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Mercati: sotto pressione, fondamentali diversificazione e resilienza

La guerra e il rischio legato allo Stretto di Hormuz potrebbero spingere al rialzo le materie prime, con effetti sui mercati globali, anche se l’esposizione diretta resta limitata. Un conflitto prolungato potrebbe aumentare l’inflazione e ridurre la stabilità anche nei mercati obbligazionari.

25/03/2026
piloni dell'alta tensione e pannelli fotovoltaici
Report di Schroders sugli effetti del conflitto in Medio Oriente

Il conflitto in Medio Oriente ha riacceso le preoccupazioni sulle piazze finanziarie globali. Gli addetti ai lavori ritengono che nella fase in cui stiamo vivendo – fortemente segnata da tensioni geopolitiche, inflazione incerta e mercati sempre più volatili - affidarsi a strategie tradizionali non è più sufficiente. Proprio per questo, secondo gli esperti di Schroders, costruire portafogli solidi e ben diversificati è oggi più importante che mai. Pensare, in particolare, a un portafoglio resiliente significa prepararsi non solo a cogliere opportunità future, ma soprattutto a resistere agli shock improvvisi. E qui entra in scena la diversificazione, l’inclusione di asset differenti e una gestione attiva che possono permettere di ridurre i rischi e mantenere stabilità anche nelle fasi più turbolente. Per questo motivo, oggi la resilienza non rappresenta semplicemente una scelta prudente, ma una condizione indispensabile di protezione e far crescere il capitale nel tempo.

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La forte incertezza e il ruolo degli asset reali

Il nuovo scenario geopolitico legato al conflitto in Iran, con annesso il timore di un allargamento della guerra, sta aumentando l’incertezza tra i risparmiatori. In situazioni simili, segnate da tensioni politiche e rischi economici, emerge con forza tra gli operatori un principio chiave: la diversificazione. Non basta - secondo Patrick Brenner e Joven Lee, rispettivamente Global Head of Multi-Asset Investments e Multi-Asset Strategist di Schroders - distribuire gli investimenti in modo casuale. È necessario formare portafogli in modo strategico, includendo diverse classi di attivi e limitando la concentrazione su singoli settori. Questo approccio consente di affrontare meglio le fasi di stress e di decidere con maggiore libertà quando prendere profitto. Negli ultimi anni, alcune certezze dei mercati sono venute meno: i bond, considerati tradizionalmente un rifugio sicuro, non sempre hanno garantito protezione, soprattutto durante fasi di alta inflazione. Anche il dollaro statunitense ha mostrato segni di instabilità.

Così gli asset reali (come oro e materie prime) assumono un ruolo sempre più importante. Questi strumenti possono contribuire a stabilizzare i portafogli, soprattutto quando i mercati affrontano shock legati all’offerta o nuove pressioni inflazionistiche. Su come gli asset reali possano proteggere il portafoglio in fasi di shock energetici approfondisce l’analisi di FondiOnline “Mercati: investire con alta inflazione e tassi in aumento”, che esamina strategie per preservare il potere d’acquisto in contesti simili.

I nodi: la durata della guerra e lo Stretto di Hormuz

Il conflitto in Iran presenta caratteristiche diverse rispetto al passato. Le operazioni militari risultano più estese e coinvolgono direttamente infrastrutture energetiche, come raffinerie e impianti di GNL. Inoltre, uno dei punti più critici è lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso cui transita circa il 20% delle forniture globali di petrolio e gas. Una sua chiusura prolungata potrebbe avere effetti rilevanti non solo sul petrolio, ma anche su altri mercati, come fertilizzanti e metalli. La conseguenza, secondo gli esperti, è una pressione al rialzo generalizzata sui prezzi delle materie prime, che va oltre il solo settore energetico. Nonostante queste tensioni, l’esposizione diretta dei mercati azionari e obbligazionari globali al settore energetico resta relativamente contenuta. Fa eccezione il Regno Unito, dove le società energetiche hanno un peso maggiore. Anche il Medio Oriente rappresenta una quota limitata negli indici globali, riducendo l’impatto diretto sugli investimenti globali.

Mercati emergenti più resilienti

I mercati emergenti, secondo Abdallah Guezour, head of emerging market debt and commodities di Schroders - potrebbero affrontare meglio questa fase rispetto al passato. Negli ultimi anni, molti di questi Paesi hanno rafforzato le proprie economie, migliorando la bilancia dei pagamenti e riducendo la dipendenza da capitali esteri a breve termine. Questi fattori contribuiscono infatti a una maggiore stabilità macroeconomica, rendendo queste economie più resistenti agli shock globali. Alla lunga, comunque, l’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe avere effetti anche sul mercato obbligazionario. Negli ultimi mesi, il reddito fisso ha offerto una certa protezione rispetto alla volatilità azionaria, ma questo equilibrio potrebbe cambiare. Il contesto attuale, aggiunge James Ringer, gestore di fondi presso Schroders, è diverso rispetto al 2022: le supply chain sono più stabili e le politiche monetarie sono già restrittive. Le banche centrali potrebbero quindi tollerare un aumento temporaneo dei prezzi, ma un conflitto prolungato potrebbe alimentare pressioni inflative persistenti.

Per approfondire il ruolo della diversificazione in contesti di volatilità geopolitica, FondiOnline offre analisi come “Mercati: l’impatto della nuova guerra in Medio Oriente”, che esplora meccanismi di trasmissione e strategie difensive, e “Inflazione: dalla guerra in Iran rischio stangata per le famiglie”, con focus sugli effetti reali sui bilanci domestici e sui portafogli.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

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