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Regole da non dimenticare per costruire un buon portafoglio

10/05/2019

Regole da non dimenticare per costruire un buon portafoglioCosa significa lungo termine? A cosa serve il lungo periodo se l’investitore entra nel momento sbagliato e perde dieci o quindici anni per recuperare il valore nominale (non reale) del suo investimento?. Come diceva John Maynard Keynes: ‘Nel lungo termine saremo tutti morti’.

In tutti i listini si può optare per una selezione dei titoli ma sarà bene non dimenticare mai che la performance di un portafoglio dipende in primis dalla selezione degli assets e poi da quella dei titoli.

Se il vostro consulente vi propone una diversificazione basata su liquidità, azioni, bond, strumenti alternativi, materie prime e metalli preziosi, si tratta di un buon professionista. Tuttavia, quando la diversificazione diventa eccessiva e dispersiva sarà meglio diffidare del suo operato.

E’ davvero una pazzia cercare di approfittare dei continui saliscendi dei mercati, tuttavia, questo non vuol dire che se si riesce ad acquistare azioni quando il prezzo è conveniente rispetto ai flussi di cassa previsti (vale a dire quando gli investitori mostrano tutto il loro pessimismo), avremo una maggiore probabilità di centrare buoni risultati rispetto al caso di acquisti realizzati durante le fasi di ottimismo contagioso.

Se volete rendimenti più elevati dovete accollarvi una quota più alta di rischio.
Quest’affermazione rappresenta un approccio contrario a quello messo in atto dal grande Warren Buffett, che preferisce investire su società e business poco in voga. Nei venticinque anni che vanno dal 1990 al 2015,  l’indice Factset Research dei titoli ‘utilities’ ha superato il ben più rischioso indice Nasdaq. L’unico modo per ottenere performance superiori a quelle del mercato consiste nell’acquistare le azioni a prezzi bassi in relazione ai rispettivi flussi di cassa futuri. E’ probabile che nei vostri ragionamenti facciate spesso riferimento ai termini ‘rischio’ e volatilita’ per indicare i saliscendi di un mercato o di un titolo. Tuttavia, per l’investitore il rischio è la reale possibilità di perdere denaro.

Siete convienti che nvestire in Borsa vi consente di partecipare alla crescita dell’economia?
Provate a dirlo ai giapponesi. Dal 1989 l’economia nipponica è cresciuta del 25% e la Borsa ha perso il 75%. Altri esempi: nel 1969 il Pil degli Stati Uniti era vicino al miliardo di Usd e il Dow Jones registrava quota 1.000 punti. Tredici anni dopo, l’economia era cresciuta fino ai 3,3 bln e il Dow Jones continuava a segnare 1.000 punti.

Nel 2008 si potevano incontrare ancora molti esperti che negavano l’arrivo di qualsiasi tipo di fase recessiva. Warren Buffett ha affermato alcuni anni addietro che coloro che cercano di indovinare l’andamento dei mercati riescono a mettere in bella mostra maghi e fattucchiere. Difficilmente troverete qualche esperto di finanza che vi dirà che è un momento negativo per investire in Borsa. E’ come domandare ad un barbiere se avete bisogno di una piccola sforbiciata ai vostri capelli.

Siete proprio sicuri che le azioni consentono di ottenere rendimenti medio annui vicini al 10%?
Si tratta di un dato storico che prende in considerazione un lasso di tempo molto lungo (a partire dal 1800). I dati relativi al XIX secolo non sono molto rigorosi e il panorama del XX secolo è sensibilmente più complesso. Attualmente sono in molti gli esperti che sostengono che sarebbe meglio indicare un rendimento medio annuo del 5%. In tutti i casi, si tratta di una performance che tiene conto dell’acquisto dei titoli effettuato ad un prezzo medio e non di investimenti fatti sui livelli massimi.

A cura di: Rocki Gialanella
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