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Banca d’Italia: calo economia eccezionale nel I semestre

07/05/2020

Banca d’Italia: calo economia eccezionale nel I semestre

“Abbiamo di fronte un quadro macroeconomico senza precedenti per l’economia globale, per l’area dell’euro e per l’Italia”. Lo ha indicato Banca d’Italia, spiegando che nel nostro Paese “la diffusione dell’epidemia dalla fine di febbraio e le necessarie misure adottate per farvi fronte hanno avuto forti ripercussioni sull’attività economica nel primo trimestre”. Gli indicatori osservati dall’Istituto, tra questi l’andamento dei consumi elettrici e di gas, i flussi di trasporto, le indagini presso le imprese, “suggeriscono tutti un calo dell’attività economica di entità eccezionale nella prima metà di quest’anno”.

-15% la produzione industriale in marzo

Secondo le valutazioni di Via Nazionale, basate anche sulle informazioni disponibili sulle interruzioni dell’attività nei diversi settori, “la produzione industriale sarebbe scesa del 15 per cento in marzo e di circa il 6 nella media del primo trimestre”. Nel trimestre, secondo queste stime, “la caduta del Pil – prosegue il rapporto di Banca d’Italia - potrebbe essere stata attorno a cinque punti percentuali. Il protrarsi dell’epidemia porterà a una caduta del prodotto, verosimilmente più accentuata, anche nel secondo trimestre, cui potrebbe fare seguito un recupero nella seconda parte dell’anno”.

Istat: -4,8% Pil primo trimestre, peggiore calo dal 1995

I dati dell’Istat confermano il metro di valutazione: nel primo trimestre 2020 il Pil, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015 (corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato), risulta sceso del 4,7% congiunturale e del 4,8% annuo. Il primo trimestre ha avuto lo stesso numero di giorni lavorati rispetto al trimestre precedente e uno in più rispetto al primo trimestre del 2019. L’analisi dell’Istat segnala che la flessione, indotta dall'emergenza sanitaria “è di un’entità mai registrata dall'inizio del periodo di osservazione dell'attuale serie storica che ha inizio nel primo trimestre del 1995”.

Tempi e intensità ripresa molto incerti

Banca d’Italia scrive che “i tempi e l’intensità della ripresa sono però molto incerti”, dipenderanno da durata ed estensione del contagio, dall’evoluzione dell’economia globale, dagli effetti su fiducia e decisioni di spesa di cittadini e di investimenti delle imprese e da eventuali ripercussioni finanziarie. Dipenderanno anche in misura rilevante dall’efficacia delle politiche economiche introdotte”. Detto questo, subito precisa tuttavia che “le prospettive macroeconomiche presentate nel DEF sono coerenti con il quadro appena descritto” e si collocano all’interno del ventaglio delle valutazioni degli osservatori (attualmente ampio).

Basi del DEF coerenti con durata limitata lockdown

Nel quadro tendenziale del DEF, che include l’effetto degli interventi già attuati finora, la flessione del PIL è pari all’8 per cento nell’anno in corso, cui farà seguito un parziale recupero del 4,7 per cento nel 2021. Nel DEF non è delineato uno scenario macroeconomico che includa gli effetti delle ‘nuove politiche’ previste nel quadro di finanza pubblica. La definizione di un vero e proprio quadro programmatico è rimandata, ricorda l’Istituto, alla fine della fase emergenziale, in considerazione dell’elevata incertezza.

Secondo gli scenari in elaborazione in Banca d’Italia, “una caduta del PIL dell’ordine di quella presentata nel DEF può essere coerente con l’ipotesi di una durata limitata delle misure di contenimento e di un loro graduale riassorbimento a partire da giugno, con una ripresa relativamente rapida dell’attività nella seconda parte dell’anno e con un contestuale recupero dell’economia globale”.

Efficacia misure del Governo più ampia di quanto indicato

Il DEF valuta in 0,5 punti percentuali l’effetto sulla crescita delle misure già approvate e incorporati nel quadro tendenziale (in particolare i decreti ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’). Questa stima, secondo Banca d’Italia, “appare nel complesso condivisibile se valutata sulla base dei modelli macroeconomici normalmente utilizzati. Nelle presenti circostanze, tuttavia, il beneficio per l’economia è verosimilmente più ampio”. Perché, spiega nel rapporto, “misure, come la moratoria sul credito e le garanzie sui nuovi prestiti, cui è normalmente associato un moltiplicatore relativamente basso, sono essenziali per scongiurare conseguenze negative di ben più ampie proporzioni, evitando una crisi di liquidità, mantenendo aperte le linee di credito delle imprese e soddisfacendo il fabbisogno di fondi indotto dalla crisi”.

A cura di: Fernando Mancini
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