'impianto più grande del mondo, in Giappone, è di soli 10 megawatt e la capacità globale totale odierna è di circa 100 megawatt. Ma perché tutto questo interesse? L’idrogeno, spiega Stephen Ellis, Equity strategist Morningstar, è considerato una buona scelta per decarbonizzare le economie e consente un migliore stoccaggio di energia rinnovabile. In pratica tutto l'idrogeno prodotto oggi è il cosiddetto gray hydrogen (cioè che utilizza il gas come materia prima per essere realizzato).

Produrre energia rispettando l’ambiente

L'obiettivo dei nuovi investimenti è spostare il processo di produzione in modo che si basi maggiormente sull'idrogeno verde (prodotto da fonti rinnovabili come eolico, sole e acqua) e sull'idrogeno blu, (prodotto con combustibili fossili, ma a basso impatto ambientale). I primi settori che, secondo i Governi, potrebbero utilizzare l’idrogeno in maniera meno inquinante sono le raffinerie, i produttori di fertilizzanti azotati (che usano l'idrogeno grigio), i trasporti pesanti e le acciaierie. Tutti segmenti che sono molto difficili da decarbonizzare (e per di più tra i più energivori) con il solo passaggio all’elettricità. Si punta così a produrre energia rispettando di più l’ambiente.

La crescita esponenziale entro il 2050

L'Energy Information Administration (del Dipartimento Usa per l’energia) stima che il 31% delle emissioni di carbonio degli Stati Uniti nel 2019 siano arrivate dalla generazione di elettricità. Ma la riduzione delle emissioni, secondo Ellis, è fondamentale anche per l’Ue se vuole raggiungere l'obiettivo che si è fissata nel settembre 2020 di tagliare le emissioni al 55% dai livelli del 1990 entro il 2030. Dal punto operativo, gli investitori hanno pensato che non potevano lasciarsi sfuggire un settore promettente. Il consensus degli analisti, spiega l’esperto, dice che il mercato dell’idrogeno crescerà dalle cinque alle otto volte rispetto ai livelli attuali entro il 2050.

I tre scogli da superare: infrastrutture, costi e norme

Con queste prospettive è facile comprendere il perché, nell’ultimo anno, l’entusiasmo degli investitori sia esploso nei confronti di azioni ed Etf legati all’idrogeno. Tuttavia, tale euforia rischia di essere prematura se vengono sottostimati gli ostacoli ancora da superare per arrivare a un massiccio uso dell’idrogeno. Tre quelli che devono trovare una soluzione: le infrastrutture (gli impianti per gli idrocarburi sono fatti di plastica o acciaio: elementi che reagiscono male all’idrogeno), i costi (oggi la produzione di un chilo di idrogeno verde è di 15 dollari: per essere competitivo con quello prodotto con sistemi fossili dovrebbe costarne 2) e le norme che regolano (e incentivano) il settore, oggi assenti.

Occhi puntati su materiali di base, industria, utility ed energia

Nonostante questi problemi, comunque, il settore dell’idrogeno va tenuto d’occhio. È un comparto appena nato e quindi i rialzi visti finora vanno ritenuti più che altro di natura speculativa. Per gli investitori più attenti però ci sono opportunità. Ellis prevede che numerose aziende di alta qualità in diversi settori (materiali di base, industria, servizi di pubblica utilità, energia) sapranno sfruttare la crescita del settore sia negli Usa sia in Europa. Tra le società meglio posizionate in questa corsa, secondo gli esperti di Morningstar ci sono la britannica Johnson Matthey (leader nella produzione di catalizzatori) e la tedesca Kion (primo produttore di carrelli elevatori in Europa e secondo al mondo).

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

idrogeno morningstar economia
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