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Morningstar: perché col petrolio è meglio essere contrarian

Nel comparto energetico i segmenti più interessanti dove cercare occasioni d’acquisto sono quelli dei servizi petroliferi, delle compagnie cosiddette integrate e delle raffinerie. Lo sostengono gli esperti di Morningstar, secondo i quali con la campagna di vaccinazione ripartirà l’economia.

30/03/2021

Le quotazioni dei titoli del settore petrolifero stanno salendo, ma ci sono segmenti in cui è ancora possibile trovare occasioni di acquisto, nonostante le occasioni si stiano riducendo a causa della recente corsa della materia prima. Discorso che vale soprattutto se si decide di andare contro l’opinione del mercato, ovvero adottare una strategia ‘contrarian’ (investimento in contrasto col prevalente sentimento che caratterizza la realtà in cui si opera). Lo stimano gli esperti di Morningstar, secondo cui per investire nel settore energetico bisogna focalizzarsi su due punti: la campagna vaccinale e le strategie dei produttori.

+56% l’indice energy dalla scoperta del vaccino anti-Covid

L’indirizzo preso dal mercato è chiaro sin dallo scorso autunno, esattamente dall’8 novembre, quando è stato scoperto il vaccino anti-Covid. Da allora l’indice Morningstar Energy ha guadagnato il 56% circa. Certamente le rigide misure di distanziamento sociale stanno ancora frenando i consumi energetici in diverse parti del mondo, ma i tassi di mortalità si sono stabilizzati e questo offre qualche speranza sul fatto che il peggio stia passando, mentre nella maggior parte dei Paesi sviluppati avanza la vaccinazione. Israele ed Emirati Arabi Uniti guidano la campagna di immunizzazione, seguiti da vicino dal Regno Unito e dagli Usa.

Con la campagna di vaccinazione ripartirà l’economia

Le proiezioni degli analisti di Morningstar indicano, ad esempio, che gli Usa raggiungeranno l'immunità di gregge entro il prossimo maggio. Anche se le economie emergenti dovranno aspettare più a lungo (ma le consegne dell’antivirus ai Paesi più poveri sono già iniziate), secondo Dave Meats, director della ricerca su Energy e Utility, tutto spiana la strada alla riapertura delle economie mondiali. L’esperto si aspetta quindi che, quando le restrizioni verranno rimosse, ci sarà una ripresa quasi completa del consumo globale di greggio. In questo quadro vanno però inserite le strategie dei produttori, che per ora si muovono al rallentatore.

Atteso un assestamento dei prezzi del petrolio

I Paesi dell’Opec discutono su come e quando ripristinare la produzione dopo i forti tagli del 2020: al momento sembrano preferire un approccio graduale. Intanto gli Usa (da anni tornati protagonisti del mercato mondiale grazie all’export di shale oil) sembrano non avere nessuna fretta di alzare la loro produzione. Da agosto sono stati riaperti più di 130 impianti, ma comunque si tratta solo del 25% delle attività di perforazione chiuse durante l’emergenza sanitaria. Morningstar prevede una quotazione nel medio periodo di 55 dollari al barile per la qualità WTI (oggi sui 65 dollari) e di 60 dollari per il Brent (68 dollari circa).

Investimenti in ripresa nel settore servizi

Dal punto di vista operativo ‘contrarian’ i segmenti più interessanti dove andare a cercare occasioni d’acquisto secondo gli analisti sono quelli dei servizi petroliferi, delle compagnie cosiddette integrate (che si occupano di tutto il ciclo, dall’esplorazione alla distribuzione) e delle raffinerie. Nei servizi petroliferi, stando al consensus del mercato, le società difficilmente riusciranno a riprendersi dal rallentamento generato dalla pandemia. Secondo la valutazione di Morningstar è un errore confrontare l'attuale situazione con la recessione seguita al 2014. Meats non solo si aspetta una ripresa completa degli investimenti, ma prevede per il 2024 un aumento del 14% rispetto ai livelli del 2019 (quelli pre-pandemia). Di conseguenza è ottimista sulle azioni di questo settore, che vengono scambiate in media con uno sconto del 60% rispetto alle stime di fair value.

Le compagnie petrolifere e le tasse sul carbonio

Per quanto riguarda le compagnie petrolifere, il consensus le vede alle prese con le modifiche normative, comprese le tasse sul carbonio: l’idea che gli investitori tendano a evitarle perché sono inquinanti, ne deprime valutazioni e limita i rendimenti. Secondo Meats queste società, al contrario, riconoscono la necessità di affrontare il problema delle emissioni e hanno diverse opzioni per migliorare i propri livelli di emissione. Le tasse sul carbonio, aggiunge, oggi coprono solo una piccola fetta della produzione globale e la possibilità di un aumento è incerta. Il sentimento prevalente sul mercato rispetto alle raffinerie verte principalmente sui rendimenti da dividendo, che sono ancora molto elevati. Il mercato, a questo punto, è preoccupato per la sostenibilità del pagamento delle cedole e considera il taglio dei dividendi una forte possibilità. Questo scenario è contestato da Meats: i dividendi – dice - sono al sicuro. I manager di queste aziende, infatti, si sono già impegnati con gli investitori per i pagamenti e, grazie alle emissioni obbligazionarie fatte nel 2020, hanno messo fieno in cascina sufficiente per onorare l’impegno.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

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