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Dalle obbligazioni ai fondi

17/11/2016

investimentoDall’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani nel 2016 promossa dal Centro Einaudi e da Intesa Sanpaolo emerge che la crisi appare ormai alle spalle, anche se tra le famiglie è diffusa la percezione che la perdita di reddito disponibile non sia stata completamente recuperata: conseguentemente le spese nel 2015-2016 hanno continuato a essere improntate alla sobrietà.

È però importante sottolineare che se la quota delle famiglie del campione che dichiarano un reddito insufficiente si è stabilizzata nel 2016 intorno al 17% senza ridursi, è invece sulle aspettative che si registra il vero miglioramento. Fino al 2015, il 50% degli intervistati giudicava probabile un peggioramento imminente delle proprie condizioni economiche. Nel 2016 le proporzioni sono opposte: il 60% giudica infatti imminente un miglioramento. Non solo: sempre nel 2016 una quota tra il 20 e il 22% del campione pensa non solo di mantenere, ma di aumentare le spese per i figli e di espandere quelle per la salute e per l’acquisto dei beni durevoli, rinviato negli anni passati.

In questo scenario, il risparmio gestito si fa avanti, sottraendo spazi agli investimenti diretti, sui quali è sempre più complicato assumere decisioni. Il tradizionale investimento con il quale gli italiani hanno difeso i risparmi, traendo peraltro buoni rendimenti, è il titolo obbligazionario, con i titoli di Stato in cima alle preferenze. Tuttavia, da metà del 2015 le condizioni sono cambiate. Con l’obiettivo di contrastare la deflazione, la BCE, come sappiamo, ha iniziato ad acquistare obbligazioni sul mercato, facendo lievitare il prezzo di questi titoli, mentre al contempo è sceso il loro rendimento. Tale manovra è favorevole ai possessori di obbligazioni comprate in precedenza, ma ha ridotto a circa l’1% o meno ancora il rendimento medio dei rinnovi e dei nuovi acquisti di titoli di Stato. È comprensibile, pertanto, la riduzione del possesso di questi strumenti, che passa dal 21,7 per cento del campione nel 2012 al 14 per cento nella rilevazione dei primi mesi del 2016.

A fronte della riduzione dei possessori di obbligazioni, l’Indagine del 2016 segnala un aumento delle preferenze per gli strumenti del risparmio gestito. Nel corso del 2015 i patrimoni complessivamente gestiti passano da 1.590 miliardi di euro a 1.830 miliardi (Assogestioni). Il 24% degli intervistati dichiara di seguire questa opzione per «poter affidare i propri risparmi a esperti e non pensarci più, semplificandosi la vita». 

Si riduce nel tempo il fenomeno del via-vai dagli investimenti gestiti, che diventano veri compagni di viaggio di lungo termine. L’incrocio tra la priorità della sicurezza e l’estrema volatilità dei mercati azionari, che in ultima analisi non crescono più e sono privi di una direzione dalla fine del 2014, ha accentuato la disaffezione verso il mercato azionario da parte del campione. Solo il 5,3% dichiara di aver comprato o venduto azioni negli ultimi cinque anni, una quota che è in declino costante dal 2003, quando era del 31,9%.

A cura di: Massimiliano D'Amico
Parole chiave: fondi, risparmio, obbligazioni
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