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L’oro ha ripreso a correre, top a 5 anni su attese calo tassi

27/06/2019

L’oro ha ripreso a correre, top a 5 anni su attese calo tassi

L’oro ha ripreso a correre: in pochi giorni ha guadagnato il 4% circa, un’enormità per un mercato rimasto statico per moltissimo tempo, abituato a movimenti di frazioni di punto. Nel suo ritrovato slancio, il metallo giallo ha superato per la prima volta in quasi sei anni la soglia dei 1.400 dollari l’oncia. Non solo, secondo i contratti a termine il trend è destinato a durare: i future con scadenza ad agosto si sono infatti arrampicati fino a 1.415,40 dollari, il nuovo massimo da settembre 2013, salvo poi ridurre leggermente i guadagni. A fare da propellente alle quotazioni è un concorso di fattori che comprende, in particolare, gli effetti sconosciuti della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e la sempre più probabile mossa delle Fed a favore di una politica monetaria statunitense più accomodante. L’oro, in sostanza, sta ritrovando il suo tradizionale ruolo di bene rifugio come sempre succede quando iniziano a essere più evidenti sul mercato le preoccupazioni per l’andamento della congiuntura o le incognite di tipo geopolitico o, come nel caso del recente acuirsi delle tensioni nel Golfo, c’è timore dello scoppio di una guerra. 

Fed e Bce nella stessa direzione

È una scoperta relativamente recente. L’oro, dopo il rallentamento registrato tra febbraio e maggio di quest’anno, si è infatti messo a correre solo nelle ultime settimane. A dargli la prima spinta, e forse quella più decisiva, è stata la radicale inversione di rotta della Federal Reserve quando ha parlato di “incertezze” sulle prospettive economiche degli Stati Uniti, confermando di fatto l’arrivo di una politica monetaria molto più accomodante di quella attuale. In sostanza Jerome Powell si è probabilmente sentito messo all’angolo, quando i mercati hanno iniziato a prezzare aggressivi tagli dei tassi davanti ai dati macro - tutt’altro che brillanti - che venivano mano mano sfornati e alle crescenti incognite sugli sviluppi della guerra commerciale. Come se non bastasse, nel frattempo c’è stato il Presidente della Banca Centrale europea Mario Draghi che ha aumentato le pressioni per ulteriori azioni a favore dell’economia europea. Le parole del numero uno della Bce hanno segnalato che i tagli dei tassi e, potenzialmente, un maggiore quantitative easing saranno annunciati prima della fine del suo mandato a ottobre. 

Un secondo semestre previsto in ascesa per i metalli preziosi

Gli investitori hanno così subito ripreso a scommettere su un taglio dei tassi Usa, inatteso fino a poche settimane fa, quando la stessa Fed predicava rigore e il suo orientamento monetario andava da un’altra parte. Si è trattato, secondo gli analisti, di un vero e proprio cambio strutturale della Fed come dimostra l’ampia reazione ‘emotiva’ dei mercati. L’arrivo di un sempre più probabile taglio ha fatto rapidamente indebolire i rendimenti del Treasury e, con loro, è andato giù anche il dollaro. La fotografia della situazione è stata scattata, tra gli altri, anche da Ned Naylor-Leyland, gestore del fondo Merian Gold & Silver, secondo cui “man mano che i mercati del cash e delle obbligazioni si innervosiscono circa il futuro potere d’acquisto del dollaro, i prezzi di oro e argento sembrano avviati a riprendere la loro corsa rialzista secolare”. Infatti l’analista ricorda che “quando iniziarono l’atteggiamento da falco della Fed e le promesse di un ridimensionamento del bilancio, la quotazione dell’oro era a circa 1.800 dollari l’oncia e quella dell’argento intorno ai 40 dollari l’oncia. I bilanci delle Banche centrali ora sono ancora più ampi e l’oro tratta sotto i 1.400 dollari l’oncia, mentre l’argento è intorno ai 15 dollari l’oncia”. Anche per questo tra gli analisti è sempre più diffusa la convinzione che i metalli preziosi, in particolare l’oro e l’argento, si stanno avviando ad avere un secondo semestre nettamente migliore rispetto al primo. 

A cura di: Fernando Mancini
Parole chiave: oro, fed, geopolitiche, preziosi, tassi
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