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Lezioni dalla storia

17/11/2016

La storia delle quattro grandi crisi bancarie verificatesi il secolo scorso dimostra che i mercati rispondono in modo favorevole alle iniziative che cercano di aggredire il problema partendo dalle radici

La Grande depressione (1929-1939) è ancora oggi la crisi più duratura sofferta dall’economia statunitense. Il suo inizio si associa al crash borsistico del 29 ottobre del 1929. A quei tempi, il crollo delle materie prime portò conseguenze nefaste per l’economia. Il commercio subì un forte rallentamento e la situazione peggiorò a causa della caduta dei consumi, della deflazione dei prezzi e dell’aumento dei casi di morosità. Un cocktail esplosivo dal quale è derivata la contrazione creditizia, un blocco degli investimenti e una profonda crisi di fiducia che provocò un’impennata dei casi di default. Il Governo statunitense creò l’agenzia Home Loan Corporation per fornire un supporto alla stabilizzazione del mercato immobiliare.

Tra il 1933 e il 1936, l’agenzia facilitò il re-finanziamento del debito ipotecario con prestiti a tasso fisso per evitare che milioni di proprietari perdessero le rispettive abitazioni. Allo stesso tempo, fornì un aiuto alle banche con problemi, portando a termine l’acquisizione di ipoteche in cambio di Treasury, al fine di finanziare le entità a condizioni più favorevoli. Molte banche ricevettero cifre inferiori al valore dei propri portafogli ipotecari. Un’altra iniziativa si materializzò nel 1932 con la costituzione della Reconstruction Finance Corporation, un’agenzia che si prefiggeva di fornire liquidità al sistema in cambio di titoli. Una volta che i ratio di riferimento per il capitale delle banche superarono il 10%, le entità hanno potuto riacquistare i propri titoli.

La crisi del sistema bancario statunitense si è verificata tra il 1986 e il 1995. Il finanziamento del debito a lungo termine con depositi a breve, una pratica abituale negli anni ’70, provocò problemi di solvibilità alle banche e alle casse di deposito. I politici, lungi dal cercare soluzioni al problema, optarono per un ulteriore indebolimento delle restrizioni di capitale negli anni ’80 e della normativa contabile, fino al punto da spingere molte entità finanziarie a cercare investimenti sempre più lucrativi e rischiosi. Gli eccessi erano all’ordine del giorno e l’allentamento dei requisiti richiesti per l’accesso al credito trovò uno sbocco naturale nello scoppio della bolla immobiliare. Nell’agosto del 1989 fu approvata una legge finalizzata a ristrutturare l’industria e si diede vita alla Resolution Trust Corporation con l’obiettivo di vendere gli assets problematici della banca per recuperare  il possibile e minimizzare l’impatto di queste transazioni nel mercato finanziario e immobiliare, massimizzando la disponibilità delle abitazioni residenziali. Oltre 30.000 proprietà furono messe in vendita, ma l’operazione pulizia richiese ben 15 anni per essere completata.

La crisi bancaria svedese affonda le sue radici nel rilassamento delle condizioni creditizie verificatosi  nel 1985. Una situazione che provocò un’impennata nella concessione di nuovi crediti, la crescita dei listini e il rincaro degli immobili. La crisi iniziò quando l’incremento dei tassi di interesse e quello delle tasse fece scoppiare la bolla immobiliare. Nel settembre del 1992 il Governo di Stoccolma optò per il salvataggio del sistema bancario. Il denaro pubblico venne utilizzato per garantire depositi e prestiti. Tre mesi dopo si generò un fondo di 14.000 milioni di Usd per ristrutturare il sistema, si nazionalizzò la Norderbanken  e si creò una compagnia governativa chiamata Securum ,che rastrellò i bad loans.

La bolla generatasi in Giappone negli anni ’80 è stata accompagnata da una forte caduta dei prezzi negli anni ’90, che culminò in una crisi sistemica a partire dal 1997. Un periodo prolungato di deflazione con una crescita economica debole ha fatto impennare i casi di morosità e le dichiarazioni di bancarotta. I salvataggi bancari e le ricapitalizzazioni realizzate con denaro pubblico segnarono l’inizio di una fase di consolidamento del settore. In alcuni casi, vennero iniettati dei fondi attraverso l’acquisto di titoli, in altri sono stati liquidati alcune entità finanziarie e in altre ancora sono stati iniettati direttamente dei fondi pubblici. Anche il Giappone diede vita ad un’agenzia per il salvataggio dei bad loans. La ‘pulitura’ del sistema richiese ben 15 anni.

In tutti i casi, l’adozione di pratiche speculative, uno scarso controllo del rischio, un eccessivo rilassamento delle condizioni di accesso al credito, lo squilibrio tra gli assets a lunga scadenza e le necessità di finanziamento a breve termine, sono state alcune delle costanti che hanno trovato spazio nelle ultime crisi bancarie. I salvataggi del passato sono stati caratterizzati dalla creazione di agenzie governative e dalla successiva ricapitalizzazione delle banche e dal consolidamento del settore. Il tempo necessario per centrare la ripresa si posiziona all’interno di un range molto ampio, che va dai due anni, nel migliore dei casi, ai quindici del peggiore.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: banche, usa, svezia, giappone, crisi bancaria
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