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Crediti in sofferenza, l’analisi di Bankitalia

31/01/2017

Da mesi non si fa altro che parlare delle banche e dei problemi legati ai crediti in sofferenza, che ammontano in totale a circa 200 miliardi lordi. Una situazione che associata alla pesante riduzione dei margini sta creando parecchi grattacapi non solo agli istituti di credito del paese, ma anche agli investitori che detengono azioni di queste banche, che quotidianamente perdono terreno a Piazza affari e affossano, in generale, le quotazioni del listino milanese.

Come abbiamo imparato in questi mesi, i crediti deteriorati (conosciuti anche come non performing loans) sono crediti (mutui, finanziamenti, prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente o del tutto alle banche. Secondo i più pessimisti la gran parte di questi crediti valgono poco o nulla, ma in realtà uno studio pubblicato da Banca d’Italia nelle “Note di stabilità finanziaria e vigilanza” a firma F. Ciocchetta, F. M. Conti, R. De Luca, I. Guida A. Rendina e G. Santini fa un po’ di luce sulla questione.

Come spiegano gli autori dello studio: «La scarsità di dati pubblici affidabili sui tassi di recupero conseguiti dalle banche sulle sofferenze genera incertezza sul mercato e tende a riflettersi negativamente
sulla valutazione di questa tipologia di crediti». 


Per colmare questa carenza informativa gli esperti hanno analizzato i dati della Centrale dei rischi, che consentono di ricavare stime dei tassi di recupero per il periodo 2006-2015. Cosa emerge?

Se nel dicembre del 2015 il tasso di copertura medio era pari al 59%, nel decennio 2006-2015 la percentuale è scesa in media al 43%.

Parallelamente nel periodo 2014-2015 si è registrato un calo dei tassi di recupero, al 35% in media e alla diminuzione ha contribuito l’aumento delle posizioni chiuse mediante cessione sul mercato. I tassi di recupero delle posizioni chiuse con questo genere di operazioni sono nettamente inferiori a quelli registrati per le posizioni chiuse in via ordinaria (23% contro 47% in media nel periodo considerato), mentre i tassi di recupero dei crediti assistiti da garanzie reali sono significativamente più elevati rispetto a quelli registrati sulle altre posizioni (55% nella media del periodo contro il 36%).

Nel dettaglio, i tassi di recupero delle sofferenze verso le famiglie sono più elevati rispetto a quelli verso le imprese non finanziarie (53% in media nel periodo contro il 40%).

Infine, i tempi medi di chiusura delle sofferenze si sono sensibilmente allungati nel periodo analizzato: la quota di posizioni chiuse entro due anni dall’ingresso a sofferenza, superiore al 50% del totale nel 2006-2007, è scesa attorno al 34-41% nel periodo della crisi. Primi segnali di inversione di tendenza si registrano nel 2014, anno in cui la quota delle sofferenze chiuse entro il primo anno è salita dal 21% al 26%.

A cura di: Massimiliano D'Amico
Parole chiave: banche, npl, crediti in sofferenza
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