Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per conoscere la nostra policy o negare il consenso al loro utilizzo clicca qui. Continuando la navigazione o chiudendo il banner ne autorizzi l'uso.
Scopri gratuitamente il nostro servizio

COMPILA IL MODULO PER ESSERE RICHIAMATO

Se sei interessato al nostro servizio lasciaci i tuoi dati. Un nostro operatore ti contatterà per fornirti gratuitamente e senza impegno tutte le informazioni relative a FondiOnline.it

DATI DI CONTATTO

* Nota: i campi indicati con l'asterisco sono obbligatori

INFORMAZIONI ADDIZIONALI

PRIVACY E CONDIZIONI DI UTILIZZO

Soffia di nuovo il vento dell’Est

13/09/2017

Soffia di nuovo il vento dell’Est Dopo aver fatto i conti con un periodo molto difficile, alcune economie dell’Europa orientale hanno ricominciato a macinare buoni risultati e offrire opportunità interessanti d’investimento

Repubblica ceca e Slovacchia, due delle nazioni più industrializzate dell'area, nonché le ultime due realtà a essere state promosse al rango di paesi ad alto reddito da parte del Fondo Monetario Internazionale, hanno mostrato nei primi due mesi dell'anno un aumento del Pil su base annuale  pari a rispettivamente +3% e +4,5% per Praga e +3,1% in entrambi i trimestri nel caso della Slovacchia.

Ungheria e Polonia mostrano anch'esse un quadro di grande forza con incrementi economici nei due trimestri rispettivamente del 3,8% e 3,6% e del 4,2% e 4,4%. Addirittura la piccola e fino a pochi anni fa disastrata Slovenia ha mostrato nel secondo trimestre del 2017 un aumento del Pil del 5%.

In particolare, però, vale la pena concentrarsi sulla Polonia, che rappresenta di gran lunga l'economia più importante nell'Europa orientale, nonché una storia di autentico miracolo nell'ambito delle transizioni non sempre cristalline all'economia di mercato. Dai primi anni ‘90 il paese non ha mai vissuto un anno di contrazione economica, neppure nel 2009 (uno dei pochissimi casi al mondo) e nei disastrosi anni successivi. Oggi questa nazione cresce con un ritmo che, secondo uno studio di McKinsey&Company, se mantenuto fino al 2025, dovrebbe permetterle di raggiungere un Pil pro capite a parità di potere d'acquisto pari all'85% della media europea, raggiungendo così nazioni come il Portogallo e forse anche l'Italia.

Gli indici di borsa locali, dopo anni difficilissimi, hanno ripreso da metà 2016 a sovraperformare il resto del mercato europeo, con divise in rafforzamento rispetto all'euro: un risultato notevole, se si pensa alla forza della moneta unica di questi tempi. Se la transizione descritta dovesse continuare in maniera sostenibile, a quel punto si aprirebbe un nuovo mondo di opportunità come mai se ne sono viste nell'Europa centro-orientale.

Allo scoppio della crisi finanziaria una buona parte dei paesi dell’area si trovò in una situazione di crisi piuttosto pesante. Alla recessione planetaria si aggiunsero, infatti, alcuni problemi specifici, peraltro comuni nelle economie emergenti: alto debito estero, forti passività in valuta estera, economie specializzate soprattutto nella trasformazione di beni industriali intermedi per il mercato europeo e un quadro demografico poco roseo.

Queste caratteristiche generarono recessioni piuttosto dure e prolungate, anche se con gradazioni molto diverse, al punto che dovette intervenire il Fondo Monetario Internazionale a stabilizzare la situazione. Per quei paesi che non avevano adottato l'euro come divisa nazionale la crisi è stata caratterizzata anche da lunghe e intense svalutazioni. Oggi il quadro appare radicalmente diverso: dopo un biennio di incoraggiante ripresa, questa zona del mondo sta crescendo a tassi doppi rispetto a una già robusta ripresa europea. 

Le trasformazioni che saranno necessarie sono però profonde: il livello di produttività della manifattura dovrà essere migliorato, creando possibilmente marchi propri riconosciuti internazionalmente e aprendo nuovi mercati di sbocco oltre all'Ue, migliorando nel frattempo molti segmenti domestici dell'economia locale ancora arretrati. La sfida non è da poco e per certi versi ricorda quella già superata da Taiwan e Corea negli anni ‘90.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: est, europa, divise, indici
Come valuti questa notizia?
Soffia di nuovo il vento dell’Est Valutazione: 0/5
(basata su 0 voti)
Qualsiasi decisione di investimento che venga presa in relazione all'utilizzo di informazioni ed analisi presenti sul sito è di esclusiva responsabilità dell'investitore, che deve considerare i contenuti del sito come strumenti di informazione. Le informazioni, i dati e le opinioni fornite all’interno della sezione “news” di questo sito si basano su fonti ritenute affidabili ed in buona fede; in nessun caso, tuttavia, si potrà ritenere che Innofin SIM abbia rilasciato attestazioni o garanzie, esplicite o implicite, in merito alla loro attendibilità, completezza o correttezza. Lo scopo dei dati e delle informazioni divulgate attraverso la sezione “news” del sito è prettamente informativo; esse non rappresentano, in alcun modo, una sollecitazione all'investimento in strumenti finanziari.
« Notizia precedente
L’occupazione spinge il Paese
Notizia successiva »
Panoramica sui mercati emergenti
ARTICOLI CORRELATI
Il variegato universo delle divise emergenti pubblicato il 1 agosto 2018
Btp, un gioco molto pericoloso pubblicato il 1 ottobre 2018
Usa nel deserto dei tartari pubblicato il 1 settembre 2018
Caccia alla nuova Lehman pubblicato il 14 settembre 2018
Immobiliare, quotazioni ancora ferme pubblicato il 15 settembre 2018