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Pil: nel 2021 la crescita economica più veloce del secolo

L’economia mondiale quest’anno registrerà la crescita più celere del secolo. Il Pil, secondo gli analisti, accelererà del 5,9 per cento. La ripresa delle attività, soprattutto nel comparto dei servizi, genererà inflazione, le cui pressioni però saranno contenute dall’aumento della produttività.

24/06/2021
Quest'anno la crescita mondiale sarà la più rapida del secolo

L’economia mondiale quest’anno registrerà la crescita più vigorosa del 21.mo secolo: lo stima il team di economisti di Schroders, che ha rivisto al rialzo le previsioni per il Pil globale a +5,9% dal precedente +5,3%. Insomma, dopo la grave recessione provocata dal Covid-19, il mondo si appresta ad accelerare grazie all’effetto locomotiva di uno dei settori più martoriati dalla pandemia, quello dei servizi (che comprende attività come i ristoranti e gli hotel). Non di meno, la ripresa avrà un passo eterogeneo: i Paesi sviluppati sono molto avanti rispetto ai mercati emergenti, grazie alla maggiore disponibilità di vaccini e al supporto pubblico.

Il fantasma dell’inflazione

Sullo sfondo ha intanto iniziato ad agitarsi l’inflazione. Il 2021 probabilmente vedrà anche un rialzo delle tensioni: gli esperti della banca d’affari si aspettano infatti che l’indice dei prezzi al consumo tocchi quota 2,9%, stima corretta dal precedente 2,6%. Le spinte, spiegano, arriveranno soprattutto dal rincaro delle materie prime e dal rapido ritmo della ripresa, che ha creato una carenza di beni chiave come i chip per computer. Tuttavia, gli stessi analisti ritengono che l’attuale impennata dell’inflazione sia temporanea e prevedono un suo rallentamento (a cominciare dagli Usa, dove in aprile è stato toccato il picco dal 2008).

La produttività frenerà le tensioni

Perché molti continuano a ritenere che le recenti pressioni siano temporanee? Le spinte dal fronte della domanda riconducibili alla ripresa possono essere assorbite dall’economia stessa, senza quindi portare a un altro aumento dei prezzi in conseguenza alla crescita dei salari. L’inflazione, secondo Schroders, tende infatti a diminuire nelle fasi di ripresa, perché la produttività si rafforza permettendo alle aziende di rimanere competitive. L’inflazione potrebbe comunque tornare a crescere a seguito della riapertura totale dei servizi e del ritorno al lavoro per una fetta più ampia della popolazione. Secondo le stime, l’inflazione headline tornerà così attorno al 3% nel giro di 2/3 anni.

La Fed sta iniziando un’azione preventiva

Le pressioni inflative continueranno a crescere nel 2023 e oltre, a meno che non verranno intraprese azioni per ridurre l’aumento della domanda dopo la fase di ripresa post-pandemia. Questo scenario implica che le Banche Centrali dovranno considerare l’ipotesi di un atteggiamento più severo, anche considerandolo in un orizzonte distante. La Fed, per esempio, si troverà a dover agire per garantire che la ripresa dell’inflazione a fine 2022 non sfugga di mano. Secondo Schroders, l’Istituto sta già iniziando a intraprendere un’azione preventiva e ridurrà il ritmo degli acquisti nel quarto trimestre di quest’anno (la stima precedente segnalava tale cambiamento per il secondo trimestre del 2022).

Gli esperti anticipano il rialzo dei tassi Usa

Sul fronte dei tassi di interesse, la Fed potrebbe riuscire a restare in disparte per ora, ma dovrà necessariamente agire nel 2022: anche per gli esperti di Schroders ci potrebbe essere un rialzo a fine 2022 (in precedenza era atteso per il 2023). Le pressioni causate dall’aumento della domanda sono presenti anche nel resto del mondo, ma sono minori perché il rallentamento è stato più profondo e la ripresa appare più lenta di quella Usa. Tuttavia, altre economie non sono poi così distanti e gli investitori inizieranno a chiedersi quando ci sarà un’azione da parte dell’autorità monetarie del Regno Unito e dell’Eurozona.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

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