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Shenzhen, il centro del lifestyle cinese

04/03/2019

In precedenza abbiamo visto che lo Shenzhen composite, pur con una volatilità ai limiti dell'assurdo, nell'ultimo decennio, e ancora di più nell'ultimo lustro, ha comunque messo a segno performance più che rispettabili, tra le più elevate del mondo. A questo punto, però, vale la pena scavare un po’ di più nella composizione di questo benchmark.

Spesso la borsa della ruggente metropoli del sud della Cina viene associata al settore tecnologico locale, ma nella realtà questo fatto non è propriamente vero, poiché i colossi di questo comparto o sono quotati all'estero (Alibaba, Baidu, Jd.com, Tencent, Xiaomi) o ancora non sono quotati (il gigante Huawei in primis): essenzialmente Shenzhen è un mercato di small e al massimo mid cap.

La capitalizzazione mediana, infatti, negli ultimi anni ha sempre oscillato fra circa 1 miliardo di euro e 1,5, a seconda dell'andamento del mercato e del tasso di cambio. Andando poi a osservare i principali titoli del listino e la loro suddivisione settoriale, si scoprono altri elementi interessanti. Partiamo da quest'ultimo aspetto: la diversificazione a livello di comparti non appare delle più elevate, con circa il 25% generato dai servizi finanziari e il 20% ciascuno costituito da  consumi discrezionali e tecnologia. Tra le principali società che si possono comprare in tale piazza si scopre che solo la leader Vanke supera il 2% della capitalizzazione complessiva, mentre gli altri quattro membri della top 5 sono  anche gli unici gruppi a fornire un contributo superiore all'1%.

È interessante in questo ambito il paragone con il Nasdaq, dove i cinque colossi principali, in ordine decrescente di valore borsistico attuale, Microsoft, Apple, Amazon, Alphabet e Facebook, occupano oltre il 30% di tutta la capitalizzazione complessiva. A Shenzhen, dunque, non sono quotati i colossi della Cina futuristica, bensì i produttori di tutta una serie di beni e  servizi legati all'ascesa della classe media, espressa soprattutto nel suo processo di urbanizzazione.

Ricordiamo infatti che la Cina è una nazione in cui ancora più del 40% della popolazione vive in aree classificate come rurali e tale percentuale si alza enormemente nelle nazioni in via di sviluppo del Sud-est e del Sud dell'Asia in cui molte società quotate operano. Detto ciò, le aziende nella top 5 sono: la già citata Vanke, cui si accompagnano Gree, Boe, Ping An Bank e Midea.

Rispettivamente abbiamo il maggiore costruttore del paese, il più grande produttore mondiale di impianti di aria condizionata, sia a uso domestico, sia commerciale, il leader nazionale nella produzione di schermi Oled, nonché fornitore di Apple e possibile futuro ingombrante concorrente per i due giganti coreani Lg e Samsung in questo ambito e la controllata bancaria del colosso assicurativo Ping An che presenta un marcato core business nell'offerta di servizi finanziari di vario tipo alla clientela. Infine con Midea si arriva a uno dei giganti nazionali nella produzione di elettrodomestici.

Come si può capire, fra tutte queste aziende esiste un filo conduttore legato a quello che nel mondo anglosassone viene definito household formation, ossia il processo di creazione di nuclei familiari. Nel caso cinese in gran parte si tratta di una novità storica: la prima volta dell'arrivo della famiglia mononucleare di massa in un contesto urbano. Questo processo si sta esprimendo con caratteristiche fortemente tipiche del Far East.

Tale urbanizzazione, però, si sta espandendo anche in nazioni più povere del continente, con le aziende cinesi in prima linea: per tale ragione investire su Shenzhen oggi significa comunque puntare su un processo di cambiamento dello stile di vita a dir poco enorme, che vale la pena continuare ad analizzare.

A cura di: Boris Secciani

Parole chiave:

shenzhen composite cina small caps
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